Sicilia l'Isola da amare
anche attraverso il recupero della memoria storica delle nostre radici

* CASTELLO DI ACI . PICCOLA STORIA di Carmelo Giuffrida

Lions Club Acicastello Riviera dei Ciclopi Presidente: Raffaele Marcoccio

Quella che segue è la movimentata storia di un piccolo castello, quello di Aci, che dopo aver sfidato il tempo e le intemperie, i tanti conquistatori e tre terremoti, è miracolosamente sopravvissuto, quasi avesse una sua propria vita palpitante, abbarbicato “come un vecchio leone addormentato”, su una possente roccia da secoli lambita, quasi accarezzata, dal Mar Ionio, in eterna simbiosi…(G. Catanzaro e Z. Navarra)

Il castello di Aci si erge da tempi antichissimi sul mare, su una rupe antistante la costa ionica come un vecchio leone addormentato, (Diodoro Siculo ci ricorda antichissime vicende militari).

Nel periodo arabo, nel 902, la fortezza sulla rupe fu distrutta dall’emiro lbrahim ma sembra sia stata riedificata dal Califfo Al Moez, nel 909, per la protezione di Aci (Al-Yag). Tra il 1071 e il 1081, nell’ambito della conquista normanna, Roberto il Guiscardo e Ruggero d’Altavilla, adattarono il castello ai tempi con le strutture che in parte possiamo ancora ammirare.

Per un periodo fu anche concesso al Vescovo di Catania e proprio lì, nel 1126 il vescovo Maurizio ricevette le sacre reliquie di Sant’Agata, riportate da Costantinopoli dai cavalieri Goselino e Gisliberto.

L’eruzione del 1169 unì alla terraferma la rupe, un tempo circondata dal mare.

Federico II di Svevia, nel 1239, inglobò il castello nel Demanio Regio, ma successivamente, dopo i Vespri, (1282), esso tornò nuovamente in possesso dei vescovi di Catania.

In epoca vicereale Federico III d’Aragona, re di Sicilia, lo concesse all’ammiraglio Ruggero di Lauria per i meriti da questo acquisiti. Poi quest’ultimo passò dalla parte degli Angioini e di conseguenza, nel 1320, su concessione ancora di Federico III, il possesso andò a Blasco Alagona ed in seguito al figlio Artale.

Espugnato dagli Angioini nel 1354, fu riconquistato da Artale con la battaglia navale che si svolse nel tratto di mare tra Ognina ed il castello, passata alla storia come “lo scacco di Ognina”.

Nel 1396 al tempo di Artale II Alagona, il castello fu nuovamente espugnato da Martino il Giovane (nipote di Pietro lV, re d’Aragona), che aveva sposato nel 1391 la regina Maria, unica figlia di Federico lV ed erede al trono aragonese di Sicilia.

Dopo la morte di Maria, egli abitò il castello insieme a Bianca di Navarra sposata nel 1402. In seguito il maniero passò a Ferdinando il Giusto di Castiglia, nuovo re di Sicilia (1412). Nel 1416 il primo viceré di Sicilia, Giovanni di Castiglia lo restaurò. Il tempo passò e il castello vide nuovi signori: il viceré Ferdinando Velasquez, il segretario di re Alfonso il magnanimo Giambattista Platamone. Durante il XVI secolo esso passò nelle mani di diversi privati, fu adibito a guarnigione e ad angusta prigione. Nel seicento fu restaurato e nel 1634 re Filippo III fece apporre una lapide marmorea all’ingresso con la dicitura:

“PHILIPPUS III DEI GRATIS

REX HISPANIARUM

ET INDIARUM

ET UTRIUSQUE SICILIAE

ANNO DIVI 1634”.

Venne dotato di artiglieria e venduto dal re Filippo IV di Spagna a Giovanni Andrea Massa, che lo pagò 7.500 scudi.

Nel 1693 subì ingenti danni, a causa del terribile terremoto. Poche sono le testimonianze relative al castello nel XVIII secolo. Nel XIX secolo il castello entrò a far parte del Demanio Comunale, ma nel 1818 un terremoto lo danneggiò nuovamente.

Esso ha ispirato a Giovanni Verga la novella “Le stoffe del Castello di Trezza”.

Nel XX secolo divenne deposito di masserizie e durante l’ultima guerra una grotta della rupe venne usata come rifugio. Negli anni 1967-’69 la Soprintendenza ai Monumenti della Sicilia Orientale lo restaurò e dal 1985 ospita un piccolo museo.

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