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* RESTAURO CONSERVATIVO DI DUE BUSTI MARMOREI SITI PRESSO LA CAMERA DI COMMERCIO DI MESSINA di Francesco Genovese

Lions Club Messina Peloro Presidente: Francesco Genovese

Così come il pennello crea una traccia nella tela, così lo scalpello, abilmente guidato da un’idea già compiuta nella mente, crea le forme e vi dà vita… Ecco a noi, recentemente restaurati, i busti marmorei del re Umberto I e di Patrizio Rizzotti, personaggio di rilievo nel mondo economico-bancario di fine Ottocento, mirabilmente scolpiti, quasi certamente entrambi, dallo scultore messinese Giovanni Scarfì. Anche il marmo, all’apparenza così freddo e austero, può farsi portavoce di una memoria sempre vigile e palpitante… (G. Catanzaro e Z. Navarra)

Umberto I° e Patrizio Rizzotti

Il Lions Club Messina Peloro, nell’ambito delle attività di recupero del patrimonio artistico-storico- culturale del proprio territorio, ha inteso valorizzare nell’anno sociale 2008-2009, curandone il restauro conservativo, due busti in marmo bianco collocati presso la Camera di Commercio di Messina, raffiguranti il re Umberto I e il messinese Patrizio Rizzotti, personaggio di rilievo nel mondo economico-bancario di fine ottocento.

La prima opera è stata realizzata certamente dallo scultore messinese Giovanni Scarfì, ed anche il secondo busto è attribuibile, con buone probabilità, al medesimo scultore.

Giovanni Scarfì nacque nel villaggio di Faro Superiore nel 1852; restò orfano ancora fanciullo e compì i primi studi presso la scuola di Arti e Mestieri dell’Ospizio Cappellini, indirizzandosi alla pratica scultorea.

A seguito della richiesta della Deputazione dello stesso Convitto gli fu concesso un sussidio dal Consiglio Comunale per poter studiare e perfezionarsi a Roma nel biennio 1872-73 sotto la guida di Giulio Monteverde e Girolamo Masini.

Tornato a Messina aprì bottega avvalendosi della collaborazione dei fratelli Saccà, ottimi intagliatori del marmo e del legno e diede inizio ad una florida produzione scultorea che dal 1876 si protrasse per un cinquantennio.

Fu artista prolifico, con particolare concentrazione di operosità nei decenni successivi al terremoto, sino all’anno della sua morte, avvenuta nel 1926.

Il Gran Camposanto può ritenersi per l’enormità e il considerevole numero di monumenti funerari presenti, il suo museo personale, il campo di battaglia della sua fiorente e pregevole attività di scultore.

Anzi il cimitero divenne terreno fecondo per la realizzazione di opere importanti che raffiguravano gli uomini più insigni dell’epoca, in una sintesi di linguaggio plastico di forte resa realistica e abile perizia tecnica.

La committenza pubblica e privata ripose nell’acume di Scarfì, e nella sua nobilitata esperienza, la gloria e la commemorazione monumentale degli illustri defunti, nell’intento di lasciare indelebili nel tempo il nome e la loro posizione.

Uno dei due busti durante le fasi del restauro

 

I disegni particolarmente suggestivi e rifiniti, contenuti negli Atti del Consiglio Comunale di Messina della gran parte dei monumenti funebri disposti nei vari percorsi del cimitero, confermano la capacità di progettazione e messa in opera del suo genio versatile e vicino alla soluzione dal vero.

In questo contesto culturale, Scarfì realizzò nell’anno 1888 il busto marmoreo del re UMBERTO I e molto probabilmente anche il busto raffigurante il banchiere Patrizio Rizzotti.

Nell’Attività di recupero sono state determinate le cause di degrado che pregiudicavano i manufatti in oggetto, e si è provveduto al riequilibrio chimico-fisico della componente lapidea.

Si è provveduto quindi alla disinfezione degli agenti biodeteriogeni, alla rimozione dei depositi polverosi e delle concrezioni più consistenti, alla sigillatura delle microlesioni.

L’intervento di recupero è in fase conclusiva, essendo in corso la protezione finale dei due busti con cera microcristallina.

 

I due busti restaurati

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