Sicilia l'Isola da amare
anche attraverso il recupero della memoria storica delle nostre radici

* MISTERBIANCO: DALLE ORIGINI AI GIORNI NOSTRI di Santo Prezzavento

Lions Club Misterbianco Presidente: Santo Prezzavento

La trasformazione di una vecchia fornace con la sua svettante ciminiera in un moderno centro polifunzionale, come ritorno alle antiche tradizioni di Misterbianco e recupero dell’identità cittadina. Possiamo ritrovare le nostre radici anche guardando verso l’alto ad una ciminiera, perchè non c’è un solo luogo eletto, dove ritrovarle… Esse stanno ovunque, in tutto ciò che ci circonda, se solo “vediamo” e “sentiamo” con spirito libero e puro.(G. Catanzaro e Z. Navarra)

RITROVAMENTI ARCHEOLOGICI

Interessanti, anche se poco conosciute, sono le aree archeologiche del territorio di Misterbianco dove sono stati rinvenuti vari reperti risalenti al periodo neolitico (ceramiche di uso domestico) e, nella contrada “Erbe Bianche”, insediamenti greco-romani. All’interno del centro storico si trovano le vestigia di un bagno termale del IV secolo d.C.. Esso era alimentato dal vicino acquedotto licodiano, del I secolo d.C., che portava l’acqua da Santa Maria di Licodia fino a Catania. Sul territorio si trovano ancora oggi numerose tracce di questa imponente opera idraulica e, vicino al bagno termale, è stato rinvenuto il condotto di alimentazione che collegava l’acquedotto con le terme. Queste ultime sono state valorizzate dopo l’opera di urbanizzazione degli anni ’60 e ’70. Si tratta di un edificio in pietra lavica che, come molti altri edifici termali di Catania e provincia, è stato studiato scientificamente nel 1979 dall’architetto Tomasello.

Delle Terme di Misterbianco ha fatto cenno per la prima volta il principe Biscari, in qualità di Sovrintendente, nel libro “Viaggi per tutte le antichità della Sicilia”. -Seguitando la strada che conduce il viaggiatore in Catania- si legge negli scritti del principe -sulla sinistra della medesima e da essa circa 300 passi lontano, nelle terre chiamate Erbe Bianche, si vedono gli avanzi di un edificio a quadro lungo, che dalla parte di ponente è fatto a volta. Il pavimento che sopra questo esiste è portato in elevazione delle sue mura, e mostra che aveva un secondo ordine-.

Tracce di edifici greci, romani e medievali si ritrovano anche in alcuni dipinti del paesaggista francese Jean Houel, giunto in Sicilia nel 1776; acquistati dalla Zarina Caterina II di Russia, i dipinti originali sono oggi custoditi presso il museo Ermitage di S. Pietroburgo.

Vari interventi di recupero e promozione sono stati eseguiti dall’Amministrazione Comunale, nel corso degli anni, per salvaguardare e valorizzare il proprio patrimonio archeologico.

STORIA DELLA CITTÀ

Le notizie storiche più antiche su Misterbianco si devono a due pergamene relative ad atti di donazione e databili alla seconda metà del ‘300.

L’antico borgo si trovava su un colle a pochi chilometri dall’attuale insediamento, dove esisteva un “Monasterium Album” dei frati domenicani, cioè un monastero dalle bianche mura, da cui probabilmente derivò il nome del paese.


A causa della potente eruzione vulcanica del 1669 durata più di cento giorni, quando due grandi bracci di lava lo accerchiarono completamente, l’antico borgo fu in buona parte distrutto e quel che ne rimane oggi sono un querceto, una piccola casa con due cisterne, la chiesetta rurale della “Madonna degli Ammalati” e il campanile della Chiesa Madre, detto “U campanarazzu”. Le poche notizie storiche relative a questa antica chiesa intitolata a Santa Maria de Monasterio Albo e situata nell’omonima contrada comprendente il bosco di querce secolari, si devono ad una sua citazione in alcuni documenti trecenteschi ed ad un’altra citazione in alcuni documenti cinquecenteschi sotto il titolo di Santa Maria delle Grazie. La chiesa fu riedificata in un sito poco distante dal precedente.

Dell’antico paese rimangono anche alcuni dipinti che lo raffigurano attraversato da un piccolo fiume, l’Amenano, di fondamentale importanza per l’economia del luogo, basata soprattutto sull’agricoltura, l’allevamento del bestiame e il baco da seta. Tutt’oggi il fiume Amenano scorre sotterraneo fino al mare, passando per il centro di Catania dove riemerge per dar vita alla fontana denominata “L’acqua a linzolu” (acqua in abbondanza).

