Sicilia l'Isola da amare
anche attraverso il recupero della memoria storica delle nostre radici

* LA CERAMICA A SCIACCA di Michele Termine

Lions Club Sciacca Presidente: Antonino Arangio

Le nostre radici possono trovare espressione anche attraverso le più svariate forme ed i più sfavillanti colori dei tanti prodotti ceramici di Sciacca, i cui primi esemplari furono realizzati forse già nel neolitico. Pur essendo millenaria, questa tradizione non ha mai perso la sua forza e il suo valore, da sempre espressi attraverso la bravura e la creatività dei ceramisti saccensi, sino ad ottenere, in tempi più recenti, l’ambìto riconoscimento del marchio di qualità. (G. Catanzaro e Z. Navarra)

Nel 1971, durante lavori di scavo nell’area di fronte alla villa comunale, vennero trovati i resti di antiche fornaci di ceramica risalenti al periodo normanno-svevo, cioè agli inizi del 1200. Questi ritrovamenti testimoniano la lunga tradizione della lavorazione di manufatti in ceramica a Sciacca.

I diversi scavi archeologici svoltisi negli ultimi decenni nel territorio saccense, hanno portato alla luce una notevole quantità di prodotti ceramici. I più antichi sono stati trovati nella grotta del Fazello sul monte Cronio e risalgono al periodo del neolitico; altri sono stati trovati nella necropoli dell’età del rame in contrada Tranchina, altri ancora, risalenti al periodo greco-romano in diverse parti del territorio saccense.

Ma come dicevamo prima, è dal periodo medievale che si ha una documentazione precisa che nella città di Sciacca ci fosse una produzione di manufatti in ceramica. Al museo regionale della ceramica a Caltagirone si conserva una “cannata” con lo stemma della famiglia Incisa, e probabilmente essa è una produzione della prima metà del trecento.

Gli Incisa erano agli inizi del trecento, una delle famiglie nobiliari più importanti della città; . uno dei suoi componenti, Federico, era capitano d’arme della città nel 1302, durante la guerra con gli Angioini. Durante il periodo aragonese, attraverso le attività del porto, nella città arrivarono numerosi mercanti provenienti da Genova, Valenza, Pisa e da altre parti del Mediterraneo. Con essi oltre alle mercanzie giunsero anche i nuovi influssi culturali e stilistici che influenzeranno le produzioni ceramiche.

Il quattrocento segnò l’affermarsi della produzione ceramica di Sciacca come una tra le più importanti della Sicilia. Erano in giro nelle chiese, nei conventi, nei palazzi nobiliari e nelle farmacie del tempo, le produzioni di questa arte, boccioli, vasi, albarelli, piatti e mattoni. Molta di questa produzione viene documentata attraverso gli atti notarili dai quali si incominciano a conoscere i nomi dei ceramisti. Uno fra tutti, Nicola Lo Sciuto. Bellissimi alberelli, di cui fu autore, si conservano in varie collezioni private. Un suo nipote, Francesco Lo Sciuto, è l’autore del pannello in ceramica raffigurante San Calogero e che si conserva nella grotta del Santo; la data è del 1547.

Il periodo a cavallo tra il quattrocento ed il cinquecento, è ricco di testimonianze della vasta produzione saccense e parecchie produzioni di mattonelle maiolicate vanno ad arricchire palazzi e chiese di varie parti della Sicilia anche orientale, a testimonianza dell’importanza dei maiolicari di Sciacca. Gaspare Lombardo, i maestri Scoma e Francavilla, i fratelli Lo Bue, i fratelli Lo Pipero, sono solo alcuni di questi numerosi maiolicari che operarono tra i due secoli.

In questo periodo veramente unico per la città, pieno di attività economiche legate al commercio del grano, si produce una ricchezza che le numerose famiglie nobiliari presenti in città, trasformano nella realizzazione oltre che di palazzi e numerosi conventi, in committenze per tanti artisti che a Sciacca lasceranno numerose opere. Vogliamo ricordare tra tutti, Francesco Laurana e la famiglia dei Gagini.

Verso la fine del cinquecento si afferma Giuseppe Bonachia, forse il più grande dei ceramisti di Sciacca, che nella vita svolgeva anche l’attività di sergente della milizia civile che si occupava dell’ordine pubblico.

Nel 1600 realizza una serie di pannelli in maiolica raffiguranti scene del vecchio e nuovo testamento per la chiesa di San Giorgio dei Genovesi, che i mercanti di Genova avevano realizzato ottant’anni prima, a fianco della chiesa di San Francesco d’Assisi.

La chiesa di San Giorgio sorgeva nella zona dove era allocata la maggior parte delle botteghe dei ceramisti. Il decoro parietale scelto dal Bonachia è di moda in quegli anni, esso è presente nell’Alcazar di Siviglia o nel palazzo dei Pavesi a Savona, ed è una tecnica influenzata dalla tradizione islamica che trova naturale sviluppo nell’uso del mattone quale manufatto artistico. Oggi una parte dei pannelli, fortunatamente salvata dalla distruzione della chiesa nel 1952, si conserva presso il locale Istituto d’Arte che porta il nome del Bonachia, e un altro pannello si conserva presso il Museo della Ceramica di Caltagirone.

Tutto il seicento e il settecento vedranno tante botteghe di ceramisti, alimentare la vasta produzione di prodotti ceramici. Nel dopoguerra ricomincia la produzione di ceramica e grazie all’attività dell’Istituto d’Arte oggi sono una quarantina le botteghe di ceramisti presenti nella città.

Negli anni ottanta grazie all’impegno e alla lungimiranza dei soci del Lions club di Sciacca, sono stati collocati in varie parti del centro storico dei pannelli in ceramica raffiguranti diversi aspetti della città e tanto ammirati dai numerosi turisti che la vengono a visitare.

Oggi esistono due associazioni che rappresentano i ceramisti e un consorzio d’acquisto.

Negli ultimi anni grazie alla notevole attività di promozione, la città è entrata a far parte dell’Associazione Nazionale Città della Ceramica e da poco la sua ceramica si fregia del riconoscimento del marchio di qualità.

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