Sicilia l'Isola da amare
anche attraverso il recupero della memoria storica delle nostre radici

* LA SCULTURA LIGNEA NELLA CHIESA DI SAN MICHELE DI ISNELLO di Salvatore Sideli

Lions Club Madonie Presidente: Salvatore Sideli

Il recupero delle nostre radici storiche e artistiche può avvenire anche attraverso l’osservazione attenta di una chiesa, contemplandone ad esempio il prezioso tetto a capriate, di legno intagliato, dipinto da valenti soffittatori siciliani secondo un’arte antica risalente al XII secolo. Essa fu ripresa nel XIX secolo, quando il popolo siciliano “trovò”, nell’ormai classico “carretto”, una sua peculiare forma artistica ed espressiva, ricca di significati, fascino e storia. (G. Catanzaro e Z. Navarra)


La Chiesa di San Michele Arcangelo, situata nel nucleo più antico dell’abitato (Terravecchia) di Isnello, al pari di alcune altre insediate nel suo territorio non ha origini ben determinate, risultando in passato classificata dapprima di oscura fondazione2, poi di epoca tardo medioevale. Sicuramente la Chiesa è stata rimaneggiata nel 1700.

Per descrivere nella sua interezza le peculiarità di questa Chiesa, mi avvalgo qui di seguito di un pregevole lavoro a suo tempo utilizzato come tesi di laurea dalla Professoressa Maria Cristina Perricone che ringrazio per la opportunità avuta.

La Chiesa di San Michele, così semplicemente indicata dagli Isnellesi, al suo interno è arricchita da stucchi del coro attribuiti a Giacomo Messina, da una tela raffigurante i Diecimila martiri attribuita dapprima a Giuseppe Salerno – lo Zoppo di Gangi – poi assegnata a Martino Russitto, pittore degli inizi del 1600.

Di notevole importanza, però, sono le opere di intaglio ligneo tra cui il soffitto a capriate in legno dipinto.

Questa opera che esalta l’opera dei soffittatori siciliani è di “tipo normanno”, in uso fino al cinquecento; soffitti analoghi sono stati quelli del Duomo di Monreale e del Duomo di Messina, entrambi distrutti da incendi rispettivamente nel 1811 e nel 1259.

La suddetta copertura viene ritenuta originaria, definita quindi nel XIV secolo, dopo cioè il declino della tipologia araba ad alveoli e stalattiti.

Solo nel diciottesimo secolo, secondo alcuni esperti, sarebbe stato dipinto il soffitto con decorazioni floreali e fitomorfe di gusto barocco.

Il soffitto nella parte della navata centrale è composto da otto capriate unite dalla carena, i cui intagli richiamano quelli della Cappella Palatina di Palermo.

Gli spioventi sono divisi in riquadri, a loro volta suddivisi in cassettoni, nove per ciascun riquadro.

I puntoni sono sostenuti da mensole scolpite che terminano alternativamente con facce di draghi e di uomini.

La parte del soffitto della percorrenza laterale della Chiesa e della parte sovrastante l’altare presenta una struttura diversa. Infatti, manca la carena e la catena delle capriate, mancano le mensole a sostegno dei puntoni; i riquadri ed i cassettoni, inoltre, sono di dimensioni ridotte.

Le decorazioni pittoriche del soffitto, considerando la decorazione fitomorfa delle catene della navata centrale, richiamano la cultura barocca; nei cassettoni a fondo azzurro spiccano, disposti centralmente, fiori a quattro petali di colore bianco e rosa.

Nei cassettoni della parte laterale e di quella sovrastante l’altare sono dipinti fiori stilizzati a otto punte di riminiscenza islamica, come risulta anche nelle decorazioni del tetto ligneo della Cattedrale di Nicosia.

Nella fascia laterale sinistra di appoggio al tetto, nella navata centrale, all’interno di tre scudi formati da volute e affiancati da decorazioni fitomorfe o da puttini è riportato il motto di San Michele Quis ut Deus, traduzione latina del nome che in ebraico vuol dire “chi è come Dio” e le due lettere simbolo del Cristo, cioè Alfa e Omega.

La pittura del tetto è l’espressione dell’attività dei soffittatori siciliani iniziata nel XII secolo influenzata da esemplari di cultura islamica e proseguita autonomamente sino al XVI secolo.

