Sicilia l'Isola da amare
anche attraverso il recupero della memoria storica delle nostre radici

* LA CHIESA DI S. MARIA MAGGIORE IN SCORDIA di Giacomo Medulla

Lions Club Scordia – Palagonia Militello – Val Catania

Presidente: Michele Barbagallo

La caparbia volontà di risorgere dalle ceneri rende talvolta indissolubile il legame tra passato e presente. La chiesa di S. Maria Maggiore di Scordia, fondata probabilmente in epoca normanna e più volte distrutta nel corso dei secoli dal terremoto e dal degrado, è presente ancora oggi nel cuore della moderna città, in una zona di nuova e crescente espansione. (G. Catanzaro e Z. Navarra)

La vicenda storica della chiesa di S. Maria Maggiore di Scordia si presenta complessa ed articolata. Incerta appare la data di fondazione, in quanto la prima attestazione documentaria relativa ad una chiesa di S. Maria presso il casale di Scordia risale al 1308 1 e non sono disponibili fonti più antiche. Tuttavia è possibile fare risalire la sua fondazione anche ad una fase precedente, probabilmente normanna, se si pensa che intorno alla prima metà del XII secolo Scordia sembra essere il centro di un’importante signoria feudale normanna, quella dei De Bubly, ivi residenti con una piccola corte 2, ed è inverosimile credere che il nostro centro rurale, benché piccolo, non fosse dotato di un luogo di culto 3.

In periodo svevo il centro di Scordia decade, riducendosi allo stato di un modesto casale del territorio di Lentini, fino a scomparire tra la fine del XIII secolo e il successivo 4. Tuttavia, benché passato allo stato di feudo piano (cioè disabitato), del nostro centro sopravvisse qualcosa; infatti continuò a persistere un piccolo nucleo di case contadine gravitanti attorno alla dimora baronale e all’unica chiesa di S. Maria 5.

Diversi furono i tentativi di popolamento del feudo di Scordia nei secoli XV e XVI, ma nessuno di questi sortì il risultato sperato 6, fino ad arrivare a quello promosso nel 1628 da Antonio Branciforti 7, primo principe di Scordia, in seguito al quale fu avviata quella crescita demografica e quella espansione urbanistica che con ritmo inarrestabile continua ancora oggi.

Nel corso dei secoli XIV-XVI, pertanto, quella di S. Maria fu l’unica chiesa sacramentale di Scordia, ossia esercitante le funzioni parrocchiali per gli abitanti del luogo, quelle dell’amministrazione dei sacramenti e della sepoltura. A motivo di ciò fu anche la chiesa verso la quale si rivolgevano le cure dei signori del feudo; infatti al barone Vincenzo Bardassi, signore di Scordia tra il 1567 e il 1589, si deve nel 1589 la committenza, per la chiesa di S. Maria, di una tavola raffigurante la Vergine in trono con Bambino e Santi 8.

A partire dal 1628 fu avviata a Scordia la costruzione della chiesa madre dedicata a S. Rocco (scelto dal principe come patrono del nuovo centro, essendone egli stesso devoto), pertanto la chiesa di S. Maria perse i diritti parrocchiali che furono trasferiti alla nuova matrice, divenendo questa l’unica parrocchia della terra 9. Tuttavia, ancora per diversi anni si continuò a seppellire i morti nella chiesa di S. Maria; ma questa consuetudine fu mantenuta fino a circa il 1670, perché da allora in poi in S. Maria vennero sepolti soltanto coloro che morivano di morte improvvisa o violenta. E ciò fino a quando, in un periodo difficilmente precisabile, la cripta mortuaria della chiesa non fu riempita di terra e si mise fine a questa prassi 10.

Sullo stato della chiesa di S. Maria nel XVII secolo è possibile farsi qualche idea leggendone la descrizione nei Libri visitationis della Chiesa siracusana. In quello della visita pastorale del vescovo Francesco Fortezza, tenuta nel 1682, si legge che la chiesa di S. Maria di Scordia possedeva tre altari, quello di S. Paolo, quello di S. Eligio, e quello di S. Maria posto in una cappella 11.

