Sicilia l'Isola da amare
anche attraverso il recupero della memoria storica delle nostre radici

* LE MONETE GELESI, VERI CAPOLAVORI D’ARTE NUMISMATICA di Nuccio Mulè

Lions Club Del Golfo di Gela Presidente: Giosuè Franco Furnari

La memoria del nostro passato può tradursi anche nella giusta esaltazione di un tesoro in monete. Quello di Gela costituisce il maggiore ritrovamento numismatico di tutto il mondo greco-arcaico e trova nel suo famoso “Tetradramma” la sua più tipica rappresentazione del duplice legame con la città: per i simboli in essa effigiati, e per l’indubbio talento degli antichi incisori gelesi, capaci di creare capolavori tra i più ammirati nella numismatica siceliota, e non solo.(G. Catanzaro e Z. Navarra)


Notevole fu il progresso dei nostri antichi progenitori geloi nelle arti e nell’industria; oggetti finissimi d’oro, d’argento e di bronzo, monete e vasi dipinti, anfore e cimeli ritrovati ne sono una testimonianza.

Il commercio esercitato dai Geloi consisteva nell’esportazione dei prodotti del suolo e della coroplastica (uso della terracotta per la produzione dei vasi), oltre che nell’Isola, in Grecia e a Roma.

Strumento indispensabile dell’attività commerciale fu la moneta. Inventata poco dopo il ’700 a.C., fu da prima d’elettro (una miscela naturale d’oro e argento), poi di metallo fuso costituito da argento e oro; solo la polis aveva il potere di emettere moneta e di garantirla con il proprio simbolo.

Il sistema monetario che dall’Età di Pericle in poi ebbe la prevalenza nel mondo greco, fu quello ateniese, basato sulla “dracma”, un’unità di misura pari a 4,35 grammi d’argento. Le monete e le medaglie di Gela effigiavano i suoi tiranni, il minotauro, una spiga di grano ed i cavalieri (la fama della cavalleria geloa era largamente diffusa nella tradizione degli scrittori antichi). Una delle monete oggi più conosciute è il Tetradramma di Gela con la protome del toro “androprosopo”, cioé a testa umana con attributi taurini, personificazione del fiume Gela ed emblema della monetazione geloa; su tali motivi gli antichi maestri incisori di Gela esercitarono tra il VI e il V secolo a.C. la loro capacità di creare capolavori tra i più ammirati della numismatica siceliota.

Gli attributi della spiga e del grano e del chicco dell’orzo nella monetazione, posti accanto al simbolo del fiume, chiaramente fanno rilevare che la città di Gela trovava la sua ragione di vita e di prosperità nell’industria agricola. I periodi di libertà (democrazia) sono espressi invece col simbolo del cavallo sbrigliato mentre i trionfi olimpionici (Gela fu la prima città siceliota ad essere rappresentata nel Grande Santuario Nazionale di Olimpia) erano rappresentati con la ruota del carro: prima Pantares (nel 488 a.C.), cittadino geloo, e dopo (474 a.C.) Polizelo, tiranno di Gela, vinsero la gara della corsa dei carri rispettivamente in Olimpia ed a Delfi; lo stesso Polizelo, in onore della vittoria, donò a quest’ultima città greca una quadriga di bronzo, andata perduta, cui apparteneva il famoso Auriga, l’unica parte rimasta, che si conserva oggi nel Museo di Delfi; i simboli del pesce e del pellicano rappresentano l’ab- bondanza della pesca e della caccia; la colonna dietro i cavalli della biga raffigura la dovizia dei suoi templi; la figurazione del cavaliere ignudo, a cavallo di un ariete corrente, rappresenta la ricchezza delle sue mandrie.

Oggi decine e decine di esemplari delle antiche monete di Gela si trovano nel nostro Museo, esposte in eleganti vetrine; la maggior parte di esse proviene dall’ex stazione ferroviaria (1956), da Bitalemi, da Sofiana, da Passo di Piazza, da Manfria e da Casa Castellano.

Il tesoro di Gela, il maggiore ritrovamento di tutto il mondo greco-arcaico, prima del suo trafugamento dal Museo (avvenuto nel 1973) era costituito da ben 847 monete così ripartite: 251 tetradrammi di Gela, 16 tetradrammi e 2 didrammi di Siracusa, 387 didrammi di Akràgas, 2 tetradrammi di Zankle, 2 tetradrammi di Akantos e 187 tetradrammi di Atene. Nel recupero del tesoro, effettuato dall’INTERPOL nel 1975, però, sono andati perduti circa 300 esemplari.

Il monetiere del museo di Gela, dopo ben 28 anni di chiusura, è stato riaperto alla pubblica fruizione il 23 luglio del 2001, grazie all’impegno della Soprintendente Dott.ssa Rosalba Panvini e alle sollecitazioni decise e costanti della locale associazione Archeoclub d’Italia. Progettista e direttore dei lavori di allestimento espositivo è stato l’Arch. Stefano Biondo; lo studio, la disposizione e la didascalizzazione nelle vetrine è stata curata dalla Prof.ssa Maria Caccamo Caltabiano, titolare della Cattedra di Archeologia Greca e Romana dell’Università di Messina, e dal Prof. Salvatore Garraffo, del Centro di Studio sull’Archeologia Greca del CNR di Catania.

Il monetiere del Museo di Gela, costituito da circa 2000 esemplari, oltre alle monete di epoca greca espone pure quelle dell’Età romano-repubblicano, romano-imperiale, bizantina, medievale e moderna. In occasione della riapertura del monetiere è stato stampato un volumetto di 133 pagine dal titolo “Moneta come, Moneta perché”.


 

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