Sicilia l'Isola da amare
anche attraverso il recupero della memoria storica delle nostre radici

* MESSINA NEGLI ANNI CINQUANTA Come eravamo e come siamo di Franco Toldonato

Lions Club Messina Host Presidente: Antonio De Matteis

Come in una meravigliosa ragnatela, trasparente come un merletto e nel contempo fitta, così l’autore intesse i fili della sua nostalgica memoria che è la memoria di una città e di tutta un’epoca, un vero e proprio microcosmo magistralmente riportato in vita attraverso eventi e personaggi che resero palpitante ed unica una realtà che superò, e supererebbe ancora, la fantasia pur fervida, di registi e scrittori. (G. Catanzaro e Z. Navarra)

 

Messina - Bar Irrera

L’amore è la componente essenziale della nostra vita e il motore che ci porta avanti in quel percorso che prende il nome di “passare degli anni”. Ci si innamora di una bella donna e la si sposa, ci si innamora della vita, sentendo piangere un bambino appena nato, ci si innamora anche di una città e le si resta attaccati. Da questo punto di vista non mi sono fatto mancare nulla: ho sposato una bella donna, ho fatto il medico per difendere e promuovere la vita, sono rimasto in una delle più belle città del mondo, Messina, anche se, negli ultimi anni ce la stanno mettendo proprio tutta per farla diventare brutta, trascurando di fare quello che va fatto per mantenere intatta la sua bellezza o dandosi da fare, in maniera grossolana ed improvvisata, per migliorare non so bene cosa, lasciando, il più delle volte, il loro progetto “migliorativo” a metà.

E allora mi accade, guardandomi intorno, di non riconoscere più la mia innamorata e cerco di rivederla lì dove i mediocri che, senza amore l’hanno amministrata, non hanno potuto metter mano oppure ritorno al passato, agli anni in cui la mia Messina era una gran bella città. Certo mi viene il sospetto di pensare che forse a me sembra che, allora, fosse una bella città mentre… Ma, leggendo “Messina anni ’50” di Geri Villaroel ho scoperto che non si tratta di una mia sensazione e ho rivisto com’era una delle più belle città del mondo ed ho ritrovato una voglia di vita che oggi abbiamo dimenticato.

Nei primi anni cinquanta eravamo all’ennesimo momento di resurrezione di Messina, che, nel secolo scorso, di queste resurrezioni ne ha dovute elaborare anche troppe, tre in un secolo, dopo anche troppe catastrofi, due guerre mondiali e un sisma devastante che ha annullato non solo le testimonianze storiche, ma ha anche cambiato la mentalità dei messinesi.

Tornando alla resurrezione degli anni cinquanta, è naturale che all’indomani di un evento così duro, come fu la seconda guerra mondiale, i sopravvissuti, rientrati dal fronte o dalle zone in cui erano sfollati, si guardarono in faccia e cominciarono a ridere compiacendosi di esserci ancora e di esserci con la voglia di godersi il nostro stretto, la nostra madonnina del porto, il nostro mare, il nostro viale San Martino, la nostra Piazza Cairoli e tutto quello che le bombe non avevano potuto distruggere, compresa la volontà di rinascere e di rivivere dei messinesi.

 

Night Irrera mare

Ma il messinese è sempre quello, non c’è ira umana o naturale devastante che lo possa cambiare, è il solo in tutta Italia, per lo meno, che dia un appuntamento fissandone l’orario con una metodica tutta sua “Ci vediamo fra le sei e le sei e mezza”, là dove un milanese, ad esempio, direbbe alle sei, senz’altro, ma noi ci concediamo, arrivando alle sette meno un quarto di poter essere perdonati, perché il nostro ritardo è stato soltanto di un quarto d’ora.

Il messinese è l’unico a dire bene di tutti, con una sola piccola aggiunta finale, “Peppino è un gran bravo ragazzo… onesto… intelligente… professionalmente, poi, impeccabile…” e voi aspettate, perché lo sapete che, prima o poi la dirà, una parola che, alla fine di tutti questi elogi, ci mette sempre, e finalmente arriva, quasi liberatoria per chi ascolta “Però…” e, dopo quel però una cosa sola, non più, ma smonta tutto quello che si è detto prima, anzi… Si potrebbe dire  “Quel però se lo poteva risparmiare!” Eh no! Se agli antichi romani bisognava dare panem et circenses ai moderni messinesi si deve dare panem et curtigghium.

