Sicilia l'Isola da amare
anche attraverso il recupero della memoria storica delle nostre radici

* LA MEMORIA DELLE NOSTRE RADICI di Luigi Celebre

Lions Club Milazzo Presidente: Salvatore Picciolo

Come una cartolina del passato, seppure un po’ sbiadita, ci riporta a ricordi ancora vividi nella nostra memoria, così le pagine che seguono ci riportano alle radici storiche, culturali e socio-economiche della Milazzo che fu, facendone rivivere, con malinconica nostalgia, luci ed ombre che il trascorrere del tempo non ha cancellato…(G. Catanzaro e Z. Navarra)

Una prima distinzione è opportuna tra ciò che appartiene al passato remoto e cioè alla storia ed alle leggende e ciò che può dirsi memoria perché si riferisce al ricordo della generazione anziana ed a quello della narrazione della generazione immediatamente precedente che può rientrare nel modo di dire: “a memoria d’uomo”.

Trattando quindi per Milazzo la memoria relativa al secondo periodo si rileva una espansione degli insediamenti intorno al porto e verso la città bassa la quale si arricchì di numerosi pregevoli palazzi e di ville stile Liberty.

E vicino al porto sorsero anche delle industrie e la vecchia stazione ferroviaria. È bene accennare alle vicende della costruzione di quest’ultima, anche per evidenziare il carattere forte e volitivo della classe politica milazzese di quella ormai lontana epoca. Subito dopo l’unità d’Italia, quando iniziò la progettazione della linea ferroviaria Messina-Palermo i progettisti volevano far passare la linea ferroviaria molto più a sud, verso Olivarella, per evitare di realizzare la stretta curva, quasi a gomito, del rilevato ferroviario per raggiungere Barcellona.

La classe politica milazzese, validamente rappresentata anche al Consiglio Provinciale, insorse unanime e con essa tutto il popolo.

Milazzo voleva, ed ottenne, che la stazione ferroviaria fosse vicina al porto.

La lotta registrò momenti di aspre polemiche culminate con un telegramma, molto offensivo, inviato dal Sindaco di Milazzo, marchese Proto, al Presidente del Consiglio dei Ministri.

Carattere non solo forte ma anche orgoglioso quello dei milazzesi di quell’epoca che si accollarono le spese per la costruzione del fabbricato della stazione, che ha uno stile differente e più elegante rispetto a tutte le altre della linea Messina- Palermo.

Vecchia Stazione di Milazzo - Passaggio del primo treno

 

La vicinanza della stazione al porto, nei pressi del quale già esistevano dei mulini, fu di stimolo e di beneficio per l’attività commerciale e per l’importazione nonché per l’esportazione dei prodotti di tutto il vasto hinterland milazzese.

La stazione ferroviaria ed il porto rappresentarono i centri vitali di Milazzo ed assunsero sempre maggiore importanza nell’hinterland a seguito del terremoto di Messina del 28 dicembre 1908, che rese inagibile per diversi anni lo scalo messinese.

Lo scalo merci aumentò sempre di importanza per cui sorsero anche diverse agenzie di spedizione ferroviaria.

Nel periodo della esportazione dei prodotti ortofrutticoli partivano dallo scalo merci giornal- mente decine di carri ferroviari verso i mercati del nord Italia e della Germania.

Per agevolare la conservazione dei prodotti, sui carri venivano caricate anche lastre di ghiaccio prodotte dalla fabbrica del ghiaccio esistente in piazza Nastasi.

Dopo alcuni decenni dalla fine della guerra tale attività andò sempre più diminuendo sia per la concorrenza del sud della Sicilia che per la crescita del trasporto su gommato.

Poiché il castello di Milazzo era adibito a carcere giudiziario con cadenza periodica, con i vagoni cellulari, venivano effettuate le traduzioni dei detenuti. Nel fabbricato della stazione vi era una stanza con cancelli per la loro sosta.

I detenuti ammanettati, ed eventualmente incatenati a seconda della pericolosità, venivano fatti salire su carrozze scortate dai carabinieri e trasportati fin quasi all’ingresso del Castello. L’ultimo tratto di strada lo completavano a piedi.

Maggiore curiosità provocavano le traduzioni straordinarie perché riguardavano elementi pericolosi e, nel periodo della esistenza del confino a Lipari, politici contrari al regime fascista.

Fra quest’ultimi transitarono personaggi che nella ripresa democratica occuparono posti di grande rilevanza nazionale.

Dopo qualche mese dall’occupazione alleata di Milazzo, avvenuta il 15 agosto 1943, esplosero allo scalo merci alcuni carri ferroviari pieni di munizioni provocando dei morti.

Il 28 novembre 1991 nella vecchia stazione ferroviaria cessò l’attività con il passaggio degli ultimi treni alle ore 22,10 e subito dopo i muratori provvidero a chiudere con mattoni le porte di ingresso.

Quanti ricordi sono legati alla vecchia stazione! Per limitarci alle generazioni che vi passarono negli anni a cavallo del 1940…, la partenza per la guerra, il mesto ritorno dopo la sconfitta, le speranze ed i sogni dei giovani studenti universitari e delle medie superiori che giornalmente, nell’immediato dopoguerra, la raggiungevano a piedi dal Borgo, dal Tono, da Vaccarella, da Santo Pietro per prendere l’unico treno che li portava a Messina.

Il mare era più vicino alle case ed il porto non aveva l’aspetto attuale.

In esso negli anni del primo conflitto mondiale (1915-’18) venne installato, all’altezza del molino Lo Presti, un idroscalo militare che rimase in attività fino alla occupazione alleata (1943).

Nell’idroscalo, nell’ultimo periodo, vi erano tre idrovolanti.

