Sicilia l'Isola da amare
anche attraverso il recupero della memoria storica delle nostre radici

*SAN CALOGERO di Enzo Giunta

Lions Club Termini Imerese Presidente Domenico Campisi

Sciacca e Termini Imerese, due città con radici idealmente comuni… Radici robuste e generose, forse di un’unica pianta, nutrita dalla stessa linfa vitale che si è idealmente “trasformata in acqua”, quella calda e benefica delle terme… “materializzata in carta”, quella che, usata con estro e maestria dà vita ai carri allegorici che a Carnevale festosamente attraversano le vie delle due città… “solidificata in roccia”, quella compatta dei monti che portano lo stesso nome perché legati ad un personaggio ascetico, San Calogero, che lasciò, col suo esempio di assoluta dedizione a Dio, una traccia indelebile del suo passaggio terreno nella storia e nel cuore delle due città. (G. Catanzaro e Z. Navarra)

Il personaggio conosciuto come “San Calogero” probabilmente aveva altro nome.

“Calogeri” 1, infatti, erano religiosi che seguivano con particolare scrupolo la regola di San Basilio ed attuavano la vita monastica con estremo rigore, in termini di penitenze e privazioni. Loro caratteristica era quella di abitare, da eremiti, sui monti; in particolare, in Grecia, stavano sul monte Atos.

Il nostro eremita sarebbe un calcedone fuggito in Sicilia, insieme ad altri cristiani 2, a causa delle persecuzioni degli imperatori Diocleziano e Massimiano.

Nell’isola, però, sarebbero stati oggetto di analoghe persecuzioni, conclusesi, per i compagni di Calogero, con il martirio.

Calogero, invece, riparò sul monte Eurako 3, oggi San Calogero, dove condusse vita contemplativa, curando anche l’evangelizzazione del territorio circostante, in particolare di Terme 4 e di Caccamo.

Secondo la tradizione durante il suo soggiorno scacciò i diavoli che infestavano il monte, lasciando impressa l’impronta del suo piede sulla roccia 5 e fece sgorgare, quasi sulla sommità, una sorgente  di acqua limpida, a fronte di quella amara fatta scaturire dal diavolo. Infine, si sarebbe trasferito sul monte Cronio, nei pressi di Sciacca, dove morì.

Sulla vetta della montagna i Termitani costruirono una piccola chiesa a lui dedicata, di cui oggi sono visibili pochissimi ruderi. Fino alla metà del Novecento, nei pressi della chiesetta si notava ancora, seppure mutilata, la statua del santo, scolpita nella pietra, che qualche irresponsabile ha poi buttato nel cosiddetto ed inaccessibile “canalone del diavolo”.

È bene precisare che il corpo del San Calogero custodito nel Duomo di Termini Imerese fin dal 1665 è quello di Calogero Eunuco, messo a morte a Milano nel 253 d.C., sotto l’imperatore Decio.

Questi, e non quello che dimorò a Terme, è annoverato tra gli antichi patroni della città 6 ed in suo onore, fin dai tempi di Federico II 7, nei giorni 17/19 giugno si teneva una fera franca 8.

Oggi, il monte San Calogero ricade tra i territori di Caccamo, Sciara e Termini Imerese, ma in passato fu motivo di contrasto tra i Signori di Caccamo e la Città demaniale di Termini.

I Caccamesi, per esempio, solevano ricordare la festa di San Calogero il 18 giugno di ogni anno, recandosi, bandiere al vento, sulla sommità del monte e facendo un chiasso indiavolato, quasi a voler testimoniare il loro diritto sulla montagna 9.

Tale comportamento, ovviamente non era gradito ai Termitani i quali, nell’anno 1477, riuscirono a fare abolire la festa dal Vicerè del tempo.

NOTE

1 Calogero potrebbe avere etimologia greca: cioè “buon (o “virtuoso”) vecchio” ovvero “ invecchiato nella virtù”. Recentemente è stato sostenuto che per i bizantini kalògheros non era un nome proprio, ma significava “monaco”.

2 Nell’anno 300 d.C.

3 Che con i suoi 1.326 mt. sovrasta la città e che ha il primato di essere la montagna più alta con le pendici sul mare, di tutto il Mediterraneo.

4 Questo era, allora, il nome di Termini Imerese.

5 In base alla versione riferita da Niccolò Palmeri, i diavoli infestavano le sorgenti termali, impedendo l’ingresso.

6 La patrona principale è l’Immacolata, cui si aggiungono anche il Beato Agostino, Santa Marina e Santa Basilla.

7 Privilegio del giorno 8 giugno 1223.

8 In pratica, in un’area ben delimitata, si svolgeva una fiera (oggi la chiameremmo “ mercatino”) dove non si pagavano gabelle.

9 Giuseppe Lo Bianco Comparato, “Caccamo e la Sicilia”, 1978.

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