Il messinese in alcune occasioni è sfrontato e non sa di esserlo, basti leggere la pagina sei del nostro unico quotidiano locale, quella dedicata agli annunci mortuari non è insolito leggere: “Ieri, confortato dall’affetto dei suoi cari, che gli sono sempre stati vicini, si è spento Tal Dei Tali, si ringrazia il personale della casa di riposo che lo ha accolto negli ultimi dieci anni”.

Noi non ci pensiamo, ma la nostra città è sempre stata un teatro con dei personaggi che ne hanno caratterizzato ogni epoca della sua vita, basti pensare al palcoscenico di Piazza Cairoli impreziosito dalla scenografia del bar Irrera (del baro Irera, nel nostro idioma) e ai personaggi che, negli anni cinquanta, vi si alternavano con delle caratteristiche che avrebbero fatto impallidire Strehler, Patroni Griffi… la realtà superava la fantasia di registi e scrittori. Renato Irrera, proprietario del ritrovo Irrera, noto in tutto il mondo, per i migliori gelati, le cremolate di fragola; lo stesso, semplicissimo caffè… da Irrera era un’altra cosa. Renato Irrera era un uomo particolare, di pochissime parole, sempre presente fra i tavoli del suo locale, sia all’interno, in inverno, sia sulla piazza nelle belle giornate messinesi della tarda primavera o in estate.

 

Lido di Mortelle

I suoi collaboratori, si direbbe oggi, ma allora erano i suoi camerieri, li comandava con gli occhi e si faceva capire benissimo, muoveva molto poco le braccia, anche camminando, per cui aveva quasi le sembianze di un pinguino.

Sedere a quei tavoli e non assaggiare uno spumone, un tartufo, un principe di Piemonte, una banana allo spiedo o lo stesso banale pezzo duro era un affronto anche per i camerieri. Fra questi uno particolare era Blandino, che, in quegli anni avrà pure una vicissitudine politica, un giorno si avvicinò al tavolo in cui si erano accomodati tre signori.

Per come era sua abitudine, tirò fuori dalla tasca dell’impeccabile giacca bianca con il suo numero stampigliato in metallo sul bavero, il taccuino e la penna e si accinse a prendere le ordinazioni, il primo chiese una spremuta di limone e Blandino, mortificato dopo che aveva proposto la ricchezza della gelateria del bar, scrisse, il secondo chiese un’alka seltzer e, anche questa volta, obtorto collo, Blandino registrò la comanda, ma quando il terzo disse che per lui andava bene una minerale gasata con un pizzico di bicarbonato, non resistette e disse: “I signori hanno sbagliato, questo è il baro Irera… la farmacia Cananzi è dda nfacci!” e se ne andò. Non era affatto nobile un altro frequentatore di piazza Cairoli, u baruni Mmennula detto così perché nei tavoli dell’Irrera trattava grosse partite di mandorle che produceva nella zona dei Nebrodi.

Altro personaggio fisso dei tavoli del bar era u sinsali, detto immaruto, per il quale nessun desiderio del cliente era un problema “Ccillenza chi voli un appattamento a Nevi locchi non ci sono poblemi, si mi dugna un anticipo…” Per i clienti di Renato Irrera lavorava Minicu Chiantedda, nome d’arte, del lustrascarpe, il quale sapeva riconoscere la signorilità del cliente dalla sua capacità di capire, quando lui dava con la spazzola un colpo sulla chiantedda su cui era appoggiato il piede, che doveva cambiare il piede stesso, in quanto la prima scarpa era stata pulita. Il suo commento, se quello non capiva, era “Nenti, pitoffu è!” Grandioso personaggio fu Pidocchia, nome d’arte meritato sul campo, di Vincenzo Croce, meritato il nome d’arte per gli abitanti dei suoi indumenti.

Vestiva con una larghissima palandrana, a cui erano appese numerose medaglie, lacera e sporca e la sua caratteristica era quella di gridare, a intervalli regolari, “Viva u re!” Inutilmente gli si offrirono grosse somme, fino anche a diecimila lire dell’epoca, per fargli dire “Abbasso il re”, lui era monarchico convinto, anche perché diceva “Iddu i soddi l’avi, chisti chi rruvaru ora si l’hannu a fari e quindi…” (Il profetico pidocchia!) Non ebbe grandi onori in vita, ma il suo funerale fu uno dei più partecipati di quegli anni, moltissima gente… un gran corteo lo accompagnò fino al cimitero e la sua bara era preceduta da una corona su cui era scritto: Umberto di Savoia.

