Sicilia l'Isola da amare
anche attraverso il recupero della memoria storica delle nostre radici

* L’ IMPIANTO TERMALE DI ACIREALE E IL RICORDO DI ATMOSFERE PASSATE di Giuseppe Tomarchio

Lions Club Acireale Presidente: Salvatore Barbagallo

Talvolta è l’acqua, limpida e benefica, l’elemento vitale nel quale possiamo ritrovare le nostre radici storiche e di costume. Così è nel caso degli impianti termali siciliani come quello di Acireale, che da secoli prodigiosamente “regalano” un benessere assoluto, quello del corpo e della mente insieme, coniugando la primitiva funzione igienica e terapeutica a quella del rilassamento, dello svago e della serenità che quel desiderato luogo di incontri ha sempre rappresentato in ogni tempo. (G. Catanzaro e Z. Navarra)

Come è noto la Sicilia per le sue caratteristiche geomorfologiche e la presenza dell’imponente complesso vulcanico caratterizzato dall’Etna, è un territorio ricco di sorgenti idrotermali.

Per le ben note proprietà curative delle acque e dei relativi fanghi, già da tempi remoti, come è noto, sono sorti diversi ed importanti stabilimenti termali attivamente frequentati.

Vorrei ricordare i più noti citando le diverse collocazioni: Sciacca, Termini Imerese, Sclafani Bagni, Alì terme ed Acireale. Questi centri di benessere hanno sempre svolto, e continueranno anche in futuro ad assolvere ad una duplice funzionalità: innanzitutto la salvaguardia della salute, ma anche un richiamo turistico per l’apprezzamento della nostra stupenda Sicilia.

Le origini dei trattamenti salutari delle acque termali o dei vapori emessi dalle fessurazioni di terreni vulcanici, risalirebbe alla preistoria. Una testimonianza può essere localizzata a Sciacca. Infatti nell’ingrottamento di una cavità rocciosa denominata “Stufe di S. Calogero”, invasa da caldi vapori, è stato rinvenuto un cocciame e strumenti dell’età del bronzo. Comunque la vera pratica salutare si era già abbondantemente diffusa nel mondo greco e poi in modo grandioso e spettacolare nel periodo romano.

Avendo avuto modo di studiare archeologicamente l’antico complesso termale romano di Acireale, mi soffermerò esclusivamente su Acireale, sede, oltretutto, di un moderno ed attrezzato stabilimento termale. L’antico impianto termale di periodo romano, conservatosi anche in elevazione, trovasi in contrada S. Venera al Pozzo a circa 5 km. da Acireale. L’ottimo restauro globale della struttura è stato curato dalla Soprintendenza BBCC di Catania nella persona della dott.ssa Branciforte che ha impreziosito la zona archeologica con un Antiquarium.

Il nuovo e moderno complesso termale (Azienda di cura) fu voluto dalla munificenza di Agostino Pennisi barone di Floristella che captò le benefiche acque con relativi fanghi, sgorganti dalla originaria sorgente termale di Santa Venera al Pozzo e che alimentavano l’antico complesso termale romano. L’inaugurazione di questo nuovo stabilimento termale acese avvenne nel maggio del 1873.

Con grande lungimiranza il Barone Pennisi fece erigere nelle adiacenze dello stabilimento termale anche un lussuoso hotel che ospitò illustri personaggi come S.A.R. Granduca di Baden nel 1875, e le loro maestà Umberto I e Margherita di Savoia nel 1882, e nello stesso anno il celeberrimo musicista Riccardo Wagner.

Col passare degli anni lo stabilimento termale fu ampliato, modernizzato e reso sempre più efficiente. Ma se ci soffermiamo ed indaghiamo con cura sulla vera funzione di queste strutture in tutti i tempi, noteremo che nulla è cambiato a partire dal lontano Mondo Romano.

Anche se non tutti gli impianti termali romani si trovavano in località dotate di sorgenti naturali con emissioni di natura vulcanica, come ad esempio a Pozzuoli o a Castellammare di Stabia, questi luoghi sono stati sempre desiderati, sì per la salute, ma anche, e forse ancor di più, per rilassarsi in ambienti accoglienti, in località naturalisticamente incantevoli, per socializzare, e particolarmente per concedersi una pausa nel logorio della vita quotidiana.

