Sicilia l'Isola da amare
anche attraverso il recupero della memoria storica delle nostre radici

* LA SCIARA, IL PASTORELLO E LA CITTÀ DELLE 99 CHIESE di Giuseppe Pagano

Lions Club Randazzo Presidente: Giuseppe Pagano

Nell’«Isola da amare» molto spesso le bellezze monumentali si fondono con quelle paesaggistiche. Così è anche nel caso di Randazzo, ridente cittadina sulle pendici dell’Etna che, con le sue torri e le sue strade strette e tortuose custodisce ancora l’incanto del passato, ma si pone anche in pole position nel turismo di oggi, quale prezioso gioiello naturalistico. Esso è l’unico luogo in Europa circondato da ben tre parchi: quello dell’Etna, quello dei Nebrodi ed il Parco fluviale dell’Alcantara.(G. Catanzaro e Z. Navarra)

Per Goethe l’Italia senza la Sicilia non lascia immagine nello Spirito e l’Isola è la chiave di tutto: in questa sorta di equazione c’è racchiusa l’esperienza di un viaggiatore attualissimo che continua a raccontare ancora oggi un percorso di assoluto pregio naturalistico e ambientale. E quella Sicilia trova nell’Etna, il vulcano attivo più alto d’Europa, l’icona fedelissima, il simbolo per antonomasia.

Terra dei contrasti e dei colori la Trinacria, dove il nero della sciara (così le popolazioni locali indicano la lava), si specchia nelle cristalline acque del fiume Alcantara o dove, ancora, la scura pietra trova alta espressione artistica nei portali e nelle bifore, nelle Cattedrali e nelle ville di campagna. Malgrado abbia sofferto ripetute e violente distruzioni, Randazzo con le sue mura, le sue torri, i suoi monumenti, le sue strade strette e tortuose sormontate da archi, può ancora considerarsi come un unico organismo, un monumento insigne che ci riporta ai tempi lontani del suo splendore.

La posizione di Randazzo è quanto mai felice. Il paese, il più vicino al cratere centrale dell’Etna, si adagia sulle falde settentrionali del monte, in mezzo a fertili campagne. Il suo clima di mezza montagna è asciutto in inverno e fresco d’estate, per cui nei tempi antichi, re e regine scelsero questo luogo per la villeggiatura delle loro corti. Randazzo si trovò anche al centro delle grandi invasioni storiche che percorsero la Sicilia per lunghi secoli, per cui su di essa convergevano strade di grande interesse logistico e turistico che la congiunsero con i centri più vitali dell’Isola.

Secondo lo storico randazzese, arciprete e canonico, don Giuseppe Plumari (1770-1851), sacerdote colto che dedicò l’intera sua vita a dare memoria storica a questa città, Randazzo, in provincia di Catania, sarebbe la risultanza di una preesistente pentapoli: Triracia, Triocala, Tissa, Demena e Alesa. Esse, distrutte nel periodo delle guerre civili di Roma, sarebbero rinate ad opera dell’imperatore Ottaviano in quella cittadina che sarà poi Randazzo la quale, appunto, trarrebbe il suo nome dalla corruzione del nome Triracium, divenuto prima Rinacium, poi Ranacium ed infine Randacium.

A proposito d’incursioni arabe è strettamente collegata la leggenda della nascita dell’attuale Basilica di Santa Maria, in pieno centro cittadino.

Narra la leggenda che nel territorio dove ora sorge il quartiere di Santa Maria fosse fiorente, nei tempi antichi, una comunità di cristiani i quali avevano una singolare pietà verso la Madre di Dio, di cui veneravano una bellissima immagine, di chiara marca bizantina, ancora visibile all’interno della stessa basilica. Al sopraggiungere delle persecuzioni musulmane, i buoni fedeli si rifugiarono in una grotta sulle balze dell’Alcantara dove nascosero pure l’immagine della Madonna, non volendo che venisse profanata dagli infedeli. Credettero opportuno, però, prima di scappare via, chiudere con un muro l’ingresso della grotta medesima e, come ultimo atto di amore filiale, accendere un lumicino, quasi a simboleggiare il loro amore verso la Santa Madre di Dio. Dopo molti decenni, sempre secondo questa leggenda, un pastorello, intento ad accudire al proprio gregge, fu improvvisamente attratto dall’intermittente brillare di una fiammella che traspariva da un’anfrattuosità della roccia lavica. Incuriosito, applicò il suo occhio alla fessura e, con grande meraviglia, vide una sfavillante fiammella che, a memoria sua e di tutti gli abitanti della contrada, nessuno aveva mai acceso. Era la stessa che gli antichi buoni cristiani, tanto tempo prima, avevano lasciata accesa dentro quella grotta, davanti all’immagine della Madonna. Subito si gridò al miracolo e, pieni di entusiasmo, i nuovi fedeli vollero sullo stesso posto costruire una chiesetta che, dapprima in legno, venne successivamente ampliata nel corso dei secoli, fino a diventare quel magnifico e ricco tempio che possiamo ammirare ancora oggi: la Basilica di Santa Maria.

