Sicilia l'Isola da amare
anche attraverso il recupero della memoria storica delle nostre radici

* CALTAGIRONE: “UN MUSEO A CIELO APERTO” di Silvano Marino

Lions Club Caltagirone Presidente: Giovanni Roberto Giugno

Il passato è spesso così legato al presente da costituire  un “continuum”. È questo il caso di Caltagirone,  vera “Città della ceramica”, dove l’arte del modellare  la vile creta affonda le sue radici nella preistoria, ma  si perpetua ancora oggi nella realizzazione di pregevoli  manufatti sui quali pennelli quasi invisibili tracciano  disegni antichi anche su forme e creazioni  all’avanguardia nell’arte della ceramica. (G. Catanzaro e Z. Navarra)

 

L’undici gennaio del 1693 è una data indimenticabile  per i siciliani del sud-est. La terra  tremò, interessando due delle tre regioni in cui era  divisa la Sicilia fin dal tempo degli arabi. Un forte  sisma di natura geotettonica sconquassò tutta la  Val di Noto e parte della Val Demone. Quel terremoto  sembrò, per i laboriosi abitanti di quelle  “valli”, la fine del mondo: fu come se l’esistenza  stessa della vita stesse definitivamente per finire e  con essa la speranza di sempre!

Ma quel terremoto servì anche ad accendere  una scintilla di laboriosità, qualcosa di straordinario  dal quale risorse, in uno slancio collettivo, un  proscenio di paesi e città ora arroccate in collina  ora adagiate in pianure che come in un miraggio  appaiono in una teatralità che non ha paragoni.  Ed ecco Noto, Ibla, Modica, Sicli, Palazzolo  Acreide e Caltagirone che insieme a Siracusa e  Catania, e ben presto ci auguriamo Acireale, sono  state le vere “perle” di quella fantastica rinascita  tanto da essere state, oggi, promosse dall’UNESCO  Patrimonio Mondiale dell’Umanità da salvaguardare.

Chiese, corti e palazzi, in una sorta di museo a  cielo aperto, sono la meraviglia architettonica di  un territorio bello e variegato. Cattedrali maestose,  scalinate sontuose, volute e putti finemente  cesellati, chiostri ampi e solenni rappresentano  una vera peculiarità, un’occasione unica di cultura  e di turismo, in una terra di integre vestigia che  formano una straordinaria e omogenea architettura,  quella barocco-siciliana, pur nella sua sottile  differenziazione che offre ogni città grande o piccola  che sia.

Adagiata tra i suoi Tre Colli e ravvivata da quel  caratteristico sali e scendi di carruggi tortuosi che  si alternano a slarghi e case, all’ombra dei  Campanili e Torri, che si stagliano su due lussureggianti  pianure, quella di Gela e Catania, tanto  da sembrare, nell’insieme, un vero presepe: ecco  Caltagirone, “Kalat” per gli antichi Arabi, che con  i riflessi d’oro, verde e blu delle sue maioliche stupisce  ancora oggi i viaggiatori, che qui si recano ad  ammirare il vero Barocco siciliano, unico al  mondo, e la bellezza poliedrica di una ceramica,  unica nel genere, che con generosità si trova tra le  botteghe dei ceramisti calatini. Una ceramica,  quella di Caltagirone, che affonda le sue radici  nella preistoria e fin da allora, su queste colline  sono accese le fornaci per mutare il fango in pregevoli  manufatti realizzati da mani delicate, ma  dai movimenti decisi e precisi. Colori sfavillanti,  come dicevamo, dove s’intingono pennelli quasi  invisibili a tracciare disegni antichi, ma anche  forme e creazioni all’avanguardia nell’arte della  ceramica. Un museo a cielo aperto, dove in ogni  angolo, in ogni cortile, in ogni piazza, c’è un maestro  ceramista che lavora ed espone il risultato del  proprio lavoro: capolavori che andranno, oggi  come per il passato, ad abbellire case, giardini e  quant’altro in tutto il mondo. Splendide emozioni  che solo la ceramica calatina sa riservare!


Ma la vera “meraviglia delle meraviglie” si consuma  la sera di ogni 24 luglio, vigilia della festa  del patrono San Giacomo, quando la città scoppia  di tantissimi visitatori per assistere ad uno spettacolo  unico: l’accensione della “luminaria”.

Un colossale “arazzo  di fuoco”, creato con  un migliaio di minuscole  lucerne a olio,  poste a mo di mosaico,  in coppi di carta colorata  piazzati sui 142 gradini  della scalinata di  Santa Maria di Gesù  del Monte.

Una scalinata, al  centro storico, che collega  la parte bassa della  città con antiche mura  medievali costruite dal conte Ruggero, il Normanno.  Una scala che desta meraviglia anche di  giorno, sin dal 1954, anno in cui fu ornata nelle  sue alzate da mattonelle in maiolica con disegni  tradizionali, in una sorta di antologia dell’ornato  della ceramica calatina.

Una vera “Città della ceramica” dove la trazione  e l’arte del modellare la vile creta è rimasta a  tutt’oggi genuinamente ed esclusivamente legata  alla capacità manuale, allo spirito creativo dei  maestri ceramisti e delle loro botteghe, che sono  diventati, il vero volano dell’economia di questa  parte della Sicilia.

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