Sicilia l'Isola da amare
anche attraverso il recupero della memoria storica delle nostre radici

* PALERMO: IL QUARTIERE DELLA LOGGIA di Giovanna Mirabella

Lions Club Palermo Libertà Presidente: Antonio Randazzo

Possiamo ritrovare le nostre radici anche ripercorrendo idealmente le vie di Palermo, giungendo ad un suo caratteristico quartiere, quello della Loggia, chiamato così per la concentrazione delle Logge nelle quali i mercanti trattavano i propri affari. Seguendo le vie della memoria ci sembrerà di ritrovare in quel quartiere l’atmosfera chiassosa e vibrante che lo caratterizzò, quasi “rivivendola” attraverso le voci ed i personaggi che un tempo lontano convulsamente lo animarono… (G. Catanzaro e Z. Navarra)

Palermo, sin dall’epoca araba, fu mèta di traffici e commerci che fecero di essa e della Sicilia il centro del Mediterraneo. Mercanti orientali, genovesi, pisani, amalfitani, veneti, ecc… fecero della città di Palermo il punto commerciale più ambìto che per lungo periodo divenne la “TESTA DI PONTE” con l’Africa e con l’immenso tesoro che essa rappresentava: le vie dell’oro e delle spezie. In particolare i genovesi ebbero in Sicilia una posizione privilegiata: sotto Enrico VI e Federico II, quattro ammiragli furono genovesi e lo Spinola compilò per l’ Imperatore i Capitoli dell’ ammiragliato di Sicilia che rimasero in vigore per alcuni secoli. Via via, nel corso dei secoli, insieme ai Catalani, ai Pisani ed agli Ebrei restano padroni dell’economia siciliana. Dice il Trasselli: “Quando i Genovesi si presentano in Europa come una grande finanziaria multinazionale moderna, essi sono padroni non soltanto della finanza spagnola, ma anche delle risorse materiali dei due regni meridionali che fanno parte della monarchia spagnola”.

Nel secolo XVI e XVII li troviamo già talmente “sicilianizzati” da essere pronti a comperare feudi e titoli dalla vecchia nobiltà in decadenza e diventare i nuovi baroni latifondisti. Molte famiglie di mercanti hanno in mano l’economia dei grani siciliani e divenuti ricchissimi, diversificano le proprie attività commerciali. Sono classe dirigente e divengono i massimi committenti di opere d’arte e gli artefici di tutti gli interventi urbanistici nella città; chiamano artisti, architetti e uomini di cultura e ne finanziano le opere.

Il quartiere della Loggia è, in questo nostro piccolo contributo, oggetto di attenzione proprio perché qui si concentrarono le Logge. Erano ambienti chiusi o aperti dove i mercanti discutevano dei propri affari e dove si esercitava la “MERCATURA”, arbitra delle sorti economiche, ma anche politiche della Sicilia. Non a caso, sino al 1617, su Piazza della Loggia prospettò anche il palazzo dove era la TAVOLA di Palermo – Banco pubblico – che nel secolo XIV era subentrato ai banchi dei mercanti – banchieri per sedare il fenomeno dilagante della falsa moneta. Il quartiere fu per secoli molto popoloso e quando la mercatura cominciò a declinare, ai mercanti si sostituirono le Corporazioni degli Artigiani che ancora oggi vengono ricordate nei nomi delle strade. Il quartiere vide così mutare in abitazioni le logge e trasformarsi lentamente le storte viuzze in un mercato alimentare: la “Vuccirìa”.

Oggi nulla resta dei fasti dei pisani e dei genovesi; il quartiere è solo un pallido ricordo di quello che fu; le case sono cadenti e semicrollate ed in parte disabitate; l’impressione è di estremo squallore; non esistono più logge dei mercanti. Solo la fontana del Garraffello, deteriorata dal tempo e dal vandalismo, invasa dalle immondizie, sta a ricordare i fasti che furono del quartiere della Loggia.

Sito nel mandamento Castellammare, chiamato anticamente Amalfitania, per la presenza dei mercanti amalfitani, il quartiere della Loggia è delimitato dal Cassaro (via Vittorio Emanuele), dalla via Roma, dalla Cala e dalla via Meli, attraverso la piazzetta S. Giacomo e la piazzetta Meli, e dallo slargo antistante la Chiesa di S. Domenico. Zona depressa, strappata alle acque marine nel medioevo avanzato, fin dal periodo arabo fu sede di mercanti che per la vicinanza all’approdo della Cala, trovarono lì il sito ideale dei propri traffici e commerci. Mercanti orientali, pisani, genovesi, catalani, amalfitani, ecc… furono gli artefici di un tessuto urbano caratterizzato da fondaci, botteghe, spacci, negozi, taverne, locande. Tutte attività che gravitavano ai margini del porto. Quando il commercio cominciò a decadere ed i mercanti scomparvero, nel quartiere sorsero numerose botteghe artigiane: vere e proprie corporazioni diedero il proprio nome alle viuzze (Via degli Argentieri, dei Cassari, dei Calzolai, dei Chiavettieri, dei Panneri, dei Materassai, ecc…).

PIAZZA GARRAFFELLO – VIA ARGENTERIA NUOVA – PIAZZETTA GARRAFFO

Dove confluiscono le principali vie del quartiere della Loggia, alla fine di Via Cassari è la Piazza del Garraffello. Qui era la Loggia, antichissima, dei mercanti genovesi, concessa ai Catalani da Re Alfonso nel 1437. Essa era un edificio coperto, mentre l’altra, quella dei genovesi (dopo l’editto) era allo scoperto. Nelle logge venivano trattati gli affari. Da atti notarili e suppliche che vanno dal 1545 al 1559, risulta che la Piazzetta Garraffello, detta anche Piano della Loggia o Loggia dei Banchi, fu oggetto di lavori e migliorie, non ultimi la pavimentazione a basolato e l’allargamento.

Nella piazza prospettavano le case del profumiere Girolamo Lo Mazzarino, genovese, e quella degli eredi Bonvicino dove era un busto marmoreo di Carlo V, oggi non più esistente. In un lato della piazza era, nel secolo XVI, la casa di Francesco Zoppetta, patrizio pisano, collezionista di opere d’arte, espropriata nel 1649. Divenne la dimora dei Duchi di Sperlinga e poi nel 1925, ristorante ed albergo. Di fronte ad essa, tra la via dei Cassari e via Terra delle Mosche, nel secolo XVI era la casa della Tavola, il banco pubblico, che lì ebbe sede sino al 1617, anno in cui fu trasferito. L’immobile fu acquistato e rimaneggiato per essere la sede dei Gravina di Ramacca. Al centro della Piazza, dal 1591, è una fontana detta del Garraffello.

La Piazzetta Garraffo si apre a metà della via Argenteria Nuova che va dalla Piazza Garraffello alla Piazzetta Caracciolo. È uno degli assi del quartiere. Il nome Garraffo deriva dalla sorgente che alimentava una fontana posta contro il muro di un’abitazione e dov’erano tre nicchie con la statua del Genio di Palermo e, ai due lati due sante; sullo zoccolo gli stemmi dei quartieri palermitani. Al centro della Piazza era, sino al 1865, la fontana costruita nel 1698 su disegno di P. Amato.

LA VUCCIRIA NEL QUARTIERE DELLA LOGGIA

Detto Buccerìa vecchia, grande o della foglia, era sino al XV secolo il più grande mercato della carne e dopo, quando il macello venne trasferito nella Buccerìa nuova, divenne la più importante tra le piazze di GRASCIA di Palermo. Atti notarili della fine del ‘300, la nominano come “Buccerìa majori” e sicuramente il suo impianto è da farsi risalire ad epoca angioina come dimostra il toponimo. Nel 1511, gli atti del senato palermitano portano la notizia di un allargamento della piazza e nel 1556 si spendono cinquemila scudi per i lavori della Buccerìa vecchia. Gli interventi furono compiuti sotto il Medinaceli nel 1558.

La piazza della Boccerìa vecchia, oggi piazzetta Caracciolo, da una descrizione del Di Giovanni, che scrive nel ’600, era di forma quadrata. Alla sinistra, ad ovest, si aprivano le botteghe per la vendita dei salumi mentre ad est e a mezzogiorno erano quelle dei verdurai. Al centro della Piazza, sollevata di due gradini, era la Fontana del Tritone, che il Di Marzo attribuisce a Vincenzo Gagini e che nel 1777-1778 fu smontata per essere ricollocata sulla destra della Strada Colonna. Al suo posto furono erette quattro botteghe di proprietà del senato palermitano.

Nel 1783 il Vicerè Caracciolo volle dare più “decorosa” sistemazione alla piazza della Grascia; ordinò pertanto la sistemazione dei banchi di vendita sotto un loggiato in muratura costruito sui quattro lati della piazza.

Al centro sistemò la baracca dell’Ufficiale annonario che aveva il compito di fare osservare il calmiere dei prezzi.

Il terremoto del 1823 danneggiò pesantemente la piazza. La costruzione del primo tratto della Via Roma, nel 1906, restrinse la piazzetta Caracciolo. Il portico occidentale fu distrutto. Oggi tutto si presenta fatiscente e degradato. L’antica piazzetta di Grascia è semideserta.


Annunci
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: