Sicilia l'Isola da amare
anche attraverso il recupero della memoria storica delle nostre radici

* IL SENSO DELLA FESTA di Matteo Licari

Lions Club Catania Gioeni Presidente: Matteo Licari

Quella di S. Agata, patrona di Catania, è una festa patronale tra le più belle al mondo. Tre giorni di culto, devozione, folclore e tradizioni in cui Catania riscopre e rinnova ogni anno, vivificandolo, il senso delle proprie radici, della propria storia e della propria memoria, perpetuando con immutata devozione e profonda partecipazione quella speciale “corrispondenza di amorosi sensi” che indissolubilmente la lega alla sua Santa patrona, a dispetto dell’inesorabile trascorrere del tempo e degli eventi… (G. Catanzaro e Z. Navarra)

“… la storia di Catania è luntanu / s’anneia lu cavaddu e Qunzianu!”. Questo verso chiude un antico adagio popolare che oltre a rendere conto della tragica fine che, secondo la tradizione, avrebbe fatto il persecutore di Sant’Agata, il feroce Quinziano, morto suicida insieme al suo cavallo, annegato nel Simeto, ci avverte, con la sintesi scarna quanto efficace del dialetto catanese del settecento, che la storia di Catania si identifica con quella di Sant’Agata ab immemorabilia, da tempi immemorabili cioè (espressi semplicemente con l’aggettivo “luntanu”). La Vergine e Martire Agata interviene da sempre e amorevolmente nelle vicende della Sua città, rinnovando un amore che, con altrettanta costanza, i “cittadini” ricambiano con la devozione quotidiana e i festeggiamenti in occasione del Suo dies natalis, il cinque febbraio di ogni anno. I festeggiamenti agatini sono dunque il segno visibile – e che segno! – di un amore corrisposto. Questo è pertanto, nella sua essenza, il significato storico, sociale e religioso della festa popolare in onore di Sant’Agata che la città di Catania celebra tutti gli anni. Esso, inteso nel senso dianzi esposto, non è mai mutato nei secoli. Sono mutate le circostanze, i modi esteriori, gli oggetti della devozione, ma mai quella “corrispondenza di amorosi sensi” che ha legato Catania alla sua Patrona. Non sfugge a nessuno che oggi la festa soffre di elefantiasi, che gli elementi pagani hanno un peso sempre maggiore, che gli effetti scenografici ed illusionistici oscurano non di rado quelli religiosi, a dispetto dei continui richiami del clero ad una maggiore austerità e raccoglimento. Tuttavia non può negarsi che nel barocchismo dei movimenti, nello sfavillio degli addobbi, nella ostentata ripetitività dei gesti, traspare autentica la Fede, l’anelito alla Speranza, al colloquio ravvicinato corroborato dalla mediazione infallibile di Sant’Aituzza bedda di una comunità orante e adorante sia pure a modo suo.

S. AGATA, LA STORIA

Agata fu martirizzata all’età di 18 anni nell’anno 251 durante una crudele ripresa delle persecuzioni contro i cristiani da parte dell’imperatore Decio. Secondo la tradizione Agata era nata a Catania tra il 231 e 233 d.C. da genitori nobili e facoltosi. La sua famiglia era di religione cristiana ed ella, ancora giovinetta, decise di consacrarsi a Dio.

Quinziano, governatore della provincia, se ne era invaghito e per indurla a sottomettersi ai suoi voleri la fece arrestare senza particolari motivi. Alla giovane Agata vennero inflitte inaudite torture, sopportate con incrollabile fede, culminate nella condanna al rogo che ne causò la morte il 5 Febbraio 251.

Gli avvenimenti miracolosi legati alle torture sono inesauribile fonte di ispirazione e devozione per il popolo catanese, che celebra ogni anno la santa patrona con una festa lunga tre giorni. Le spoglie di S. Agata furono custodite nel luogo dove oggi sorge la chiesa di S. Agata la Vetere, sino al 1040 quando vennero trafugate e trasferite a Costantinopoli dal comandante Maniace inviato dell’imperatore d’Oriente. Le reliquie di S. Agata ritornarono a Catania la notte del 17 Agosto 1126 e furono custodite nella nuova Cattedrale dove ancora oggi si trovano.

La festa che ogni anno il 3, il 4 e il 5 febbraio, Catania offre alla sua patrona è così straordinaria che può essere paragonata soltanto alla Settimana Santa di Siviglia o al Corpus Domini di Cuzco, in Perù. In quei tre giorni la città dimentica ogni cosa per concentrarsi sulla festa che attira ogni anno sino a un milione di persone, tra devoti e curiosi.

Sant’Agata viene onorata dai catanesi anche il 17 agosto, in ricordo dei festeggiamenti spontanei, forse i più antichi nel tempo, che si svolsero nella notte del 17 agosto del 1126 quando le spoglie della Santa martire vennero riportate a Catania da Costantinopoli. A questa ricorrenza è legata l’origine del “sacco”, un saio di cotone bianco ancora oggi indossato dai fedeli che trainano il fercolo durante la processione, che rappresenta il camice bianco da notte con il quale i cittadini si riversarono per le strade ad accogliere le reliquie della Santa.


 

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