Sicilia l'Isola da amare
anche attraverso il recupero della memoria storica delle nostre radici

* CALTANISSETTA, LA CITTÀ DAL… “CUORE DI ZOLFO” Una domenica a Gessolungo di Michele Curcuruto

Lions Club Caltanissetta Presidente: Emanuele Limuti

 

Le radici della nostra memoria talvolta scavano nelle stesse viscere della terra, come nel caso della Zolfara di Gessolungo, importante e storico complesso industriale che con i suoi bui meandri sotterranei e col sudore e la trepidazione di migliaia di minatori che la percorsero per oltre un secolo, ha contribuito, in modo determinante, a “scrivere la storia” di Caltanissetta, la “cittadina dal cuore di zolfo”. (G. Catanzaro e Z. Navarra)

Erano trascorsi circa tre anni da quando aveva chiuso definitivamente la propria ultracentenaria esistenza la miniera di Gessolungo, in contrada Iungio, sita ad appena qualche chilometro di distanza dalla nostra città, nei pressi dello storico stabilimento dell’Amaro Averna. Come dopo un improvviso evento bellico che distrugge in un attimo anni e anni di sacrifici di intere generazioni, così l’Ente Minerario Siciliano aveva decretato, istantaneamente, l’abbandono di tale importante e storico complesso industriale, lasciando che i vandali e gli agenti atmosferici facessero scempio di fabbricati, attrezzature, macchinari, documenti d’archivio e mappe! Da allora tutto era stato sepolto sotto una coltre di escrementi di vacche, che pascolavano e continuano a pascolare liberamente ed abusivamente nell’area della miniera, fin dentro agli uffici ed ai magazzini!

I pozzi di accesso ai sotterranei della miniera erano stati riempiti di pietrame e tappati col calcestruzzo, con la conseguenza che attrezzature per un valore di miliardi di lire erano rimaste sepolte per sempre nelle buie gallerie, come in una sorta di… lupara bianca!

Era come se, di colpo, si fosse voluto sotterrare anche il ricordo di quel luogo che, insieme alle altre miniere comprese nelle province di Caltanissetta, Agrigento ed Enna, per quasi duecento anni aveva profondamente segnato, nel bene e nel male, l’economia, la storia e la cultura di quella parte di Sicilia nota come altopiano gessoso- solfifero. Lì, come nelle altre miniere dell’Isola, si era compiuto il dramma di centinaia di “carusi”, bambini dai 7 ai 12 anni, che erano stati costretti a scendere a diverse centinaia di metri sotto terra, completamente nudi per il forte caldo, a caricare sulle loro spalle le sacche piene di zolfo e quindi a risalire verso l’esterno attraverso gli stretti cunicoli, schiacciati dal peso. Quel lavoro, peraltro mal pagato, segnava quei bambini per tutta la vita, fisicamente e moralmente.

Ed era stato proprio lì, a Gessolungo, che il 12 novembre del 1881 era avvenuta una terribile tragedia: un incendio, infatti, aveva ucciso moltissimi operai e carusi i cui nomi restano scolpiti nelle lapidi di cui è pieno il piccolo camposanto di quel luogo, a testimonianza del sacrificio di generazioni di zolfatai.


Ora tutto era silenzio e abbandono.

Ma, miracolo dell’amore verso la nostra città e le sue antiche radici storico-culturali, ecco che una domenica di ottobre dell’anno di grazia 1994, un pulman carico di turisti, soci Lions di varie città della Sicilia e belle signore, con al seguito un cor- Le radici della nostra memoria talvolta scavano nelle stesse viscere della terra, come nel caso della Zolfara di Gessolungo, importante e storico complesso industriale che con i suoi bui meandri sotterranei e col sudore e la trepidazione di migliaia di minatori che la percorsero per oltre un secolo, ha contribuito, in modo determinante, a “scrivere la storia” di Caltanissetta, la “cittadina dal cuore di zolfo”. teo di auto di amici nisseni, provenienti dal Museo Mineralogico, si dirige verso la contrada Iungio, ripercorrendo lentamente quella strada che per oltre un secolo avevano già percorso migliaia di minatori alle prime luci dell’alba, con le lampade ad acetilene in mano, per scendere a “travagliare” nei bui meandri della solfara di Gessolungo, o in quelli di Trabonella, o della Iungio-Tumminelli, o di Testasecca… Così il pulman e le auto, con la loro spensierata comitiva, avevano fatto ingresso, per la prima volta, nei piazzali abbandonati ed in progressiva distruzione di quell’antica miniera di zolfo, per far rivivere almeno, per qualche ora, quei luoghi ove carusi e picconieri, ed ancora ingegneri, baroni, mafiosi, tutti di grande prestigio e dai nomi famosi, mossero le fila di una gran parte della storia di Caltanissetta tra l’800 ed il ’900. Ad attendere tanta bella gente sotto l’antico pozzo Fiocchi c’erano due vecchi capimastri della miniera, felici e quasi increduli di poter raccontare agli attenti ed incantati visitatori, alcuni episodi della storia avvincente della “loro” miniera.

Tra i turisti provenienti, come ho già detto, da diverse città della Sicilia, numerosi erano quelli che in passato avevano soggiornato a Caltanissetta, allorquando “Nissa” era una piccola cittadina “lontana e sola”, come la definì Vitaliano Brancati che qui visse per qualche tempo negli anni ’30, nel suo periodo più felice, in cui erano in attività le miniere di zolfo.

Che sia vero, dunque, quello che dicono le malelingue, e che cioè Caltanissetta sia una cittadina colta e piacevole, ospitale, e con un suo fascino semplice e genuino?

Tutti contenti alla fine della giornata, i gitanti siciliani portarono con sé, oltre alle immancabili “guantiere” di torroni, cannoli e rollò di una premiata pasticceria del luogo, anche i cristalli di zolfo e celestina delle miniere nissene, un indimenticabile ricordo di una giornata serena in una città con un suo grande… “cuore di zolfo.


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