Leggenda a parte, da Randazzo passarono davvero i potenti e l’impianto urbanistico della Città, con le sue Chiese e basiliche, i palazzi e le strade, rendiconta i fasti passati.

Con la conquista normanna del 1078, quando si tentò di espugnare la roccaforte araba di Taormina, un folto gruppo di Lombardi si stabilì con il Conte Ruggero a Randazzo. Passando gli anni le popolazioni si amalgamarono, ma vissero sempre in tre distinti quartieri: S. Maria, S. Nicola, S. Martino e parlando ognuno il proprio dialetto. Nel 1089 transitò Papa Urbano II in viaggio verso Troina dove intendeva incontrare il Conte Ruggero; il Pontefice celebrò una messa a S. Maria e stabilì anche il predominio di questa Chiesa su tutte le altre della città.

Durante il regno di Enrico VI, Costanza e il figlio Federico abitarono a Randazzo. Divenuto sovrano, Federico II ritornò a Randazzo. La presenza frequente dei regnanti fece sì che Randazzo acquistasse il ruolo di grande città per cui venne cinta di mura e di torri e fu sede di molti importanti avvenimenti.

Anche sotto il dominio degli Aragonesi la città crebbe, venendo dichiarata Città demaniale; ebbe i suoi Capitoli civici e, per quattro mesi all’anno, divenne residenza estiva della Corte. Il fatto più importante del XV secolo fu, nel 1492, l’emanazione di una legge contro gli Ebrei da parte di Ferdinando. Questo causò la soppressione della loro fiorente colonia a Randazzo e fu uno dei motivi del rapido e conseguente decadimento economico della città. Il 28 ottobre 1535 fu Carlo V a visitare Randazzo. Nel 1539 Randazzo fu saccheggiata per 4 mesi dai soldati della Goletta che, non avendo avuto il soldo pattuito con il sovrano, saccheggiarono tutta l’isola. Ad essi si aggiunse una disatrosa colata lavica che distrusse una fertile contrada del territorio della città.

Uno dei motivi del decadimento economico della città, fu l’esoso prezzo di riscatto imposto dai re alle città che volevano mantenere il loro stato demaniale. Le esuberanti richieste dei sovrani causarono delle rivolte in varie città.

Quella più consistente ebbe luogo a Randazzo tra il 16 luglio e il 9 agosto del 1647, durante la quale il popolo bruciò gli archivi delle tasse e appiccò il fuoco al palazzo del Sindaco. Sotto la dominazione spagnola, la città non ebbe più alcun peso politico, sociale ed economico.

La crisi dell’agricoltura, la grande depressione e i bombardamenti disastrosi del ’43, piegarono la città, definita proprio per la distruzione provocata dai bombardieri ango-americani, una seconda Cassino. Circa l’ottanta per cento del patrimonio architettonico e monumentale fu distrutto e con esso scomparve, ma non definitivamente, un patrimonio di conoscenza storica davvero importante per ricostruire e datare i maggiori avvenimenti della Sicilia e del Mediterraneo.

Oggi Randazzo, dopo la disastrosa colata lavica del marzo 1981 che distrusse il cuore produttivo agricolo e la zona residenziale a sud, sta cercando di risollevarsi agganciando la propria economia alle nuove esperienze del mercato e, dunque, cercando di favorire la nascita di aziende turistiche ed agrituristiche, di trasformazione alimentare e dei prodotti tipici. Molta importanza viene data alle produzioni olivicole e vitivinicole, con il rinnovato interesse da parte di aziende internazionali sul fronte anche dell’agricoltura biologica.

Interessante il segmento del turismo verde e ambientale; Randazzo è l’unica cittadina in Europa cinturata da ben tre parchi naturali: il Parco dell’Etna, il Parco dei Nebrodi e il Parco Fluviale dell’Alcantara.

Questa felicissima collocazione, al centro di itinerari naturalistico-ambientali di pregio, pone Randazzo in pole position sul fronte del turismo destagionalizzato, e ruotano attorno a questo asse portante gli sforzi economici e imprenditoriali per creare ulteriore valore aggiunto.

È in questo tessuto sociale che si muove con molteplici e interessanti iniziative il Club Lions di questa città.

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