Sicilia l'Isola da amare
anche attraverso il recupero della memoria storica delle nostre radici

* I PRECURSORI DELLE SOCIETÀ OPERAIE DI MUTUO SOCCORSO NELLA CANICATTÌ POST-UNITARIA di Salvatore Vaiana

Lions Club Canicattì Host Presidente: Antonio Li Calzi

Canicattì ritrova le sue radici storico-sociali nelle  Società di Mutuo Soccorso, rivalutandone i fondatori,  l’avv. Macaluso ed il farmacista Narbone, che per  meriti ed attività si imposero ben oltre i confini cittadini.  Quello di Macaluso e Narbone non fu altro che  l’inizio di un lungo cammino che avrebbe portato nei  decenni successivi alla rivendicazione dei diritti sindacali. (G. Catanzaro e Z. Navarra)

Una stretta di mani: questo il simbolo di solidarietà  ricorrente nell’iconografia delle  Società Operaie di Mutuo Soccorso (S.O.M.S.).  Queste Società, che precorrono la nascita del  movimento operaio organizzato e del sindacato,  nacquero con funzioni di assistenza ai soci, in caso  di invalidità e disoccupazione, e di beneficienza.

Alla nascita del Regno d’Italia esistevano appena  centonovantatre Società di cui centotrentaquattro  nel solo Piemonte, luogo di origine del  movimento operaio (ad Asti, nel 1853 si era tenuto  il primo dei sette congressi delle società operaie  del Regno di Sardegna); in Sicilia ne esistevano  appena due, a Corleone e a Palermo.

Le S.O.M.S. si svilupparono nel corso della  seconda metà del XIX secolo, in seguito ai significativi  cambiamenti sociali ed economici verificatisi  con l’Unità.

Nel congresso di Parma del 1863, su indicazione  di Giuseppe Mazzini, si decise la fondazione  del “Giornale delle Associazioni operaie”, mentre  lo statuto (“Atto di fratellanza delle società italiane”)  fu approvato nel Congresso di Napoli del  1864.

A metà degli anni Sessanta nelle aree minerarie  dell’agrigentino c’era un embrione di movimento  operaio organizzato nelle S.O.M.S., le quali avevano  perfino un organo ufficiale di stampa,  “L’Operajo”, dal 1865 pubblicato ogni settimana  a Girgenti. Erano la prima risposta organizzativa  dal basso alle inumane condizioni di miseria e  sfruttamento dei lavoratori delle miniere; condizioni  che nel 1880 sarebbero state rilevate nella  loro reale brutalità da un’ispezione del senatore  Giorgio Tamajo, prefetto di Girgenti e massone.

A Canicattì i primi tentativi di fondazione di  associazioni di mutuo soccorso iniziarono nei  primi anni Settanta. Furono promossi da due  intellettuali repubblicani, l’avvocato Vincenzo  Macaluso e il farmacista Nicola Narbone.

 

Vincenzo Macaluso e la prima Società operaia di  Canicattì

Nato a Canicattì il 31 ottobre 1824, l’avv.  Macaluso partecipò ai moti del ’48. Successivamente  fu tra i più attivi organizzatori della  cospirazione risorgimentale durante la quale fu in  contatto con Giorgio Tamajo, Francesco Crispi e  altri patrioti. Nel 1859 organizzò una rivolta antiborbonica,  che coinvolse peraltro i lavoratori di  alcune miniere del girgentano, il cui fallimento gli  procurò la condanna a morte, la terza comminatagli  dai Borboni. Durante l’impresa dei Mille fu  nominato Commissario per la provincia di  Girgenti; poi fu ivi consigliere di Prefettura, a  Lagonegro Prefetto, a Caltanissetta consigliere di  Prefettura e consigliere comunale, a Canicattì  consigliere comunale. Fu fondatore e direttore del  periodico “La Pietra” e direttore del giornale  romano “Le forche caudine”. Scrisse diversi saggi  tra cui Rivelazioni politiche sulla Sicilia e gravi  pericoli che la minacciano.

Personaggio notevole dunque, che occupa  inoltre un posto di rilievo nella storia dell’associazionismo  siciliano: scrive il suo biografo Paolo  Scrimali che egli «fu socio di diversi circoli e società  di Sicilia»; e ancor di più fu fondatore di diver-  se tipologie di associazioni, cooperativa di consumo,  loggia massonica, società operaia.

A Caltanissetta, nel 1868 fondò una cooperativa  di consumo, forse la prima del genere in Sicilia,  con l’obiettivo dichiarato di colpire il monopolio  dei generi di consumo in mano agli speculatori  del settore, sviluppare lo spirito associativo e più  in generale «migliorare le condizioni sociali» di  Caltanissetta e provincia. Forte di questa esperienza,  successivamente a Roma avrebbe costituito e  diretto una società cooperativa di consumo. (A  Canicattì il cooperativismo avrebbe avuto, sotto  l’impulso di Domenico Messina, uno sviluppo nel  secondo dopoguerra).

