Sicilia l'Isola da amare
anche attraverso il recupero della memoria storica delle nostre radici

* PRESENTAZIONE di Giuseppe Catanzaro e Zaira Navarra

Questo libro è il risultato finale di un progetto collettivo al quale hanno partecipato51 Club Lions della Sicilia e che è nato basandosi su due fondamentali presupposti:il primo costituito dall’importanza indubbia che la memoria storica delle nostre radiciriveste per l’intera Società nella quale viviamo, per il suo presente e, forse soprattutto,per il suo futuro; il secondo derivato dalla constatazione che tutti gli argomenti, dicarattere storico, culturale, artistico o socio-economico che sarebbero stati trattati,avrebbero costituito una sorta di comune denominatore delle nostre particolari esistenzedi Siciliani, di quelle dei nostri Clubs e, in definitiva, di questa nostra grande “Isolada amare”.

Il progetto è stato accolto con favore dai Presidenti dei Clubs, da alcuni addirittura con entusiasmo, ed ha portato alla realizzazione di questa raccolta pregna di notizie spesso sconosciute ed affascinanti, i cui svariati argomenti sono tutti riconducibili al comune tema della “Memoria storica delle nostre radici”, com’è testimoniato dai “cappelletti introduttivi” che costituiscono il filo conduttore della raccolta stessa, composta da 66 articoli.

Forse proprio la varietà degli argomenti trattati e la differenza degli stili con cui gli articoli sono stati scritti, costituiscono un punto di forza del libro. E anzi l’ordine con cui i vari lavori sono stati disposti vuole rimarcare questa varietà, tentando di incuriosire fino all’ultimo. In effetti il concetto ispiratore del presente volume, ed un po’ anche il suo fine, è il tentativo di scoprire le nostre radici non soltanto nei monumenti o negli antichi documenti che da sempre sono la loro più palese espressione, ma ovunque… perché non c’è un solo luogo eletto dove ritrovarle o una sola materia con la quale identificarle:esse stanno appunto ovunque, in tutto ciò che ci circonda.

È in questa visione meno tradizionale e forse più leggera, (ma non per questo più superficiale, anzi maggiormente attenta alle sfumature), che a poco a poco “entreremo nel vero spirito di questo lavoro”,riuscendo sempre più a “vedere” le nostre radici in cose o in luoghi nei quali mai avremmo pensato di rinvenirle.

E così potremo ritrovarle …nell’etereo quanto salutare vapore caldo delle grotte del monte Cronio a Sciacca, non meno che nelle pietre con le quali sono stati costruiti inostri monumenti. Le identificheremo nell’acqua calda e benefica delle tante Terme siciliane, non meno che nei colori brillanti della “Consolida”, una pianta nella quale Goethe ritenne di individuare il prototipo di tutte le piante. E ancora le troveremo nella svettante ciminiera dello stabilimento Monaco a Misterbianco, che per anni assicurò il benessere sociale a quella collettività, …così come nelle radici di piante secolari come gli ulivi il cui prodotto per anni determinò il successo della “Incantina” diPartinico.

E poi le scopriremo nelle vasche della fontana di Castelvetrano, “la Ninfuzzadi li cannola”, levigate dallo scorrere dell’ acqua portata in città nel 1615, non meno che nella “vile creta” con la quale maestri ceramisti producono da generazioni a Sciacca, Acireale, Caltagirone, Patti etc. splendidi capolavori unanimemente apprezzati…

Le rintracceremo ancora seguendo idealmente i fili che permettono ai pupi siciliani di “prendere vita” su un palcoscenico, magico come pochi altri, o ancora seguendo una scia calda e scura, come quella del cioccolato che dalla Spagna secoli fa giunse nell’allora Contea di Modica, o l’altra, altrettanto scura e calda, ma distruttiva, come quella della lava, che quasi 500.000 anni fa diede magistralmente forma e vita alla “Riviera dei Ciclopi”.

Ed infine le… gusteremo, grazie agli infiniti e colorati sapori della nostra ricchissima cucina, frutto dei contributi gastronomici dei tanti popoli che si sono succeduti nell’Isola. Potrà così succedere che, nel prendere una “scursunera”(gelato al gelsomino di origine araba), ripenseremo a “quanta strada” quel sapore ha percorso per giungere fino a noi.

Se dunque ripercorreremo le fitte trame della nostra storia e delle nostre tradizioni con il rispetto che esse meritano e la giusta sensibilità, cercando di cogliere anche le loro sfumature per trarne insegnamento, riusciremo a capirne sino in fondo il significatoe tramandarle intatte alle nuove generazioni. Nel contempo, quasi inconsapevolmente,recupereremo la nostra sicilianità.

Un altro degli imput dati all’inizio di questa “avventura” spingeva alla ricerca di eventuali elementi che fossero comuni a vari luoghi dell’Isola. Come si vedrà, nella raccolta,di elementi comuni ce ne sono tanti, ma per dare concretezza a quella ricerca, e dunque come simbolo di quella fratellanza che dovrebbe unire non solo i nostri Clubs,ma tutte le città siciliane, abbiamo voluto mettere insieme due articoli, uno proveniente da Termini Imerese e l’altro da Sciacca. Due città, queste, le cui affinità sono evidenti,essendo ambedue marinare e ambedue sede di una famosa stazione termale e di uno dei più importanti carnevali di Sicilia. I due articoli parlano di un personaggio caro a tutte e due le città, San Calogero, in onore del quale sia i Termitani che i Saccensi hanno ribattezzato la loro montagna, rispettivamente il monte Eurako e il monte Cronio.

Il fatto che alcuni elementi come la provenienza e, in definitiva la storia, portino a credere che il San Calogero di Termini sia lo stesso di quello di Sciacca e che altri invece, come le date riportate dai due autori, siano diverse, poco toglie al fascino della comune appartenenza di questo Santo eremita la cui vita, per certi aspetti, deve essere ancora decifrata.

Il libro si chiude con cinque lavori realizzati dai ragazzi di alcune scuole della provincia di Catania, in seguito ad una lungimirante iniziativa di Beniamino Rametta,nella sua duplice veste di Responsabile Lion della 4ª e 5ª Circoscrizione e di Dirigente dell’Ufficio Scolastico Provinciale di Catania.

Abbiamo voluto chiudere con i giovani perché il fatto che essi si interessino del nostro passato e si sforzino di comprenderlo, è probabilmente il migliore viatico per il nostro futuro.

Un ringraziamento particolare va indubbiamente rivolto al Governatore Francesco Amodeo che ha creduto sin dal primo momento nella riuscita di questa iniziativa e che, d’altra parte, per un anno intero si è battuto come un vero “Lion” per promuovere quest’«Isola da amare» che è la nostra Sicilia.

Un altro ringraziamento ad Antonino Giannotta, Delegato responsabile del Tema di Studio distrettuale “Sicilia, l’isola da amare”, che non ha mai fatto mancare il suo incoraggiamento ed i suoi consigli.

E poi un sentito ringraziamento va ai Presidenti dei Clubs ed agli autori degli articoli: essi sono i veri artefici di questo lavoro, nato anche perché possa diventare un utile strumento per la conoscenza e la valorizzazione della Sicilia.

E tra i Presidenti non possiamo dimenticare chi non c’è più: ci riferiamo a Silvestro Fisicaro, del Club Lions Acitrezza Verga, che, avendo aderito con entusiasmo a questo progetto comune, purtroppo non ne potrà vedere la conclusione. Per onorarne la memoria abbiamo pensato di iniziare il libro con l’articolo inviato dal suo Club.

Giuseppe Catanzaro e Zaira Navarra

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