 

Premio David di Donatello

A piazza Cairoli si arriva dal viale San Martino che ha due banchine per il passeggio dei messinesi, le famose vasche, una lato monte e una lato mare. Quella lato monte, quindi di rimpetto all’Irrera, era molto frequentata, meno l’altra che era definita “A banchina di cunnuti”; per tale ragione ogni buon messinese, a maggior ragione se temeva di esserlo, passeggiava lato monte, e al chiosco ad angolo, di recente ristrutturato, si attraversava per raggiungere il ritrovo Irrera. Negli anni ’50 le estati messinesi erano di un fascino estremo, mondanità cittadina in grande spolvero anche in inverno, nei mesi estivi raggiungeva il massimo.

La mattina era d’uopo andare ai bagni che nei primi anni cinquanta erano fondamentalmente tre, due per la medio-alta borghesia: I bagni Vittoria e i bagni Principe Amedeo, uno per tutti: Il lido Sud. Ma nella seconda metà degli anni cinquanta l’apertura a Mortelle, prima del Lido del Tirreno di Alberto Costa e poi del Lido di Mortelle di Rodriguez, se è vero che fecero sparire lo zibibbo e u muluni du faru che su quelle spiagge si coltivavano, è altrettanto vero che portò tutta la città, in particolare la così detta Messina bene, su quegli arenili.

Anche d’estate Renato Irrera era protagonista della vita messinese con le sue serate all’Irrera Mare, il night che non è affatto azzardato definire il più bello del mondo. Occupava la terrazza a mare della fiera, ma si entrava direttamente dalla passeggiata a mare, pagando duecento lire a biglietto (Latri!) e avendo, ogni maschio, diritto ad una coccarda di colore diverso da applicare al bavero della giacca; queste coccarde servivano ad evitare il sovraffollamento delle due piste da ballo che stavano al centro di due grandi gruppi di tavoli, per cui un presentatore della serata annunciava che per quel turno avrebbe ballato la coccarda rossa o la blu o… e gli altri non potevano ballare, tante erano le persone che, la sera frequentavano l’Irrera Mare.

Premio David di Donatello

 

I gruppi musicali più importanti del momento si alternavano sulla pedana da Don Marino Barreto a Marino Marini a Franco e i G 5 a Peter Vanwood agli Havana Cuban Boys a Bruno Martino. Una parte della terrazza era destinata a Ristorante con dei tavolini deliziosi con delle lampade che proiettavano sul tavolo una luce rosa tenue con menu di prim’ordine e servizio di altissima qualità professionale, anche il prezzo della cena, però, era proporzionato.

Tutta la terrazza era circondata da un’alta siepe verde che la divideva dalla fiera e… di fronte l’impareggiabile scenografia del nostro stretto con i traghetti che, passando, si avvicinavano alla terrazza e proiettavano la luce dei loro proiettori sulle coppie in pista, contribuendo a rendere impareggiabile la raffinatezza della serata. A vederla oggi quella spianata, non più terrazza, abbandonata, sporca non la si riconosce più. È come vedere una vecchia signora che cammina con una certa difficoltà, si capisce che deve essere stata una bella donna ma ora… Povera Irrera Mare!

Comunque nel 1955 a Messina si teneva una delle manifestazioni cinematografiche più importanti d’Europa: La rassegna cinematografica. La prima edizione, da un’idea di Arena, Ballo e Bernava fu al Lido di Mortelle, ma dalla seconda in poi, quando assunse un ruolo fondamentale nella cinematografia mondiale, fu sempre all’Irrera Mare che si presentavano i Film che, in quella stagione, avrebbero furoreggiato nel mondo. Una giuria sceglieva il film più bello, l’attore e l’attrice più bravi ed il regista e il produttore più capaci.

La premiazione all’ultima sera al Teatro Antico di Taormina. E a Messina e in quella terrazza a mare si videro i nomi più importanti del firmamento cinematografico mondiale da Sofia Loren a Vittorio De Sica, ad Amedeo Nazzari, ad Alberto Sordi, a Renato Rascel, a Silvana Mangano, giovani talenti come Monica Vitti, Gina Lollobrigida, Jacqueline Sassard, Renato Salvadori, Vittorio Gassman, giovane ma affermato con la sua Anna Maria Ferrero.

E poi i grandi della cinematografia mondiale: Liz Taylor, Richard Burton, Peter O’ Toole, Gregory Peck, Cary Grant, Sandra Milo; una ragazzina era allora Claudia Cardinale e tanti, tanti altri che si raccomandavano per venire a Messina, anche solo per farsi vedere alla rassegna, mentre oggi le divette delle fiction ci snobbano se le invitiamo a qualche manifestazione o chiedono cachet altissimi. E, intanto, accanto dal primo al sedici o diciassette Agosto La grande Fiera Campionaria Internazionale di Messina.

