Sicilia l'Isola da amare
anche attraverso il recupero della memoria storica delle nostre radici

* CENNI STORICI SU MISTRETTA di Antonino Bonanno

Lions Club Mistretta Nebrodi Presidente: Antonino Bonanno

La memoria storica delle nostre radici ha origini spesso molto lontane nel tempo e nello spazio, talvolta strettamente correlate a popoli che, succedendosi gli uni agli altri, hanno lasciato meravigliose tracce della loro permanenza sull’isola, in usi, costumi ed opere. Così è anche per Mistretta, una tra le più antiche cittadine della Sicilia, già insignita del prestigioso titolo di “Città Imperiale” da Federico II di Svevia. (G. Catanzaro e Z. Navarra)

L’origine precisa di Mistretta si perde nella notte dei secoli. Le leggende vogliono questa città fondata dai Ciclopi mentre alcuni storici affermano che è stata fondata dai Fenici. Probabilmente le sue origini risalgono ai Sicani, primo popolo abitante la Sicilia insieme ai Siculi, come dimostrano le antiche costruzioni in pietra e gli oggetti di ceramica ritrovati nel territorio circostante la città. In ogni caso questa cittadina è tra le più antiche della Sicilia. L’origine semitica della nomenclatura sembrerebbe indicare una presenza fenicia nella zona in cui sorge oggi l’attuale centro di Mistretta. Infatti Astarte era una divinità fenicia e l’archeologia ci suggerisce la presenza di un tempio ad essa dedicato. I Greci giunsero intorno al 700 a.C. e si narra che un gruppo di questi, guidato da un condottiero detto Leukaspis, fu ben accolto a Mistretta e venerato come un dio, come ci dimostra una moneta dell’epoca che raffigura il Leukaspis ed un tempio a lui dedicato nella città. I Greci a Mistretta divennero sempre più numerosi e la città venne “ellenizzata” pacificamente.

Rapidamente la “polis sicula” s’ingrandì e si mantenne indipendente con un suo arconte, secondo le leggi greche. Presto si riempì di templi (su quello dedicato a Dioniso sorge attualmente la chiesa di San Giovanni Battista), ginnasi, teatri e c’era anche una necropoli sulle pendici occidentali del monte del castello ed un’altra sita nell’attuale territorio della “Villa Allegra” all’ingresso della città. Era presente a Mistretta anche una fortezza, di cui hanno parlato Polibio e Tucidide. Nel 258 i consoli Ottacilio e Valerio assediarono Mistretta per ben due volte usando anche molte macchine belliche, come la catapulta, per porre fine all’aspra resistenza dei mistrettesi. Dopo sette mesi di inutile assedio, i Romani si ritirarono devastando vandalicamente le campagne. In seguito giunsero in Sicilia i consoli Attilio Calatino e Caio Sulpizio che per la terza volta assediarono la città. Questa volta i mistrettesi, avendo avuto tutti i raccolti distrutti, impietositi dalle lacrime delle mogli e sconfortati dall’abbandono delle città alleate, Noma e Alesa, aprirono le porte della città ai Romani che dichiararono che sarebbero stati indulgenti: ma non fu così e la città fu devastata.


Silio Italico nelle sue “Storie” ci presenta Mistretta come un importantissimo centro che forniva ai Romani, oltre al grano, anche soldati bene addestrati e per questo apparteneva alle città federate che godevano del privilegio di pagare le tasse solo in minima parte. Dopo la caduta dell’impero Mistretta divenne preda dei Vandali, poi dei Goti ed infine fu assoggettata dai Bizantini che conquistarono l’intera Sicilia nel 535 d.C.

Gli Arabi dominarono il paese tra l’827 ed il 1070 e costruirono il castello nel punto più alto della città. La presenza araba arricchì ulteriormente la cittadina mistrettese per quanto riguarda gli aspetti sociali e politici e per l’introduzione di nuove tecniche costruttive e di coltivazione. Alla dominazione araba successe quella normanna durante la quale il castello fu ampliato ed abbellito.

