Sicilia l'Isola da amare
anche attraverso il recupero della memoria storica delle nostre radici

* PATTI E IL SUO TERRITORIO di Nicola Adamo

Lions Club Patti Presidente: Nicola Adamo

Come in altre realtà, anche nel caso di Patti le radici della nostra memoria affondano nell’ “umile creta” che, grazie alla maestria di ceramisti sempre più bravi di generazione in generazione, permette la realizzazione di prodotti particolari. In essi buon gusto, antica tradizione e moderna tecnologia si fondono magistralmente insieme, per esprimere al meglio la gioia, la luminosità, il calore e l’eleganza cromatica propri della nostra “mediterraneità”.   (G. Catanzaro e Z. Navarra)

Sebbene notizie storiche certe si abbiano solo a cominciare dalla venuta dei Normanni in Sicilia, tuttavia il territorio di Patti, situato in una zona particolarmente felice della Sicilia settentrionale, sulle pendici dei Nebrodi e percorso dai torrenti Timeto e Montagnareale, fu abitato sin da tempi antichissimi, almeno dall’età del bronzo, come dimostrato dalle strutture ipogee in contrada Monte. Non v’è dubbio altresì che la città odierna sorge su un’area di preesistenti insediamenti romani, come testimoniato anche dalla splendida Villa Romana scoperta per caso agli inizi degli anni ’70, in occasione dei lavori di realizzazione di un viadotto dell’autostrada Palermo- Messina. La costruzione, relativamente alla quale gli scavi archeologici hanno evidenziato diverse fasi abitative, ebbe probabilmente il suo massimo splendore nel IV secolo d.C.; situata nei pressi della sponda destra del torrente Montagnareale e della stazione ferroviaria di Patti, su un’area di circa due ettari, essa costituisce uno dei più importanti complessi edilizi della Sicilia romana.

Pochi anni prima della sua morte, avvenuta il 22 giugno del 1101, il Gran Conte e legato Apostolico Ruggero I d’Altavilla fondava, sulla collina ove oggi sorge la Cattedrale di Patti, un convento benedettino. Era il 1094, e quella fondazione segnava la data ufficiale della nascita della cittadina tirrenica: intorno al convento e all’abbazia normanna infatti prese a svilupparsi rapidamente un borgo rurale, il nucleo urbanistico originario dell’odierno abitato. Successivamente il figlio del Gran Conte, il re Ruggero II, la eleva a sede vescovile ed al rango di città regia e vi costruisce una chiesa per ospitarvi le spoglie della madre, la regina Adelasia, morta a Patti nel 1118. Dopo un primo saccheggio avvenuto ad opera di Federico II – che così volle punirla per la sua fedeltà agli Angioini – Patti, risorta e dotata di possenti mura difensive diviene una delle 52 città demaniali del Regno di Sicilia. Subisce una seconda devastazione, questa volta operata dal pirata Kaired Din Barbarossa nel 1544, ma si risolleva ancora; così come fa quando, dopo il terremoto del 1693 che distrugge gran parte dell’abitato, dà impulso alla riconfigurazione urbanistica dell’intero centro ed al rinnovamento delle principali testimonianze del suo ricco patrimonio artistico.

Da allora conosce uno sviluppo ininterrotto, sino a divenire oggi una delle più belle e interessanti cittadine del tratto di costa tirrenica. Importante e ricco di monumenti il centro storico della città, che mantiene intatto il tessuto viario medievale. Sono ancora visibili i resti della III cinta muraria del XIV secolo, una delle sei porte dello stesso periodo ed una porta della seconda cinta risalente all’ XI° secolo. La cattedrale, situata nel punto più alto della città, conserva al suo interno numerosi tesori d’arte: dal sepolcro marmoreo della Contessa Adelasia del Monferrato, madre di Ruggero II, opera eseguita nel 1557, alla cinquecentesca tavola della Madonna in trono con Bambino e angeli di Antonello de Saliba; dall’Adorazione dei pastori, attribuita a Giovanni Tuccari (XVIII secolo), alle settecentesche cappelle decorate con marmi policromi. Numerosi e pregevoli sono gli altri edifici sacri, dalla piccola chiesa di S. Febronia, patrona di Patti, alla chiesa di S. Michele, di origini cinquecentesche, dove si trova un prezioso ciborio marmoreo di Antonello Gagini (1538).


