Sicilia l'Isola da amare
anche attraverso il recupero della memoria storica delle nostre radici

** UN PAESE DI NOME BRONTE: ORIGINI E SVILUPPO Scuola Secondaria di I grado “Castiglione” Bronte

Dirigente Scolastico: Cinthia D’Anna

Scritto da: Samuele Gulino, Fabrizio Scaglione, Sergio Triscari e Giorgio Zingale alunni della I H

Quando l’irresistibile fascino del mito si scontra con la fredda cronologia degli eventi storici, le origini di un paese come Bronte restano sospese tra realtà e leggenda. Accade così di immaginare, come nelle sequenze di un film, il continuo succedersi dei tanti popoli che, in modo pacifico e costruttivo, o prepotente e distruttivo, si insediarono sul suo territorio, ma sempre all’ombra dell’«officina» del dio Vulcano interna all’Etna. In essa il ciclope Bronte e i suoi fratelli, fabbricavano e forse fabbricano ancora… armi per gli eroi e fulmini per Giove… (G. Catanzaro e Z. Navarra)

Sull’origine del paese di Bronte sono pervenuti due racconti. Uno legato alla mitologia e l’altro alla storia. Il mito vuole che il ciclope Bronte, figlio del dio Nettuno ed Anfitrite, abbia fondato il paese. I ciclopi erano gigantesche figure con un solo occhio sulla fronte. Bronte, il cui significato è tuono, insieme ai suoi fratelli, Sterope (lampo) e Piracmon (incudine ardente), erano stati condannati dal dio Vulcano a lavorare dentro le sue fucine. Essi fabbricavano armi per gli eroi e fulmini per Giove. L’officina “divina” presenta le determinazioni più tipiche della religiosità popolare: è madre, in quanto generatrice di quel particolare terreno che conferisce ai frutti della terra la loro peculiare qualità; ma è pure tremendamente ostile (i ciclopi producono nel suo ventre i tuoni del padre Zeus!), quando dalle sue viscere vomita quei fiumi di lava incandescente che bastano a cancellare i frutti di secoli di dura lotta per l’adattamento all’ambiente. Nulla può l’uomo contro la sua forza: l’Etna è come la natura, anzi, coincide con la natura.

L’origine storica di Bronte ci riporta ai Sicani i quali, spinti dai Siculi, (popolo proveniente dall’Italia meridionale) occuparono la parte occidentale dell’Etna.

Testimonianze di questo popolo sono le cellette funerarie a forma di forni, gruttiti, trovate tra Maniace, Maletto e Bronte; alcuni villaggi rupestri e diverse capanne preistoriche, i pagghiari.

Inoltre, il ritrovamento di altri manufatti come mattoni, tavole, monete, sarcofaghi, resti di mura, etc… costituiscono testimonianza della presenza di altri popoli: greci, romani, cartaginesi e siracusani.

Molto importante e sicuramente positiva per Bronte è stata la presenza degli Arabi nel periodo medioevale. Essi introdussero la coltivazione di nuove piante come agrumi, cotone e pistacchio, quest’ultimo importantissimo per l’economia brontese. Costruirono anche due cartiere: una sulle rive del Simeto ed un’altra lungo la valle dello stesso fiume, oggi Masseria Lombardo, dove è possibile vedere le vasche di raccolta, i canali di terracotta e resti di strutture in legno. Molte sono le parole dialettali lasciateci da questo popolo e tuttora in uso: “frastucara” (arbusto di pistacchio), “cafisu” (recipiente di misura dell’olio), “babbaluci” (chiocciola),… Sicuramente arabo è il “Catoio” formato da un sottopasso, un cortile e delle stradine dove vivevano famiglie dello stesso Casale riunitesi per proteggersi dai banditi.

In seguito, i Normanni dominarono il territorio di Bronte. Essi favorirono gli scambi commerciali, gli studi e le arti. Inoltre, sotto i re normanni, il paese si ingrandì diventando una vera e propria cittadina. Fu anche costruito un monastero benedettino con il nome di Abbazia di Santa Maria di Maniace.

Ad essi seguirono gli Svevi, gli Angioini e gli Aragonesi i quali, invece, impoverirono la popolazione.

Un altro popolo che sicuramente visse nei nostri territori è quello degli Albanesi. Essi arrivarono in Sicilia per trovare un rifugio ed un lavoro. Della loro presenza sono rimaste pochissime cose, soltanto qualche cognome (Scafiti, Schillirò) ed i resti della chiesa di Santa Maria della Scala in contrada Scalavecchia.

Durante il Medioevo, nella zona di Bronte si trovavano ventiquattro Casali più o meno grandi, appartenenti al monastero di Maniace. Ogni Casale aveva la propria chiesa, i propri terreni, le proprie case, stalle, greggi e famiglie di contadini e pastori. Bronte deriva dal casale più importante.

L’atto di costituzione del comune di Bronte è datato 1535, quando Carlo V, per rendere più efficace l’esazione fiscale e l’amministrazione della giustizia nelle nostre zone, riunì i 24 casali preesistenti in un’unica Università che denominò “Bronte” ( F i d e l i s s i m a Brontis Universitas).

Nel 1636 i soprusi che gli ufficiali di Randazzo esercitavano ai danni della popolazione brontese, in nome di un malinteso diritto di “mero e misto impero”, determinarono una rivolta, capeggiata dal dimenticato concittadino Matteo Di Pace, ancora una volta sedata col sangue dei Brontesi.

Durante la dominazione borbonica, due avvenimenti di grande rilievo: nell’ottobre 1778 veniva ultimata la costruzione del “Real Borbonico Collegio Capizzi”, uno dei centri culturali più vivi dell’intera Isola, frutto della perseveranza e dedizione del venerabile Ignazio Capizzi; agli albori del XIX secolo un’altra dinastia straniera veniva ad intrecciare i propri interessi con quelli della nostra comunità.

Il 10 ottobre 1799, il re di Napoli Ferdinando IV donava l’abbazia di Maniace, con l’annesso territorio, all’ammiraglio Orazio Nelson, nominandolo “Duca di Bronte”, quale ricompensa per l’aiuto ricevuto nella repressione della Repubblica Partenopea.

Gli Inglesi mantennero la popolazione sottomessa sfruttando i contadini. Questo malcontento portò i contadini alla ribellione, a seguito dell’arrivo in Sicilia di Garibaldi. Purtroppo, mentre altrove Garibaldi invitava i contadini alla rivolta, a Bronte, decise di salvaguardare gli interessi degli Inglesi e di sedare la rivolta. Numerosi rivoltosi, confusi, furono giustiziati.

Soltanto nel 1981 gli Inglesi vendettero il castello al comune di Bronte. Nel frattempo Bronte aveva vissuto un lungo periodo di emigrazione a causa della povertà della gente. Oggi il comune di Bronte si propone verso un rilancio economico e turistico.


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