Sicilia l'Isola da amare
anche attraverso il recupero della memoria storica delle nostre radici

* MARIA SS. DEL BOSCO DI NISCEMI Il rito e la sostanza di Gaetano Vicari

Lions Club Niscemi Presidente: Francesco Mongelli

Molto spesso le nostre radici traggono la loro linfa vitale  dalle “profondità del nostro spirito”, perpetuando un  sentimento atavico di venerazione e rispetto verso una  figura, o un’immagine sacra. Profondo e granitico è il sentimento  che i Niscemesi nutrono nei confronti della  “Madonna del Bosco”, il cui culto dura, con immutata e  sincera devozione, da ben 4 secoli. Le nostre radici trovano  sempre il modo di giungere a noi e di manifestarsi, talvolta  attraverso l’abbagliante splendore di un monumento, o di  un’opera d’arte, tal’altra più sommessamente, ma con  altrettanta forza, attraverso le “pieghe” della nostra anima. (G. Catanzaro e Z. Navarra)

Il culto di Maria SS. del Bosco di Niscemi dura  da quattro secoli.

Venerazione, devozione, atto di fede, ritualità:  un quadrifoglio religioso di motivi racchiusi nell’animo  di ciascun Niscemese, un sentimento atavico  incrollabile, un conforto epidermico, un evento  scaturito dalla mano di Dio.

Ecco che cos’è la nostra storia religiosa.

Una storia ammantata da un velo di leggenda,  molto suggestiva ed abbellita, ingrandita e, di  conseguenza, tramandata dall’esaltazione spirituale  e dall’immaginazione popolare.

Angelo Marsiano e la trasmissione popolare  come Turoldo e la tradizione orale rolandiana.

Due tesi per ciascun fatto, nessuna certezza.

Certa e granitica è stata, invece, la venerazione  della Madonna del Bosco da parte di tutti i  Niscemesi.

Dispute chiassose e liti predominavano tra i  contadini quando si dovevano scegliere i 32  uomini che, a piedi scalzi, dovevano spartirsi  l’enorme peso del fercolo che accoglieva la venerata  immagine.

Altri tempi quelli! Solo il ricordo rimane.

A questo proposito la storia ci tramanda che  l’attuale immagine della Madonna del Bosco non  è quella originaria. Il 14 dicembre 1769, infatti,  una disgrazia si abbattè sul popolo niscemese: il  fuoco che, sprigionatosi da due candele, ridusse in  cenere, durante la notte, il quadro della Madonna.

La sciagura incise  profondamente negli  animi dei Niscemesi,  ma non nocque: un  monaco esperto di  Caltagirone ne dipinse  l’immagine ed ebbe  cura di mescolare le  ceneri del precedente  quadro serico ai colori  della riproduzione.

Il germe divino era  ancora presente.

Questo accorgimento impedì ai fedeli di incrinarne  la venerazione che rimase sempre identica e  autentica nel popolo di Niscemi.

A maggio è tradizione “fari u viaggiu a  Maronna”. Si tratta di un voto per una grazia rice-  vuta. È un atto di fede compiuto giorno dopo  giorno, per trenta giorni, a volte anche a piedi  scalzi, effettuato dall’abitazione di chi ha ricevuto  la grazia o di chi ha promesso un voto per grazia  ricevuta, sino al santuario.

Devozione, questa, diffusa e sentita ancora oggi.  Il coinvolgimento dei Niscemesi diviene totale  durante il secondo periodo della festa che cade,  come pendant al 21 maggio, la terza domenica di  agosto. Perché? Esistono ragioni remote e opportunità  sociali che hanno giustificato lo slittamento  della festa.

Il primo motivo fu di ordine economico. A  maggio, infatti, il contadino non aveva nessun  introito e solo la raccolta e la vendita del grano  ad agosto poteva rappresentare la sua salvezza  economica.

La seconda ragione, di valenza più recente, è  stata di ordine pratico.

Niscemi è un paese con un forte tasso di emigrazione.  Ne consegue che il rientro da terre lontane  dei lavoratori e dei professionisti locali costituisce  ancora oggi un appuntamento fisso a cui i  figli “strappati” alla nostra terra non vogliono  rinunciare.

La festa, che continua ad emanare sempre lo stesso  fascino, catalizza tutti, dominando sempre più i  nostri cuori.

Niscemi dal presidente del Lions Club: Francesco Mongella
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