Anche nel campo delle attività imprenditoriali Patti conserva i segni di un importante passato, che in qualche caso si perpetua ancora oggi con identico valore; come per la realizzazione di ceramiche d’arte e d’uso domestico. Proprio la creazione di ceramiche destinate alla tavola ed alla conservazione del cibo è stata per secoli la fonte di reddito più importante del territorio. Molti laboratori e piccole industrie, riconducibili ad alcune famiglie storiche del posto come Aiello, Alioto, Danzì, Caleca, già ai primi del Novecento producevano per il mercato interno, ed in alcuni casi per i mercati internazionali, oggetti richiesti per la loro durezza e capacità di resistere al fuoco. Con i bastimenti dal golfo di Patti si esportavano “pignate, burnìe per conservare miele, sugna ed estratto di pomodoro, kuskusiere, piatti etc., in Italia, in Francia e nel Nord Africa, realizzando di fatto un piccolo polo della ceramica che è molto attivo ancora oggi e che ha anzi ingrandito i suoi mercati, esportando, in qualche caso praticamente in tutto il mondo, in Europa, negli USA e in Giappone.

Altrettanto prezioso, sia da un punto di vista paesaggistico che monumentale ed archeologico, è il territorio di Patti. Basti ricordare il sito di Tindari, a soli 10 km. da Patti, che racchiude da un lato importanti monumenti dell’antica città voluta da Dionisio I di Siracusa e risalente al 396 a.C., come il teatro e la basilica, e dall’altro il famoso Santuario della Madonna Nera, uno dei più importanti luoghi di culto mariano in Sicilia, da sempre meta di pellegrinaggi. Le mura cittadine, i cui resti attualmente visibili sono dovuti ad una ricostruzione del III secolo a.C. che ripercorre una cinta precedente, probabilmente coeva alla fondazione, venne completata sul lato verso il mare e rimaneggiata in epoca tardo imperiale e bizantina. La cinta si sviluppava per una lunghezza di circa 3 km ed era della tipologia “a doppia cortina, con due muri paralleli (circa 0,70 m di spessore).

Tindari si trova in una spettacolare posizione, a strapiombo sul Tirreno, sulla sommità di un ampio promontorio roccioso. È un luogo di incomparabile bellezza che ha ispirato poeti e scrittori, da Quasimodo a Camilleri: “un balcone naturale dal quale è possibile osservare la sconfinata distesa del mare Tirreno dai cui fondali si ergono le isole vulcaniche delle Eolie”… Anche la fascia costiera ha un aspetto affascinante e selvaggio, con un succedersi di insenature, piccole spiagge sabbiose e pareti a precipizio. In queste rocce, che sprofondano nel mare, si apre una suggestiva cavità naturale: la Grotta di Donna Villa, all’interno della quale si trovano imponenti formazioni di stalattiti e stalagmiti.

Il territorio di Patti ricomprende anche l’importante Riserva Naturale Orientata di Marinello che, nata nel 1998, è una delle poche aree costiere della Sicilia nord-orientale ancora in buono stato di conservazione e la cui peculiarità è quella di contenere in una così ristretta porzione di territorio una notevole quantità di ambienti. Si passa infatti dalle sabbie marine costiere agli ambienti lacustri salmastri, ai ripidi pendii ed alle rupi a strapiombo sul mare. All’interno della riserva si trovano delle specie floristiche endemiche molto rare, alcune a rischio di estinzione che crescono solo in questa zona, come la Centaurea di Seguenza (che cresce esclusivamente a Capo Tindari) ed il Cardo – pallottola spinoso.

Una delle maggiori attrattive della Riserva è senza dubbio costituita dall’ area lagunare di Marinello: un vasto arenile, situato sotto le rupi di Capo Tindari, che racchiude laghetti litoranei salmastri dalle acque tiepide e cristalline. L’origine dei laghetti risale ad oltre 100 anni fa, come riportato da una cartografia dell’Istituto Geografico Militare del 1895. Quest’area lagunare, ed i laghi di Ganzirri, costituiscono gli ultimi esempi di ambiente salmastro costiero tuttora presenti nella Sicilia nord-orientale.

Annunci
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: