Sicilia l'Isola da amare
anche attraverso il recupero della memoria storica delle nostre radici

* NASO: CHIESA DEL SS. SALVATORE di Ignazio La Galia

Lions Club Capo d’Orlando Presidente: Ignazio La Galia

Certe volte mito e storia si intrecciano insieme, tanto da non distinguere più l’uno dall’altra. Il primo, con l’innegabile fascino che da sempre suscitano miti e leggende, la seconda, con l’aspetto più pragmatico, cronicistico, dell’evolversi degli eventi nel tempo. Purtroppo ciò che l’uomo costruisce, anche a memoria del suo passato, non sempre riesce a sopravvivere del tutto ad eventi naturali e distruttivi come i tanti terremoti che, nel corso dei secoli, hanno più volte “piegato” questa nobile terra, senza però “spezzarla”. (G. Catanzaro e Z. Navarra)

La città di Naso sorge in una zona litoranea collinare, a cinquecento metri sul livello del mare ed è situata ad ovest di Messina da cui dista circa 100 km. Il nome della cittadina deriva dal latino Nasus, che significa sporgenza.

Le sue origini rasentano il mito visto che la tradizione ci narra che qui si ergeva l’antica Agatirso o Agatirno, fondata nel 1218 a. C. da Agathirnos, uno dei figli di Eolo, dio dei venti.

Più accreditata è la tesi che il borgo sia di origine altomedievale. Nel corso dei secoli esso appartenne a diverse famiglie feudali: ai Blasco, agli Artale Alagona, ai Cadorna, agli Aragona ed ai Ventimiglia. Fu sotto la signoria di Carlo Ventimiglia, nel 1572, che Naso fu elevata a Contea.

Successivamente nel 1788 divenne città demaniale per decreto di Ferdinando IV.

Naso fu città importante e popolosa, prima di essere distrutta dai Saraceni. Subì anche la dominazione dei Normanni e degli Aragonesi.

Le origini ed il passato di Naso non hanno prodotto, però, solo storia ma anche arte e cultura e benché molte opere siano andate distrutte nel corso dei secoli a causa dei frequenti e disastrosi terremoti, in particolare quelli del 1613, del 1693, del 1739, del 1783 (durante quest’ultimo andarono definitivamente in rovina il Castello e la cinta muraria) ed infine quello del 1823, molte di esse sono ancora visibili ai nostri giorni, per cui dal punto di vista culturale ed artistico Naso ha ancora molto da offrire.

Fu città fortificata di mura che la circondavano per buona parte del suo perimetro.

Vi si accedeva attraverso cinque porte (una delle quali è ancora visibile nella parte orientale della città): Porta Marchesana, Porta Castello, Porta Convento, Porta Varrica e Porta Piazza. All’estremità della parte meridionale sorgeva il maestoso castello a pianta rettangolare, di cui nulla più resta se non il nome dell’omonima passeggiata.

La città è divisa in quattro quartieri principali, che prendono nome dalle Chiese rispettive: Madre Chiesa, S. Giovanni, S. Cono, e SS. Salvatore.

La Chiesa del SS. Salvatore sorge su una collina nella parte occidentale del paese e sovrasta l’intero rione cui dà la denominazione.

Fu costruita intorno al 1400 dalla famiglia Causagrano e venne ristrutturata in stile barocco intorno al 1750 grazie al contributo del parroco Pietro Piccolo. Il prospetto principale, in pietra arenaria, ornato da putti, fiori, frutti e conchiglie, è opera di una valida scuola di scalpellini nasitani.

L’edificio è diviso in tre navate da due file di colonne di fine marmo, scavate a Billiemi, insieme a quelle dell’Olivella di Palermo.

Dietro all’altare maggiore si trova il coro in legno di pino con quattordici stalli, al centro dei quali c’è una parte che conduce alla sacrestia, su cui si legge una incisione latina che riporta la data di costruzione dell’organo a canne e il nome del suo costruttore Carmelo Di Paola (1807). In questo Tempio si possono ammirare varie opere d’arte a tema sacro, a partire da un Trittico di Antonello Gagini, in cui sono scolpiti la Vergine, che stringe fra le braccia Gesù Bambino, e ai lati San Giuseppe e San Gregorio Papa.

Al terzo-quarto decennio del XVI secolo è databile la bella tavola raffigurante la Madonna col Bambino dormiente, opera di pittore fiammingo della scuola di Joos Van Cleve.

La Chiesa è arricchita anche da una tela raffigurante “San Gerolamo nel deserto”, dipinta da Gaspare Camarda nel 1626 e dalla Cappella di Nostra Signora di Portosalvo. Oltre al prospetto decorato in pietra da taglio di gusto barocco, la Chiesa ha sul sagrato, una bella pavimentazione a disegno geometrico, realizzata in cotto nasitano.

Staccate dalla facciata presenta due torri campanarie, di cui una oggi ancora funzionante.

Nella sua storia Naso conta tanti uomini di cultura: letterati, medici, filosofi, poeti e cultori di musica, figure religiose; tra i suoi figli illustri vi sono: l’abate e santo Cono Navacita, patrono, oltre che di Naso, del paese omonimo del calatino; Giuseppe Buttà, presbitero, scrittore e memorialista e Francesco Lo Sardo, uomo politico, primo deputato comunista siciliano.


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