Ci andavano tutti i messinesi e, ogni anno, all’uscita, il commento era sempre lo stesso “St’annu a fera non c’è nenti!”, allora forse era pure vero, ora è uno squallore di sicuro! Quelli che allora c’eravamo abbiamo ancora nelle orecchie la voce che diffondeva la pubblicità dagli altoparlanti della fiera “Quando l’ora della cena scocca… focacce La Rocca” – “Se vuoi veder vicino, se vuoi veder lontano… magazzini ottica Campagnano” e poi, ogni sera un annuncio: “Attenzione si è smarrito un bambino che indossa un pantaloncino di colore… e una maglietta… i genitori sono pregati (era necessario pure pregarli!) di venirlo a ritirare (come un pacco) al posto di polizia”.


 

Teatro dei dodicimila

Io mi ero convinto che ogni sera, in fiera, ci andava un bambino babbo accompagnato da genitori più babbi di lui. Irrera mare, Rassegna cinematografica, Fiera, non erano che momenti di un’estate densissima di avvenimenti, specialmente nel mese di Agosto, quando le attività si moltiplicavano e tutte contribuivano alla realizzazione di un’idea di uno dei geni, che a Messina ci sono stati, un tipografo, Lucio Speranza che aveva inventato l’Agosto Messinese, un mese in cui, oltre a quello che abbiamo già visto, altre manifestazioni riempivano le serate come la dieci ore notturna, una gara per vetture di formula 1 in un circuito fra Messina e Colli San Rizzo per dieci ore nella notte, la coppa Cesare Lo Forte, un vero e proprio campionato del mondo di Basket con squadre come USA, URSS, Spagna, Cecoslovacchia, Italia, Polonia, Cuba, insomma le più forti. E poi ogni sera spettacolo a Piazza Municipio al Teatro dei dodicimila.

Le scalinate davanti al municipio diventavano un grande palcoscenico, la piazza una grande platea (dodicimila posti) e su quel palcoscenico grandi compagnie di rivista (Macario, Dapporto, Rascel), grandi Orchestre (Angelini, Semprini, Segurini, Fragna) grandi cantanti, uno per tutti Beniamino Gigli. Su quel palcoscenico l’ultima recita di Rosina Anselmi.

Presentavano, alternandosi, Nunzio Filogamo e Silvio Gigli. Con le prime piogge le luci dell’Irrera Mare, del teatro dei dodicimila, della fiera, si spegneva- no e si accendevano le luci dei nostri grandi teatri degli anni ’50, le luci di scena del Savoia o del Peloro e la vita continuava con un’attività e iniziative senza uguali. Solo Mike Bongiorno con il suo Lascia o raddoppia, fermava la vitalità messinese… ma solo il giovedì sera!

Oggi ci hanno tolto tutto: chiude Irrera Mare… la rassegna va per alcuni anni a Taormina, ma poi i nostri premi David di Donatello si decide di darli a Roma… chiude il ritrovo Irrera (il vecchio baro Irera) basta con l’Agosto Messinese… la fiera diventa un mercatino di paese, ora davvero “non c’è cchiù nenti a fera!”… cadono distrutti dall’avidità dell’edilizia il Savoia e il Peloro… ci tolgono l’arsenale, il distretto militare, l’Ospedale militare e l’unica energica protesta che i nostri politici e noi messinesi sappiamo mettere in campo è un grido “Peccato!” ad emblemare la nostra rassegnazione. Messina del 2009 è diventata un Nuovo cinema Paradiso, ricca di storia e di storie, ma, anche se gradatamente, in via di demolizione.

Lo hanno capito i nostri giovani che vanno fuori a cercare il loro futuro, vanno a regalare agli altri il loro talento e sono figli o nipoti di quei grandi degli anni ’50 come Quasimodo, Pugliatti, Vannantò, Romano, Saitta, gli amici della mitica Accademia della Scocca. I giovani delle feste della matricola con tre giorni di grande allegria cittadina, i giovani delle tarigghie, i giovani delle notti messinesi a Piazza Cairoli, oggi vecchi, girano cercando di riconoscere chi li ha sostituiti e trovano una città irriconoscibile e vuota. La memoria è la più grande risorsa che ci rimane e la mettiamo a disposizione di chi voglia seriamente e onestamente ricostruire… ma sbrigatevi, non ci resta molto tempo da dedicarvi.

 

Accademia della Scocca

Lions Club Messina Host Presidente: Antonio De Matteis
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