Idroscalo militare

 

Il collegamento con le isole Eolie, per le quali Milazzo è stato da sempre l’approdo naturale di terraferma, fino agli anni ’50 veniva assicurato da un vaporetto che partiva la mattina e ritornava nel tardo pomeriggio.

Ad attenderlo, oltre ad alcuni cocchieri con le loro carrozze, vi era sempre un piccolo gruppo di curiosi per assistere alla manovra di approdo al pontile in legno che sporgeva dalla banchina per circa tre metri. Il vaporetto gettava l’ancora al centro del porto, si girava di poppa e veniva indietro veloce, poi invertiva la marcia per fermarsi con la poppa al punto giusto per potere abbassare la passerella sul pontile.

Non sempre la manovra riusciva perfettamente ed il vaporetto doveva essere posizionato meglio in forza con le corde agganciate alle bitte del molo.

La manovra era quindi oggetto di discussione sulla maggiore o minore bravura dei comandanti.

Con l’avvento del turismo nelle isole i collegamenti andarono sempre più aumentando e ven- nero costruite altre banchine per l’approdo. Nel pomeriggio del 27 marzo 1943 da un sommergibile inglese venne affondato il piroscafo “Sidamo” che era ormeggiato nella banchina di largo dei Mille.

In quell’epoca sulla banchina erano state installate delle rotaie ferroviarie perché era in programma un collegamento con la Calabria con traghetti, nell’eventualità di danneggiamento delle invasature della stazione marittima di Messina.

Il successivo 9 maggio venne affondato, forse dallo stesso sommergibile, nei pressi dell’isola di Vulcano, il vaporetto postale “Santa Marina” nel viaggio di ritorno per Milazzo.

Nel molo di via dei Mille venivano allineate botti piene di bucce di agrumi che venivano trasportate da Barcellona con i “carrematti” trainati da buoi. Quando il molo era pieno venivano caricati su una nave con destinazione Liverpool.

Negli anni ’50 Vincent Cronin, forse parente del famoso autore de “La Cittadella”, scrisse un reportage denigrando Milazzo ed i suoi abitanti ed a proposito delle botti allineate nel porto scrisse: “i moli fiancheggiati di innumerevoli barili di vino destinati all’Inghilterra, un vero sogno per un ubriacone”.

Replicarono, con toni diversi, i corrispondenti dott. Gioacchino Bartolone de “Il Giornale di Sicilia”, dott. Oscar Andò de “La Voce dell’Isola”, e l’autore di queste memorie su “La Tribuna del Mezzogiorno”.

Vaporetto nel porto di Milazzo

 

Con la nave “Franca”, diverse volte l’anno venivano sbarcati nel molo Marullo dei vitelli da ingrasso provenienti dalla Sardegna acquistati prevalentemente da commercianti di Barcellona.

Forse perché stimolati dal campanilismo esistente fra i due comuni confinanti, i barcellonesi fecero costruire, prima della guerra, un pontile a Calderà per lo sbarco dei vitelli. Ma da una mareggiata il pontile venne distrutto ed essi dovettero far ricorso nuovamente al porto di Milazzo.

Maggior lavoro davano i vapori che portavano la pirite per la Montecatini ed il grano per il Molino Lo Presti per cui venivano reclutati altri portuali.

Fino agli anni ’50 a Milazzo vi era un fiorente commercio di vini esercitato da rinomati imprenditori ai quali facevano capo i produttori delle zone vicine ed anche di altre regioni.

Il vino veniva spedito al Nord Italia su carri ferroviari cisterna di proprietà delle ditte milazzesi sui quali vi erano due fustoni da 75 ettolitri ciascuno e, con la nave “Lupa” della ditta Occhetti di Genova che veniva caricata utilizzando una tubazione sotterranea che si dipartiva dal silos posto in via Tenente Minniti della capienza complessiva di 15.000 ettolitri.

Attorno al commercio del vino era fiorente l’attività dei bottai nonché dei trasportatori con carretti e “carrematti” per cui vi erano diversi maniscalchi.

Botti allineate sulla banchina

 

A cavallo degli anni di fine ’800 e primi del ’900 Milazzo vide fiorire l’attività industriale (molini, pastifici, Montecatini, sansificio, conservazione del tonno pescato dalle locali tonnare sia sott’olio che salato, distillerie per estrazione di essenze dai gelsomini che venivano coltivati nella piana, fabbriche di botti, cantieri nautici per la costruzione di barche e di grossi natanti) per cui diventò il centro più industrializzato della provincia.

In una cittadina particolarmente attiva non poteva mancare un teatro che venne realizzato dal Comune verso la fine del 1700 e demolito nel 1937 per la costruzione della Chiesa Madre.

Al teatro comunale si aggiunse nel primo decennio del 1900 il teatro Trifiletti il cui palco- scenico venne calcato anche da artisti di valore internazionale.

Nello stesso periodo per iniziativa dell’ imprenditore Stefano Trifiletti venne costruito l’Albergo Moderno a Piazza Roma ed un albergo al Capo.teatro Trafiletti

In un’epoca in cui il turismo era considerato un lusso eccessivo che potevano permettersi pochi appartenenti alle classi agiate, a Milazzo già si scommetteva sulla riuscita di tali attività perché incoraggiati dalle bellezze naturali, dal clima mite, dalla ricchezza dei monumenti e dal carattere aperto ed ospitale dei suoi abitanti.

Insomma Milazzo si affacciava al ’900 all’avanguardia per i suoi tempi e in un fermento di attività agricole, commerciali, industriali, culturali e turistiche nonché piena di speranze per il futuro.


 

Lions Club di Milazzo Presidente: Salvatore Picciolo
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