Col terribile terremoto dell’11 gennaio 1693, che provocò la distruzione di gran parte della Sicilia orientale, la nostra chiesa fu gravemente danneggiata; tuttavia sembra che venne presto restaurata, se nel 1705 il vescovo di Siracusa, Asdrubale Termini, poté visitarla e registrare la presenza in essa dei due altari di S. Paolo e di S. Eligio 12; nessun cenno invece si fa di quello della Madonna (forse perché andato distrutto).

Quanto al titolo di Maggiore, aggiunto a quello semplice di S. Maria, sono oscuri i tempi e le circostanze della sua introduzione: pare comunque già attestato nel 1696 13.

L’antica chiesa di S. Maria, la prima di Scordia, fu interessata nel corso del XVIII secolo da un progressivo degrado, al punto che nel 1770 andò del tutto in rovina 14.

È a questo punto che inizia la storia dell’attuale chiesa di S. Maria Maggiore. Infatti in quegli anni entrò in scena Don Matteo Imperia 15, commissario del Tribunale della S. Inquisizione, sotto i cui auspici e il cui munifico patrocinio venne costruita, in forma più ampia, ma sullo stesso sito della precedente 16, la nuova chiesa di S. Maria.

Don Matteo Imperia dovette fronteggiare, in un primo momento, la tenace opposizione del vescovo di Siracusa Giovan Battista Alagona ma, forte dell’immunità ecclesiastica, di cui godeva in quanto ufficiale dell’Inquisizione, e di vari altri privilegi di nobiltà, riuscì, anche col contributo del popolo di Scordia, a realizzare il suo progetto 17. La costruzione della nuova chiesa si protrasse per sette anni, fino a quando, nel 1780, compiuta in ogni sua opera, venne aperta al culto col titolo di S. Maria Maggiore 18.

Don Matteo Imperia, per i dissidi col vescovo Alagona, preferì dedicare la nuova chiesa al cardinale Antonio Colonna Branciforti, fratello del principe Ercole II, signore di Scordia dal 1721 al 1787 19. Il cardinale Antonio Colonna Branciforti accettò la dedica di buon grado, tanto che si recò personalmente a Scordia per celebrare la solenne cerimonia di dedicazione della chiesa, assistito da tutto il clero e con la partecipazione festosa di gran parte del popolo 20.

Contestualmente a questa nuova fase edilizia e alla realizzazione dell’arredamento sacro della chiesa, intorno all’ultimo ventennio del XVIII secolo, è ragionevole presumere che sia stata realizzata la statua lignea della Madonna in trono con Bambino 21, venerata nella stessa col titolo di Madre di Dio, quale titolare della chiesa e compatrona di Scordia.

A S. Maria, infatti, sin dalle sue origini, come si è visto, il popolo di Scordia ha deputato un fervido e devoto culto; a lei è ricorso sempre per implorare grazie e protezione, e al suo patrocinio si è affidato per scongiurare calamità pubbliche e private. In passato, inoltre, a lei veniva dedicata una solenne festa 22.

La festa di S. Maria Maggiore, celebrata in coincidenza con la raccolta dei frutti dei campi, non era una festa fissa, ma una festa mobile regolata dalla data della Pasqua: cadeva infatti il lunedì successivo al giorno di Pentecoste. Il simulacro della Madonna veniva portato in processione per le strade del paese adorno di fasci di spighe mature variamente intrecciate; a sostenere le spese dei festeggiamenti era il ceto borghese di Scordia 23.

Nella prima metà del secolo scorso, per le accresciute esigenze pastorali del comune di Scordia, il vescovo di Caltagirone 24, Mons. Pietro Capizzi, ritenne necessaria l’istituzione di una nuova parrocchia, per cui, con decreto del 25 luglio 1942, la chiesa di S. Maria Maggiore venne eretta parrocchia, essendone primo parroco Mons. Gaetano Pernice. Con bolla del 9 agosto 1946, il Capitolo Vaticano concesse al vescovo Capizzi la facoltà di incoronare solennemente il venerato simulacro della Madonna, a riconoscimento e incremento del grande amore e del fervido culto che il popolo di Scordia ha sempre rivolto alla Madre di Dio.