A Firenze fondò e fu maestro venerabile della  loggia massonica “Rosolino Pilo”. E a Roma fu  «Delegato Straordinario nella valle del Tevere».  Un così ampio potere nella Libera muratoria gli  derivava dal ricoprire il massimo grado nel Rito  Scozzese Antico e Accettato, quello di Grande  Ispettore Generale.

Di grande interesse nella storia locale è il tentativo  del Nostro di associare gli operai di  Canicattì. L’iniziativa fu promossa nel 1871, anno  in cui Mazzini organizzò a Roma, dall’1 al 5  novembre, il Congresso delle società affratellate.  Vi erano rappresentate centocinquantatre società  con cento delegati. Riconfermato l’Atto di fratellanza  del 1864, il congresso approvò a grande  maggioranza un documento nel quale si aderiva  esplicitamente alla dottrina sociale mazziniana.

Non sappiamo se fra le società rappresentate al  congresso vi fosse quella di Canicattì e fra quei  delegati l’avv. Macaluso; certo è che il 4 dicembre  1871 il delegato di PS Lalomia inviava al Prefetto  di Girgenti una “Riservatissima” riguardo a una  “Società Operaia in Canicattì”:

«Ieri verso le ore 2 pomeridiane in una stanza di questo ex  Convento di S. Francesco d’Assisi, questo Sig. Macaluso Vincenzo  fu Angelo da Canicattì, riuniva circa N 60 dicenti operai da questa,  onde volerne impiantare la Società in Canicattì. Egli dopo aver  fatto a quella adunanza un breve discorso della istituzione di tale  Società, la si scioglieva e così ognuno ritornava alle proprie case.

Intanto si fa osservare che Canicattì essendo un Mandamento  dedito interamente all’agricoltura, non avendo fabbriche od opifici  di sorta, scarseggia molto di operai, e quindi difficilmente, per  non dire impossibile, potrà stabilirsi ed avere incremento una tale  società, quantunque da quanto sinora si è potuto rilevare, si crede  che vi siano circa 80 affiliati, la maggior parte dei quali tutta gente  illetterata e di nessun conto, che va all’idea che facendo parte di  detta Società, questa dovrà provvedere al loro bisogno e mantenimento,  senza che si addicessero a lavoro o prestassero l’opera loro.

A quanto pare, lo scopo del sig. Macaluso nel voler mettere in  campo in Canicattì tale società, della quale non dovrebbe sconoscere  la difficoltà per essere un naturale da questa, fosse quello di  un partito di affiliati, onde poi nella ricorrenza di Elezioni  Politiche ottenere dei voti per Deputato al Parlamento, ove ha le  sue aspirazioni, e così mettendosi all’estrema sinistra o ingolfandosi  nell’anarchia, far continua opposizione al governo…”.

L’anno dopo un avversario politico di  Macaluso, Salvatore Gangitano (futuro senatore  del Regno d’Italia e massone), presiedeva un’analoga  Società a Campobello di Licata a scopi più  elettoralistici che solidaristici.

«Il 20 dicembre 1872 il Delegato di PS di Campobello S.  Ciotta compilava uno “Stato della Società di Mutuo Soccorso” di  Campobello in cui indicava il cav. Salvatore Gangitano Presidente  Onorario della Società di Mutuo soccorso degli Operaj di  Campobello, costituita il 1° ottobre 1872 ed avente come scopo  “1° istruzione e lavoro, 2° soccorso materiale e morale”. Riguardo  al colore politico, il Delegato Ciotta definiva gli associati “liberali  attaccati all’attuale Governo” e nella “Osservazione sulle tendenze  politiche e prevalenti” annotava ciò: “Siccome di recente fondata  non ha dato prova di tendenza politica, ma però dai capi fondatori  si rileva che lo scopo loro è primeggiare in tutte l’elezioni sia  politiche che amministrative. La loro inclinazione sostenere al  Marchese Rudinì attuale deputato al Parlamento e l’attuale sindaco,  appoggiando al Cavaliere Gangitano”».

Una seconda società, di ispirazione mazziniana,  fu fondata due anni dopo dal farmacista Narbone.

Nicola Narbone e la Società Operaia “Mameli e  Ciceruacchio”

I Carabinieri consideravano Narbone un «libero  pensatore», mentre la P.S. scrisse di lui che si  atteggiava «a sedicente Repubblicano, ed Internazionalista  », gli veniva per questo inviato da  Messina il giornale mazziniano “Fede e Avvenire”,  e manifestava «idee ostili al Governo».

