Sicilia l'Isola da amare
anche attraverso il recupero della memoria storica delle nostre radici

* ROCCA DI CAPRI LEONE di Angelo Santaromita Villa

ROCCA DI CAPRI LEONE di Angelo Santaromita Villa

Lions Club Capo d’Orlando Presidente: Ignazio La Galia

Come la proverbiale mansuetudine di pecore e capre può fondersi, con semplice naturalezza, con la forza e la potenza di un leone, all’ombra della rocca che sovrasta il centro abitato, quasi a proteggerlo. In questi tre elementi il nome composto della cittadina di Rocca di Capri Leone trova i suoi riferimenti… Alle capre, in quanto antica zona di pascolo, al leone, quale simbolo “marmoreo” del paese, e alla rocca, quale riferimento orograficamente indefettibile e sentimentalmente irrinunciabile. (G. Catanzaro e Z. Navarra)

Capri Leone, “terra di arte sacra e di capolavori sconosciuti”, come da tanti definita, sorge in una zona litoranea collinare, posta a 400 metri sopra il livello del mare, distante 118 km. da Messina. Compresa la frazione di Rocca, conta 3.500 abitanti; ha una superficie di 660 ettari e si trova in misura preponderante sul versante sinistro della Fiumara di Zappulla.

Le prime notizie sicure sul Comune risalgono ad epoca normanna, ma certamente le sue origini sono ben più remote. Il borgo, di origine medievale, è citato in un diploma del 1320 come possesso di Vitale Aloysio; in seguito passò a Lancelloto di Larcan. Fu quindi possesso feudale dei Filangeri, dei Balsamo, dei Branciforte e dei Cardona, ai quali appartenne fino al 1620. Verso la metà del sec. XVII il borgo fu riacquistato dai Filangeri, la cui storia familiare, per secoli, seppur con qualche breve interruzione, si intrecciò sempre, nel bene e nel male, con quella del paese.

Il palazzo baronale, un tempo bellissimo, purtroppo quasi nulla ormai conserva dell’antico splendore.

Il nome del paese è composto da Capri, che deriva da “capre” (essendo in tempi lontani un territorio di pascolo per le capre), e da Leone, perché, quale simbolo del paese, c’ è un grosso “leone” marmoreo. In contrasto con questa tesi, ma altrettanto accreditata, è quella secondo la quale il toponimo “Leone”, aggiunto al primitivo “Capri” nel 1862, fu attribuito alla cittadina per esaltare il coraggio dei suoi abitanti, “patrioti fin nel midollo”, come più volte riportato, distintisi nelle guerre per l’unificazione d’Italia, per la quale tanti persero la vita, partendo volontari dietro le truppe di Garibaldi.

Il toponimo di “Rocca” infine, deriva dalla rocca che sovrasta il centro abitato.

Nella piazza principale del paese si trova la piccola chiesa del XVI secolo dedicata al Patrono San Costantino. Al suo interno si può ammirare il seicentesco “Battesimo di San Costantino”, dipinto ad olio su tela, di cinque metri di lunghezza per tre e mezzo di larghezza, ed una statua del santo. Ai lati dell’unica navata vi sono due dipinti risalenti al 1720 che rappresentano l’Immacolata e la deposizione dalla Croce; entrambi sono olii su tela di Petrus Etta, un artista locale.

Accanto all’altare si trova una bellissima statua in marmo della Vergine realizzata da Antonello Gagini nei primi anni del ’500.

Su un lato della piazza principale si può ammirare un’ antica fontana in pietra con due sculture, un leone realizzato in marmo rosso, ed una capra, dalle cui bocche fuoriescono limpidissimi getti d’acqua.

Scendendo verso valle per una delle ripide e caratteristiche stradine del centro storico si arriva in una piazza ove si erge la Chiesa del 1330 dedicata alla Santissima Annunziata, dagli abitanti affettuosamente conosciuta come “chiesa del convento”, sovrastata da un campanile del XV secolo.

Anche la popolosa frazione di Rocca, che è tutt’oggi il “cuore” del paese, vanta rilevanze architettoniche e religiose, come il Palazzo Cupane, (situato sul tracciato della S.S. 113), la Chiesa di Maria Santissima del Rosario, costruita agli inizi del 1900, che conserva un trittico ligneo raffigurante la Madonna del Rosario con il Bambino, con ai due lati Santa Caterina e San Domenico; la Chiesa di Nostra Signora di Czestochowa in piazza Faranda, costruita nel 1990, nella quale si può ammirare un bellissimo altare in marmo rosa con quattro splendidi angeli in bronzo, due dei quali sostengono un tabernacolo a forma di mappamondo e gli altri due un’icona di fine fattura raffigurante la Madonna nera della Polonia, dono, con firma autografa, del Papa Giovanni Paolo II; il Santuario dedicato Madonna del Tindari, del 1986, che sorge sulla via Provinciale, sopra un poggio che domina tutto l’abitato e nella cui architettura d’avanguardia si trovano anche i resti del vecchio fortino di Rocca. Pur conservando nel pittoresco centro antico di Capri Leone la sua memoria storica, il Comune è oggi proiettato in una nuova e moderna realtà insediativa e turistica che l’ha portato a diventare una splendida cittadina tirrenica, incastonata tra verdi colline e posta in una splendida posizione, di fronte all’arcipelago delle Eolie.

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