Nella seconda metà del secolo, dopo il parrocato di Mons. Pernice, la parrocchia ha assistito alla successione dei seguenti parroci: don Antonio Sebastiano Valenti (1982-1993); don Giuseppe Luparello (1993-1998); don Salvatore Abbotto, attuale parroco, il quale, nominato con bolla vescovile del 25 luglio 1998, ha inaugurato il suo ministero pastorale il 29 settembre dello stesso anno.

Oggi alla parrocchia di S. Maria Maggiore fa capo una popolazione di circa settemila anime, in costante aumento in quanto la parrocchia si trova collocata nel cuore della moderna Scordia, in una zona di nuova e crescente espansione urbanistica. Infatti, proprio per far fronte alle aumentate esigenze di servizio pastorale al territorio, è stato avviato il progetto di costruzione, in contrada Perraredda, della nuova chiesa e del complesso pastorale Gesù Redentore sussidiario della parrocchia S. Maria Maggiore.

Il 31 maggio del 2001, in occasione della festa di S. Maria Maggiore, presieduto da Mons. Vincenzo Manzella, vescovo di Caltagirone, è stato celebrato, con gran concorso di popolo, il rito della posa della prima pietra 25 della nuova chiesa e del complesso pastorale Gesù Redentore.

Questo è l’oggi della parrocchia, alla luce della sua lunga storia: il suo futuro è nel cuore di Dio.

* Con la collaborazione di Don Salvatore Abbotto, parroco della chiesa, e Don Salvatore Malgioglio.

NOTE

1 Si tratta della registrazione da parte dei collettori vaticani del rendiconto delle decime dovute alla S. Sede per gli anni 1308-1310: la chiesa di S. Maria del casale di Scordia, nella diocesi di Siracusa, in base alle proprie rendite è tenuta a corrispondere un’oncia d’oro, di cui ha già versato due rate, rispettivamente di due e quattro tarì (vd P. SELLA, Rationes decimarum Italiæ nei secoli XIII e XIV. Sicilia, Città del Vaticano, 1944, p. 99).

2 Vd D. VENTURA, Saggio introduttivo, in M. DE MAURO, Notizie storiche sopra Scordia inferiore, I, Catania 1868 (ristampa anastatica, Scordia 2000), p. XXIII. E vd F. MAURICI, Federico II e la Sicilia. I castelli dell’Imperatore, Catania 1997, p. 116.

3 Di questa stessa opinione anche G. Orrigo: «[…] fu la piccola chiesa di S. Maria a svolgere le mansioni parrocchiali della cura delle anime nell’antico casale normanno […] di Scordia» (G. ORRIGO, La Diocesi di Caltagirone. Storia, arte, istituzioni, Catania 1993, p. 520).

4 Vd F. MAURICI, op. cit., p. 116.

5 Vd D. VENTURA, loc. cit.

6 Vd ibid., p. XXIV.

7 Vd ibid.; vd M. DE MAURO, op. cit., p. 138; e vd U. AMORE, Scordia. Dalle origini sino ai nostri giorni con particolare riferimento all’età spagnola, Catania 1982, p. 42.

8 Relativamente a questa committenza vd C. F. PARISI, Arte obliata. I dipinti delle chiese di Scordia, Palagonia 1998, p. 37. La tavola, purtroppo ridipinta, si trova oggi collocata sull’altare maggiore.

9 Vd G. ORRIGO, op. cit., pp. 514-515.

10 Vd M. DE MAURO, op. cit., pp. 234-235.

11 Fonti riportate in G. ORRIGO, op. cit., p. 71.

12 Vd ibid., p. 103.

13 «A 28 7bre 1696 […]. Forse questa è la prima volta che detta chiesa ne’ Libri Parrocchiali si trova notata col titolo di Maggiore e così successivamente» (M. DE MAURO, op. cit., p. 235).

14 Vd ibid.

15 Sulla vita di don Matteo Imperia vd ibid., pp.232-238.

16 Vd ibid., p. 233. Sulla base delle informazioni riportate dallo storico locale Mario de Mauro, e in base all’evidenza architettonica, appare priva di qualsiasi fondamento la notizia, spesso riportata, secondo cui l’antica chiesa sarebbe stata incorporata nell’attuale sagrestia (cfr G. ORRIGO, op. cit., p. 514; cfr U. AMORE, op. cit., p. 62).