Il nuovo sodalizio da lui fondato, denominato  “Mameli e Ciceruacchio”, aderì al Patto di fratellanza  votato al XII congresso delle Società operaie  affratellate, svoltosi a Roma nel 1872. Esso ebbe  sede in un magazzino dell’ex convento di San  Domenico e vi si associarono circa quaranta operai.  Il suo capitolato aveva «per base» quello di una  Società nissena. Ne fu primo presidente Calogero  Messana, che si dimise presto per dissidi interni.  Suo Presidente onorario fu invece Giuseppe  Garibaldi, il quale, nello stesso anno, aveva suggerito  la convocazione di un «Congresso delle forze  democratiche, repubblicane, operaie e massoniche  ». Ne furono soci onorari i più prestigiosi  repubblicani e massoni d’Italia, fra i quali  Federico Campanella, che nel Grande Oriente  d’Italia «ricopriva incarichi di alta responsabilità e  su suggerimento [di Mazzini] era succeduto a  Garibaldi alla guida del Supremo Consiglio scozzesista  palermitano». In una lettera alla Società  operaia canicattinese il Campanella invitava i soci  a «propagare i principi mazziniani» e a «mantenere  ferma l’adesione al patto di fratellanza» del XII  Congresso. Fu immediatamente deliberato l’acquisto  di un torchio «per la pubblicazione di un  Giornale che, nel secolo delle macchine, avrebbe  dovuto esser l’organo della Società Operaja».  Della sua costituzione e attività si occuparono la  P.S., i Carabinieri (che sostenevano essere «diretta  a scopi politici» e i suoi soci «avversi» alle istituzioni),  i giornali “L’Amico del Popolo” di Palermo,  “Il Cittadino” di Caltanissetta e l’“Emancipazione”  di Roma, e il Ministero dell’Interno.  Con una “Riservata” al Prefetto di Girgenti il  ministro Cantelli chiedeva «di conoscere con sollecitudine  le ulteriori decisioni della Società operaja  circa la designazione dei loro rappresentanti»  al XIII Congresso delle Società operaie affratellate  fissato per i giorni 29, 30 e 31 marzo 1974.

Il 16 maggio 1874 il Prefetto compilava un  elenco delle associazioni operaie di mutuo soccorso  presenti nei comuni della provincia: «Circolo  Operajo Agrigentino», «Società Patriottica Licatese  », «Mutuo Soccorso» di Racalmuto, «Mutuo  Soccorso degli Operai» di Campobello di Licata,  «Società Operaja Garibaldi» di Ravanusa, «Società  di Mutuo Soccorso degli Operai di Lampedusa»,  «Società Operaja di M.S.» di Menfi. Come si  vede, non vi figura Canicattì.

L’esperienza mutualistica canicattinese era stata  assai effimera, probabilmente per i motivi evidenziati  dal delegato di P.S. in una “Riservatissima”  del 4 dicembre ’71: l’uso strumentale dell’associazionismo  per fini elettorali.

 

Epilogo

Quello di Macaluso, e poi di Narbone, non fu  altro che l’inizio di un lungo cammino che avrebbe  portato nei decenni successivi alla nascita di  nuove società di mutuo soccorso.

In seguito in provincia l’associazionismo  mutualistico si sviluppò sempre più, in quantità e  qualità. «Delle quattordici Società operaie, che si  trovano nella provincia,» scrisse nel 1881 Vittorio  Savorini in Le condizioni economiche e morali dei  lavoratori nelle miniere di zolfo e degli agricoltori  della provincia di Girgenti, «già quattro fin dal  1878 hanno fondato scuole elementari serali pei  soci e pei loro figli».

Qualche anno dopo, nel 1886, a queste si  aggiunse una nuova società di mutuo soccorso  canicattinese, la Società Operaia “Figli del Lavoro”.  «Scopo precipuo della Società» recita l’articolo  1° dello Statuto «è il mutuo soccorso: Promuovere  l’istruzione e la moralità ed il ben’essere  dell’operaio, cooperare efficacemente alla libertà  della patria e al miglioramento indefinito dell’umanità  ed alla propria indipendenza».

L’articolo 23 elenca le categorie operaie presenti  a Canicattì che potevano far parte della Società:  «sarti, murifabri, falegnami, fabbroferrai, pittori,  scultori, stucchieri, adornisti, scalpellini, barbieri,  orologiai, argentieri, tornieri, cappellai, calderai,  sellai, saponari, pastai, fornai, crivellatori, crivai  ed artisti meccanici».

Nel 1893, con la costituzione del Fascio dei  Lavoratori queste categorie uscivano dalla fase  della mera mutua assistenza per entrare in quella  più matura della rivendicazione dei diritti sindacali.  È opportuno ricordare che nei Fasci confluirono  parecchie società di m.s.

A Canicattì si sarebbe comunque continuato a  costituire associazioni di m.s. come testimoniano  la Società “La Redenzione del lavoro” e la Società  di mutua assistenza fra zolfatai, attive nel primo  Novecento


Canicatti Host Lions Club Presidente: Antonio Calza Li
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