Il re normanno Ruggero d’Altavilla nel 1101 donò Mistretta con le sue chiese, i suoi splendori e con tutto il suo territorio al fratello Roberto, abate della Santissima Trinità in Mileto Calabro e dall’atto di donazione si possono ricavare notizie storiche sul paese che in quel periodo si stava ampliando lungo le falde del monte su cui sorgeva il castello arabo-normanno ed entro le mura di difesa i cui resti sono visibili nel Vico Torrione e lungo la strada Numea dove si apre la Porta Palermo, una delle due antiche porte della città. Oltre all’insediamento urbano circondato dalle mura, vi erano numerosi “bagli”, aggregati sociali e produttivi circondati da orti, ed è proprio dagli antichi “bagli” che hanno avuto origine i quartieri medioevali di Mistretta, individuabili ancora nell’attuale tessuto urbano del centro storico.

La città fu insignita da Federico II di Svevia del titolo di “Città imperiale” e fu successivamente infeudata a Federico d’Antiochia e quindi a suo figlio Corrado. Fu in questo periodo che nacque l’attuale stemma della città raffigurante un’aquila, simbolo di potenza (essendo una città imperiale), ed una croce, simbolo di redenzione (era finita la dominazione araba).

Finita la dominazione normanna, vi fu l’occupazione angioina che fu una vera e propria dominazione militare. Impoverita e sfruttata dai francesi, che distrussero anche i feudi normanni accorpandoli in grandi latifondi gestiti da signori angioini, e sottoposta ad infamie, ruberie ed a forti prelievi fiscali, la città di Mistretta insorse e nel 1282 i suoi cittadini si unirono alla rivolta dei “Vespri Siciliani”. Per il grande contributo apportato nella lotta contro i francesi, la città fu inserita tra quelle demaniali ed accolta nel Parlamento del Regno di Sicilia con capitale Palermo, sotto gli Aragonesi.

Nel 1447 re Alfonso sancì la demanialità di Mistretta e dei suoi Casali e nel consentire al ceto artigiano di entrare a far parte del governo della città, creò i presupposti affinchè, nel XVI secolo, la città si arricchisse di numerosi monumenti religiosi e civili. Notevoli testimonianze del Cinquecento, fase storica di splendore per Mistretta, ci sono date dalla magnificenza dei lavori con i quali gli scalpellini del paese arricchirono la Chiesa Madre, intitolata a S. Lucia aggiungendoli ai raffinatissimi interventi dei Gagini. Di questo periodo è pure la Fondazione dell’Ospedale e la “Casa dei Pellegrini”, edifici ancora oggi esistenti con le loro originarie caratteristiche.

Un altro edificio sacro ricco di storia è la chiesa di San Sebastiano. Costruita nel XVI secolo, ha pianta a tre navate con colonne monolitiche in pietra. Nel 1603 fu realizzato il portale principale con la lunetta ogivale.

Sempre del XVI secolo è la prima statua lignea, policroma e con parti dorate, che raffigura San Sebastiano, patrono della città di Mistretta al quale la chiesa è dedicata. Intorno al 1670 fu edificato il campanile a quattro ordini sovrastati da una cupola a bulbo. Nel tempo la chiesa ha subito alcune modifiche: alla fine dell’Ottocento la facciata principale è stata ricoperta da intonaco e sono stati inseriti, sull’architrave del portone principale e sulle porte laterali, dei bassorilievi in stucco raffiguranti rispettivamente scene del martirio del Santo ed alcuni angeli. Nel 1967 un sisma provocò danni tali da costringere a ricostruire buona parte dell’edificio; l’interno ne ha subito maggiormente le conseguenze, essendo stato modificato in maniera quasi radicale. Nella chiesa sono gelosamente custoditi il fercolo di San Sabastiano con il simulacro, scolpiti rispettivamente da Noè Marullo tra il 1886 ed il 1904, e dai fratelli Li Volsi nel 1610, ed il simulacro rappresentante gli Angeli che sorreggono una teca con le Reliquie del Santo. Da questa chiesa ha inizio l’imponente processione di San Sebastiano che si svolge due volte all’anno, il 20 gennaio e il 18 agosto.


 

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