17 Vd M. DE MAURO, op. cit., p. 236.

18 Così recita l’epigrafe posta sul prospetto della nuova chiesa, che qui si riporta in trascrizione: Deo Optimo Maximo. Filiæ, Sponsæ et Matri S. Mariæ Maiori Protectrici. Tenente provinciam Eminentissimo Cardinali Antonio Colonna Branciforti Principe S. Romanæ Ecclesiæ, Abbate S. Almæ Domus Montiunis Panormi, Agrigenti Episcopo, iam Bononiense legato ex Principibus Scordiæ, Leonfortis et cetera, huius ecclesiæ patronis. Templum hoc ex unico vetusto antiquius oppidi in feudo existente, funditus reædificatum, et in omni opere suo annis septem decoratum. SS. Inquisitionis Commissarius, Sacerdos S. Theologiæ Doctor D. Matthæus Imperia, labore auroque apprime curans, omnesque de populo adiuvantes, in grati animi et specialis devotionis pignus. Anno reparatæ salutis MDCCLXXX (A Dio Ottimo Massimo. Alla Figlia, Sposa e Madre S. Maria Maggiore Protettrice. Mentre reggeva la provincia l’Eminentissimo Cardinale Antonio Colonna Branciforti, Principe di S. Romana Chiesa, Abate della S. Magione di Palermo, Vescovo di Agrigento, già legato a Bologna, dei Principi di Scordia, Leonforte ecc., patroni di questa chiesa, questo tempio fu ricostruito dalle fondamenta, dal vetusto e unico nei tempi più antichi esistente nel feudo della città, e in sette anni fu ornato in ogni sua opera. Si prodigò soprattutto con impegno e denaro e col contributo di tutto il popolo il Commissario della SS. Inquisizione, Sacerdote e Dottore in S. Teologia Don Matteo Imperia, in pegno di animo grato e di speciale devozione. Nell’anno della recuperata salvezza 1780).

19 Vd U. AMORE, op. cit., p. 58.

20 Vd M. DE MAURO, op. cit., p. 236. Don Matteo Imperia sopravvisse appena un anno alla inaugurazione della nuova chiesa; morì infatti il 23 ottobre del 1781, e in essa venne sepolto per sua volontà, come recita l’epigrafe della pietra tombale posta sul pavimento del presbiterio: Digna Dei sedes nitidis nec horret ab astris. Hanc Mariæ gratam Matthæus Præsbiter ille Imperia, erexit curans Ipsique dicavit; utque Alme Matri donaret pignora amoris, mentem ubi fixerat elegit tum figere corpus, huc dormire semel raptus senilibus annis. Anno reparatæ salutis MDCCLXXXI. Obiit die XXIII octobris eiusdem anni (Degna dimora di Dio che non impallidisce di fronte agli astri lucenti. Questa chiesa gradita a Maria il Presbitero Matteo Imperia eresse con cura e ad ella dedicò; e per offrire alla Madre Divina pegni d’amore decise di porre il corpo laddove prima aveva rivolto l’animo, di riposare qua una volta rapito agli anni senili. Nell’anno della recuperata salvezza 1781. Morì il giorno 23 di ottobre dello stesso anno).

21 La statua, stilisticamente riconducibile a forme tardo barocche, raffigura la Vergine seduta in trono, reggente sulle braccia il Bambino benedicente. Questa è inserita nella cornice di un fercolo ligneo, probabilmente coevo.

22 Di questa festa parla l’erudito locale Salvo Basso, il quale agli inizi del secolo scorso afferma che, essendo S. Maria Maggiore compatrona di Scordia (anzi, prima che fosse introdotto il culto di S. Rocco l’unica patrona), le veniva dedicata una festa solenne quasi come quella del patrono S. Rocco (vd S. BASSO, Reliquiae seu de iis quae supersunt, Scordia 1924, pp.28-29).

23 Vd ibid., p. 29.

24 Diocesi eretta nel 1816, per dismembrazione della diocesi di Siracusa, cui da allora appartiene Scordia (vd G. ORRIGO, op. cit., p. 24).

25 La prima pietra è stata benedetta da S. S. Giovanni Paolo II, in corso di udienza generale in Piazza San Pietro in Vaticano, il 21 marzo 2001.

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