L’arte pittorica siciliana rinasce successivamente nel XIX secolo allorquando il popolo siciliano trovò nel carretto il modo di avere una sua arte.


 

All’interno dello scrigno della Chiesa di San Michele sono allocate diverse opere lignee:

• Reliquiari a busto delle Sante Lucia e Agata

• San Michele Arcangelo

• Crocifisso ligneo

• Altare maggiore

• Crocifisso

• Pulpito

• Tabernacolo

• Organo

• Stalli corali

• altro Tabernacolo

 

RELIQUIARI A BUSTO DELLE SANTE LUCIA A AGATA

 

Sono allocati sul cornicione delle pareti alla destra ed alla sinistra dell’altare maggiore: sono in legno dipinto cm 40×70 cm ca. della metà del XVI secolo, di ignoto scultore siciliano.

Raffigurate a mezzo busto hanno il viso dipinto, i capelli scolpiti che cadono lungo le spalle, la veste dorata. Al centro del petto si trova la teca porta reliquia.

I busti poggiano su una base lignea dorata che termina con due elementi a voluta ai lati; nella parte centrale della base si scorge un piccolo stemma dove probabilmente era scritto il nome della Santa.

Esemplari di busti-reliquiari in legno si trovano nel Duomo di Siracusa e nel Museo Diocesano di Messina oppure nella Chiesa Madre di Caccamo e nella Chiesa di San Francesco di Paola di Palermo.

 

SAN MICHELE ARCANGELO

 

Ad avviso degli studiosi, l’opera proviene dalla primitiva chiesa dell’Ospedale di San Michele Arcangelo di Isnello; peraltro, a seguito di alcune modifiche della sua struttura, alla fine del Settecento, il San Michele calpestatore di Satana è diventato un San Michele vittorioso.

L’opera è da raffrontare con il San Michele di scuola gaginiana allocato nella Chiesa di Nicosia.

 

CROCIFISSO LIGNEO

 

Si trova sopra il tabernacolo dell’altare maggiore; il Cristo, inserito in una croce astile dipinta in rosso di recente fattura, si ricollega all’attività di ignote maestranze locali dell’area madonita verso la fine del XVI secolo.

Il corpo del Cristo è in asse con la croce, senza alcuna torsione; il perizoma annodato di fianco e ricadente di lato si ispira alla maniera cinquecentesca anche per la preziosa decorazione in oro zecchino. Questo indumento richiama per la forma e la decorazione quello del Crocifisso più grande situato nella chiesa del Purgatorio di Mistretta.

 

ALTARE MAGGIORE

 

Di epoca tardo settecentesca, è sormontato da una cornice di polittico cinquecentesca; è opera di maestranze locali e reca scolpiti nella parte centrale due stemmi con giglio araldico.

Un esempio di cornice per polittico è quello nella Matrice vecchia di Castelbuono caratterizzato da struttura meno imponente e con più scomparti.

La cornice dell’altare è suddivisa in tre scomparti, quelli laterali più piccoli sono affiancati da esili colonne tortili sormontate da un angelo a tutto tondo.

Lo scomparto centrale è inserito fra due colonne scanalate con capitelli corinzi e con la parte inferiore scolpita con elementi floreali che attorniano la testa di un cherubino alato ed uno stemma.

Al culmine della struttura vi è una edicola al cui centro è scolpito, a bassorilievo, il Padre Eterno con il globo nella mano sinistra e la destra in segno benedicente che richiama la tipologia della cornice del polittico della Matrice vecchia di Castelbuono dove la struttura culmina con la medesima figura, realizzata però a tutto tondo.

 

CROCIFISSO


Situato sopra l’altare della parete destra della Chiesa e tradizionalmente datato 1627, è attribuito a Frate Umile da Petralia o alla sua scuola.

Il Crocifisso inoltre è accostato a quello della Chiesa di S. Maria di Gesù a Chiaramonte Gulfi per il volto dall’espressione sofferente e sorridente insieme, il naso sottile, la barba scolpita che si allarga appena sotto il mento.

È utile ricordare che la presenza di questo artistico Crocifisso diede origine nel 1627 alla Confraternita de “I Coronati” che avevano come distintivo una corona di spine sul capo e una cordicella al collo, nonché alla sacra rappresentazione della Passione denominata “Casazza di Isnello”.