Dunque Misterbianco si trova nell’attuale posizione (sul pendio meridionale dell’Etna, a 213 metri sul livello del mare) dal 1669, quando venne ricostruita in maniera per quanto possibile fedele alla sua precedente struttura. Così furono riedificati la piazza Quattro Canti e i quattro palazzi signorili (Santonocito, Scuderi, Anfuso e Santagati) nonché buona parte dei restanti monumenti sacri e civili.

La città fu uno dei casali etnei più importanti: venduta inizialmente alla nobile famiglia genovese dei Massa, passò successivamente a quella dei Trigona un cui membro nel 1685 ottenne il titolo di duca.

Fino alla metà degli anni cinquanta Misterbianco rimase solo un grosso centro agricolo alle porte di Catania con un’economia basata principalmente sull’agricoltura specializzata che puntava essenzialmente sulla produzione di arance, cereali ed uva. Negli anni sessanta iniziarono a svilupparsi, nell’area a nord ovest, insediamenti industriali per lo più connessi al settore produttivo edile.

La popolazione al censimento del 1971 risultava di 18.836 abitanti; a partire dagli anni settanta, in conseguenza dello sviluppo caotico ed irrefrenabile delle costruzioni nelle zone dove ora sorgono le frazioni di Lineri, Poggio Lupo, Serra, Belsito e Montepalma si è verificato un vertiginoso aumento demografico, grazie anche alle numerose persone confluite dall’hinterland Etneo più povero e dai quartieri più disagiati della città di Catania. Tanto che oggi la città conta circa 45.000 abitanti, dei quali la metà residente nelle varie frazioni.

Contemporaneamente si è sviluppata a macchia d’olio l’area commerciale/industriale che si è arricchita di anno in anno di nuove aziende sempre più importanti, soprattutto nel settore della grande distribuzione, senza trascurare quello ad alto contenuto tecnologico come nel caso dell’Alenia. Da ricordare anche le Imprese, sia all’ingrosso che al dettaglio, operanti nei settori dell’abbigliamento e dell’arredamento, dell’informatica e delle forniture da ufficio, del bricolage e della refrigerazione, grazie alle quali la zona commerciale di Misterbianco è diventata la più importante della provincia.

I MONUMENTI

Dal punto di vista artistico e culturale, la città è in grado di offrire un interessante itinerario turi- stico ai suoi visitatori con un ventaglio di offerte che comprende vari edifici sacri e civili.

La Chiesa Madre

La sua edificazione iniziò dopo la violenta eruzione del 1669. Essa si presenta con una poderosa facciata in stile romanico realizzata utilizzando la caratteristica pietra di Priolo ed arricchita dalla presenza di capitelli, colonne, rosoni e di una loggia centrale contenente una statua raffigurante la Madonna delle Grazie. Tale struttura esterna è completata dalla presenza di tre porte sovrastate da lunette che raccolgono i bassorilievi dedicati al Cristo Re, a San Pietro e a San Paolo. Al suo interno si possono ammirare pregiate opere d’arte, a partire da una cinquecentesca statua rappresentante la Madonna delle Grazie attribuita ad Antonello Gagini, la statua rappresentante S. Antonio da Padova, i quadri raffiguranti “Le anime del Purgatorio” e “San Francesco d’Assisi”.

Chiesa di San Nicolò

La Chiesa intitolata a San Nicolò ed alla Madonna del Rosario ha una storia antica: originariamente era intitolata a Maria Santissima delle Grazie; crollata in parte verso la fine del ’700 e successivamente riedificata, fu dapprima intitolata a San Domenico per prendere infine il nome attuale. In essa si conservano preziose tele seicentesche, una cinquecentesca pala d’altare raffigurante la Madonna del Rosario ed un quadro raffigurante San Pietro martire tra San Lorenzo e San Placido.

Dintorni e Chiese Minori

Tra le chiese minori cittadine occorre citare quella settecentesca intitolata a San Giuseppe nella cui facciata sono visibili le statue in gesso raffiguranti due Angeli, la Madonna e San Giuseppe ed al suo interno alcuni affreschi riguardanti la vita del Santo; la seicentesca Chiesa del Carmine e la Chiesa di S. Orsola -una delle prime strutture edificate dopo la famosa quanto rovinosa eruzione già citata, la quale conserva il seicentesco quadro raffigurante S. Maria della Consolazione, il settecentesco quadro raffigurante S. Lucia ed il settecentesco quadro raffigurante S. Agostino-. Tra le strutture civili cittadine occorre citare i due più famosi punti d’incontro, la Piazza Mazzini e la Piazza Dante, una ricca Biblioteca Civica costituita anche grazie ad ottime donazioni e la Galleria Civica d’arte. Quest’ultima si trova sul lato ovest della già citata Piazza Mazzini e fu edificata sfruttando una precedente costruzione del 1914, la cosidetta “a casa di l’acqua”.

