Sicilia l'Isola da amare
anche attraverso il recupero della memoria storica delle nostre radici

* LA BASILICA PALEOCRISTIANA DI SAN FOCÀ di Maria Catalano

Lions Club Priolo Gargallo Melilli Monti Climiti Presidente: Salvatore Sullo

Le nostre radici, storiche e culturali, possono talvolta idealmente intersecarsi con quelle degli alberi di tiglio con il cui legno vengono riprodotte figure di presepi e figure di santi. È il caso di San Focà la cui statua, realizzata dallo scultore Gerard Ploner che vive ed opera in Alto Adige, troneggia finalmente di nuovo nella Basilica Paleocristiana di Priolo Gargallo, dove è stata riportata, dopo moltissimi anni, ad opera del Lions Club Priolo Gargallo Melilli Monti Climiti. (G. Catanzaro e Z. Navarra)

La basilica paleocristiana di San Focà è uno dei più importanti siti di interesse artistico-culturale di Priolo Gargallo, amena cittadina posta alle falde dei monti Climiti, a metà strada tra Augusta e Siracusa. Comune giovane, costituitosi il 12 luglio 1979 distaccandosi da Siracusa e comprendendo anche la ex frazione melillese di San Focà, Priolo Gargallo deriva il suo nome nella sua prima parte dal greco Priolos che significa priore, e nella seconda dai marchesi Gargallo che la governarono nel XIX secolo.

Il suo territorio presenta notevoli testimonianze archeologiche risalenti agli albori del Cristianesimo ed una di queste è la chiesa di San Focà, il cui impianto originario sembra risalire al IV secolo d.C., voluto dal vescovo di Siracusa Germano che nel 343 fondò in quella città anche le basiliche di S. Paolo e di S. Pietro apostoli.

Si tratta di una delle più antiche basiliche della diocesi siracusana, sita nella periferia sud di Priolo, poco fuori dall’abitato, e dedicata ad un santo orientale, Focà, “l’ortolano martire” che lavorava come giardiniere a Sinope, una cittadina portuale situata sul Mar Nero nel punto più settentrionale dell’Anatolia. Lì egli visse tra il I ed il II secolo, molto stimato per il suo senso di ospitalità e per la sua generosità. Denunciato come cristiano e quindi ricercato per essere messo a morte, ospitò e nutrì coloro che, senza conoscerlo, lo sta- vano cercando e provvide ad organizzare la sua sepoltura scavandosi la fossa; quindi si rivelò ai suoi ospiti che lo martirizzarono.

Invocato contro il morso dei serpenti e patrono dei marinai, la sua festa si celebra il 22 settembre. La basilica, la cui scoperta si deve all’intuito dell’archeologo Paolo Orsi che, a cominciare dal 1892 effettuò nell’allora cadente costruzione una serie di sopralluoghi, si presentava originariamente con tre navate divise da muri molto spessi, ciascuno attraversato da cinque archi a tutto sesto. Le navate erano coperte da volte a botte, anch’esse di notevole spessore e quella centrale era chiusa ad est da un’abside. Si trattava dunque di un edificio di culto, molto robusto, ma reso armonioso dalla grande semplicità delle sue linee.

Questa conformazione architettonica è rimasta pressocchè invariata fino ai nostri giorni, tranne che per la navata nord e le volte a botte, crollate a seguito di terremoti, in particolare di quello avvenuto nel gennaio del 1693 che sconvolse la Sicilia orientale. La chiesa, la cui navata centrale si presenta chiusa a nord da un tompagnamento piuttosto precario, è oggi coperta da un tetto in legno. Nell’anno sociale 2006-2007, il Lions Club Priolo Gargallo Melilli Monti Climiti, presidente Francesco Copani, interpretando un’esigenza dell’intera comunità locale, ha fatto realizzare, in legno di tiglio, dallo scultore altoatesino Gerard Ploner, una statua di San Focà che oggi, dopo moltissimo tempo, troneggia di nuovo nella Basilica.

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