Se ci trovassimo, con un volo pindarico, in questi remoti ambienti termali dei nostri antichi avi, potremmo rivivere la loro serena vita quotidiana, indirizzata sì alla salute, ma specialmente alla gioia di vivere. L’attività lavorativa iniziava di buon’ora, all’alba, quando gli addetti ai forni, generalmente schiavi al servizio del fuochista, fornacator, provvedevano a trasportare la legna, tagliarla a misura e riattivare la combustione. Le strutture termali non si erano però completamente raffreddate, ed in queste condizioni l’avviamento per giungere a regime durava in media 5 ore. Gli ambienti cominciavano ad animarsi della clientela intorno all’ora sesta, (mezzogiorno), quando con un colpo di gong si avvisava dell’apertura dello stabilimento. Il personale di servizio era già tutto presente in attesa dei clienti. I “perfusores” facevano la doccia a quelli ai quali non era consentito di immergersi.

I bagnanti però, tranne i più poveri, erano accompagnati sempre da un codazzo di servi: uno assisteva il padrone durante il bagno, balneator, un altro gli faceva il massaggio, unctor o aliptes, e se era particolarmente esperto nella cura del corpo, iatraliptes, un altro ancora aveva l’incarico di depilarlo, alipilus. Altri schiavi portavano gli oggetti e le sostanze per fare il bagno e cioè ampolle d’olio profumato, creme, strigili, soda, aphronitrum, usata come sapone, sapone per la tintura dei capelli e poi i diversi panni per asciugare il corpo, lintea, la faccia, faciale ed i piedi, pedale.

Nel suo insieme, tutto lo stabilimento termale era un ambiente rumoroso, chiassoso per i richiami ed i saluti tra amici gioiosi, i lazzi, le imprecazioni, le incitazioni tra sportivi, le istintive manifestazioni della gioia di quell’attimo fuggente e poi ancora i clamorosi e cantilenati richiami dei venditori di bibite, di salsicce, di libae (focaccine), di noci e tante altre mercanzie. “Un gran chiasso alle Terme”, ricorda Seneca, “che frastorna la testa”, ma salutare, perché rappresenta quella divagazione, quel necessario momentaneo oblìo delle pene quotidiane.

In una lettera a Lucillo, Seneca, descrivendo molto realisticamente il vivace ambiente termale, pur accennando ai fastidi della turbolenta atmosfera, con un pizzico di nostalgia e mal celato desiderio, esalta gli effetti salutari fisici e psichici di una giornata trascorsa in lieta compagnia ed a sera: “rientrando a casa, mentre gusti un buon bicchiere di “merum” caldo, odoroso di resine e miele, che sorbirai davanti al caminetto che ti attende, pensi che il tuo benessere lo devi alle Terme e benedici chi le ha inventate per la salute dei Romani: un segno di civiltà che vale più delle conquiste di Augusto”. Le Terme erano frequentatissime, senza distinzione di sesso o età, anche se prevalevano i giovani. L’indice di gradimento per i complessi termali, al pari di quello per gli spettacoli nell’anfiteatro, è constatabile dalle calorose promesse elettorali dei candidati politici.

Nel tardo impero forse il flusso dei clienti di fede cristiana diminuì. S. Gerolamo (Ep. 15, p. 10) ammoniva: “Colui che una volta è stato bagnato in Cristo non ha bisogno di un secondo bagno” e S. Agostino (Ep. 211, p. 13) consente alle monache di recarsi alle Terme una volta al mese. Ma l’amore per i bagni e per l’ambiente delle Terme era talmente grande che queste censure della Chiesa vennero poco osservate ed anzi alla fine del IV secolo Sisinno vescovo di Costantinopoli, interpellato perché facesse due bagni al giorno, rispondeva: “…perché non ho tempo di farne tre” (Socrate, Hist. Eccl. IV – 22). Nel periodo imperiale gli ambienti termali di Roma assunsero dimensioni colossali. Le mastodontiche strutture delle terme di Caracalla ci testimoniano ancora lo sfarzo e la grandiosità del complesso. Nelle loro maggiori o minori dimensioni, le antiche Terme, pur non avendo mai perduto la loro primitiva funzione terapeutica, rappresentarono sempre quel desiderato luogo d’incontri, di svago, di letizia, di serenità, il desiderio di quella serenità che ogni uomo di ogni tempo, per sopravvivere, ricerca avidamente, “goccia a goccia”.

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