 

PULPITO

 

Di opera barocca, ha forma poligonale, le due facce laterali sono di dimensioni minori rispetto alle tre centrali più ampie al cui interno figurano i tre Arcangeli posti entro nicchie con una conchiglia intagliata nella parte superiore. Le nicchie sono affiancate da colonnine tortili, mentre sporgenti volute di foglie d’acanto separano una faccia dall’altra.

Nella parte superiore la cornice modanata è intervallata da intagli fitomorfi, mentre la faccia inferiore presenta scolpite alcune testine di cherubini alati.

In ordine alla mano dell’artista che ha scolpito il pulpito, ci si è riferiti a Pietro Bencivinni autore, fra l’altro, anche del pulpito della Chiesa di San Francesco di Petralia Sottana. Anche se quest’ultimo è indubbiamente più ricco di quello di Isnello, la tipologia architettonica, i fregi, le volute ed il baldacchino nella parte superiore sono gli stessi.

La struttura, inoltre, è “retta” da tre imponenti figure di donne alate, delle cariatidi, la cui parte inferiore del corpo è costituita da una grossa foglia di acanto che si avvolge su se stessa.

Il baldacchino che reca nella parte centrale della faccia interna una colomba simbolo dello Spirito Santo è contornato da un fregio scolpito e merlato e culmina con una statuetta raffigurante un angelo.

 

TABERNACOLO

 

Il tabernacolo rientra tra la produzione delle custodie in legno di Pietro Bencivinni e presenta affinità con la custodia della Chiesa di S. Maria delle Grazie di Polizzi e con quella della Chiesa dei Cappuccini di Linguaglossa.

Il tabernacolo è disposto su due ordini frammezzati da una cornice modanata, che vanno restringendosi fino a terminare nella cupola sormontata da una piccola croce.

Nella parte inferiore entro una nicchia intagliata prospetticamente in forma di cappella, è il Risorto; ai lati vi sono due colonnine tortili che ritroviamo più volte ripetute nella stessa opera e che costituiscono uno degli elementi ricorrenti della cultura figurativa barocca presente non solo in opere architettoniche ma anche in quelle decorative e ornamentali.

Le facce laterali della parte inferiore sono decorate da elementi a voluta che contengono nella parte centrale o un puttino o figurine di donna, che ritornano nella parte superiore ripetuti sino a coprirne interamente la superficie che in alto al centro custodisce, dentro una piccola teca, le reliquie di San Massimo.

 

ORGANO

 

Si trova addossato alla parte di fondo della Chiesa; il colore dominante è il bianco, probabilmente frutto di un intervento posteriore alla costruzione dell’organo con ombreggiature in oro.

La cantoria, le sette nicchie intagliate a forma di cappella a tre navate divise da esili colonne, ospitavano statuine; la nicchia centrale doveva contenere la raffigurazione di San Michele.

Tutta la struttura è sorretta da tre aquile con le ali spiegate, le canne sono custodite entro un struttura a tre campate frammezzate da un pregevole intaglio.

L’organo è opera, forse, di Antonino la Valle, organaro del 1600.


STALLI CORALI


Trattasi di due panche addossate alle pareti a fianco dell’altare maggiore, ognuna ha cinque posti, segnati dai piedi alla base, realizzati con volute acantiforme scolpite. Questo elemento si ritrova sia nei braccioli laterali che nella spalliera.

L’opera è di produzione artigianale locale della fine del XVII secolo.

 

ALTRO TABERNACOLO

 

Si trova su un piccolo altare laterale della parte sinistra della chiesa, alle sue spalle un busto in cartapesta dell’Ecce Homo.

Il tabernacolo in legno dipinto con decorazioni dorate è sormontato da una crocetta astile in ebano con il Crocifisso in mistura.

La cornice modanata ha il fregio inferiore decorato da piccoli fiorellini ed elementi a girali acantiformi nella parte centrale; la stessa decorazione è ripetuta nel tabernacolo lungo la fascia inferiore. Il portellino è inserito entro due colonnine tortili dorate.

Ai lati il tabernacolo è affiancato da due conchiglie intagliate inserite entro elementi a voluta acantiformi che culminano in due figurine a mezzo busto.

Anche questo tabernacolo è opera di maestranze locali del XVIII secolo.

Lions Club Madonie Presidente: Salvatore Sideli
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