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anche attraverso il recupero della memoria storica delle nostre radici

* LA FONTANA DELLA NINFA “La Ninfuzza di li cannola” di Piero D’Angelo

Lions Club Castelvetrano Presidente: Piero D’Angelo

Anche l’incessante scorrere dell’acqua in una fontana  può idealmente scandire l’ineluttabile scorrere  del tempo, riportando alla memoria conquiste sociali  importanti per la collettività. La Fontana della  Ninfa di Castelvetrano, “la Ninfuzza di li cannola”, vera e propria macchina idraulica a quattro ordini di  vasche disposte in verticale, tradusse in realtà, nel  lontano 1615, il sogno degli abitanti di Castelvetrano  di avere l’acqua in città. (G. Catanzaro e Z. Navarra)

La fontana della Ninfa (o, nella parlata locale,  “Ninfuzza di li cannola”) sorge in un cantone  dell’antica piazza dei Commestibili, oggi Umberto  I, che espletava funzioni civili e di rappresentanza,  fulcro ove convergevano, e convergono  tuttora i confini dei quattro quartieri (S. Giacomo,  S. Niccolò, S. Antonino e S. Giovanni) in  cui fu divisa la città, contrassegnati ancora oggi da  altrettante lapidi.

La macchina idraulica, concepita a quattro  ordini di vasche, è alta in tutto circa 10 metri. Tra  la seconda e la terza vasca, e tra questa e la quarta,  è inserito il motivo stilizzato della palma, con  chiaro riferimento al testo della sottostante iscrizione.  Lo stemma civico con la legenda Palmosa  Civitas Castrum Vetranun è stato aggiunto alla  fine dell’Ottocento.

In apposita nicchia, sopra l’ultima e più alta  vasca, una statua di marmo bianco rappresenta  una ninfa seduta su una rupe: nella destra tiene  un’anfora da cui sgorgava l’acqua copiosa proveniente  da Bigini, che scendeva e si diffondeva  nelle vasche sottostanti, e con la sinistra regge una  cornucopia, simbolo di abbondanza. Il braccio  destro della statua riporta a rilievo su una fascia la  firma dell’artefice, il fontaniere napoletano Orazio  Nigrone. Tra la prima e la seconda vasca è collocata  la lapide commemorativa dell’imponente opera  che, nel 1615, portò l’acqua in città, del cui testo  si dà la traduzione: 

A Dio Ottimo Massimo

Essendo re Filippo III,

e principe di Castelvetrano Giovanni d’Aragona.

La fonte Biginia alimentava Selinunte repentinamente distrutta

dopo la guerra punica e così dolente giaceva semisepolta; ora scorre gaiamente per Castelvetrano,

esultando poichè, se aveva già da tempo lasciato arida la palma dei Selinuntini, riprende ad irrigare

quella nuovamente feconda dei pronipoti discendenti dai veterani medesimi.

Giurati: Francesco Giovanni Mangiapane, Pietro Femia,

Giovanpietro Ferrerio, Pietro Palazzotto;

provvisori: Giuseppe La Poma, Vincenzo De Maio, Carlo Monteleone;

architetto: Orazio Nigrone. 1615.

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