La fortezza di Misterbianco

I solitari resti di un fortilizio si ritrovano sulla sommità di un poggio ormai del tutto aggredito dall’avanzare del progresso tecnologico, una questione storica, archeologica e ambientale. Potrebbe trattarsi di una delle famose fortezze bizantine edificate per proteggere il massiccio etneo, come ricordato dalla cronaca storica di Ibn al-Athir, splendidamente tradotta da Michele Amari nella sua Biblioteca arabo-sicula. Dal poggio si domina l’intera piana di Catania con i suoi agrumeti e i campi di grano. È possibile tenere un continuo contatto visivo con il grande dongione normanno di Paternò. Immediatamente ai piedi del colle si stende l’intero abitato di Catania. Il luogo possiede un fascino unico, nonostante la vicina zona industriale.

LO STABILIMENTO MONACO

Da vecchia fornace a centro polifunzionale. È questo il percorso dello “Stabilimento Monaco”. Il 2009 segna la rinascita della vecchia ciminiera. I lavori di ristrutturazione della vecchia fornace, realizzati dall’amministrazione dal 2002 ad oggi, sono per Misterbianco un ritorno alle antiche tra- dizioni e al recupero dell’identità del paese.

La nuova struttura sarà destinata ad un grande centro polifunzionale con una vasta area espositiva, aule e laboratori. All’interno ci sarà spazio anche per l’archivio storico del comune, per la mostra permanente del carnevale, per la realizzazione di eventi culturali.

Un tempo, lo stabilimento “Francesco Monaco e Figli” sorgeva vicino alla stazione della Circum Etnea.

Il fabbricato misurava circa 125 metri di profondità con 60 di prospetto e si elevava con i suoi quattro piani per quasi 18 metri. Gli altri locali, magazzini, uffici, il fondaco, si estendevano fino a via Roma.

Le attività che vi si svolgevano erano diverse: pastificio, distilleria e mulino. Nel 1910, i fratelli Monaco si divisero le diverse branche produttive, Antonino impiantò a Catania la distilleria e l’industria dei derivati dell’alcool e Lorenzo continuò a Misterbianco con il mulino e il pastificio. Il mulino in 24 ore era capace di produrre circa 500 quintali di sfarinati. Vi arrivarono a lavorare fino a 200 persone.

Nel 1900 i Monaco cominciarono la produzione dei cognac. Si racconta che le loro cantine potessero contenerne costantemente una riserva di oltre 2000 ettolitri. La fama dello stabilimento era tale che, nel 1901, perfino il ministro Giovanni Giolitti volle venire a Misterbianco per visitare lo stabilimento.

Nel 1919, grazie ai Monaco si ebbe la prima illuminazione elettrica; fin dal 1866, infatti, le strade del centro storico erano illuminate con fanali e lampioni a olio.

Grazie a un contratto tra la ditta Monaco e il Comune, dunque, fu la zona dello stabilimento a godere di questo vantaggio.

La corrente veniva erogata agli utenti senza contatore, a forfait; per avere l’illuminazione pubblica e privata in tutto il paese si dovette aspettare il 1923.


Lo stabilimento contava anche attività di riparazione e manutenzione, con una falegnameria, un reparto per confezionare i sacchi, una fucina, un’officina meccanica, dotata di macchinari per l’epoca modernissimi; un grande pozzo per la necessità di acqua.

Nel corso della sua lunga carriera industriale, la ditta ebbe numerosi attestati di stima e di simpatia; premi, riconoscimenti e medaglie in mostre ed esposizioni, da Catania a Palermo, a Parigi. Lo Stabilimento Monaco con le sue modernità era un’industria all’avanguardia che eccelleva nella capacità organizzativa, nella produzione e nell’esportazione.

Tutto avrebbe fatto pensare a uno sfolgorante futuro e, invece, la sera del 20 aprile 1922 il fuoco (pare fatto appiccare dallo stesso Monaco, snervato dalle incessanti richieste sindacali dei lavoratori) distrusse tutto, lasciando solo le mura esterne, qualche locale e la svettante ciminiera.

Oggi, una volta completati i lavori, lo Stabilimento Monaco sarà per Misterbianco motivo di vanto. La struttura avrà nuova vita, con lo sguardo rivolto alle generazioni future.

Presidente Lions Club di Misterbianco: Santo Prezzavento
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