Sicilia l'Isola da amare
anche attraverso il recupero della memoria storica delle nostre radici

* ALCAMO, TRA ARTE E CULTURA di Maurizio Bambina

Lions Club Alcamo Presidente: Carmelo Guido

Ricordare e valorizzare le opere d’arte di una città è anche un segno di riconoscenza verso chi ci ha lasciato meravigliosi patrimoni. Onorando la memoria e l’operato di questi uomini preserviamo tali patrimoni per tramandarli integri, sia nella materia che nel valore significativo della testimonianza, alle nuove generazioni. (G. Catanzaro e Z. Navarra)

Alcamo, città in provincia di Trapani, sorge ai piedi del Monte Bonifato che, alto 826 mt sul livello del mare, offre un panorama fra i più suggestivi della Sicilia.

Grazie alla sua posizione geografica, è una meta turistica obbligata per il viaggiatore esigente e interessato a luoghi e culture diverse. Si affaccia, infatti, sul golfo di Castellammare, è vicina al capoluogo siciliano e propone nei suoi dintorni luoghi suggestivi come Segesta, le riserve naturali dello Zingaro e di Monte Bonifato, le acque calde termali e la Tonnara di Scopello.

Alcamo presenta un bellissimo centro storico, ricco di palazzi e di chiese che custodiscono opere d’arte di rinomati maestri quali Antonello Gagini, Giacomo Serpotta, Pietro Novelli, Guglielmo Borremans e Giuseppe Renda e di autori sicuramente meno conosciuti e meno pubblicizzati di altri, ma non per questo meno importanti.

Obiettivo del Lions Club Alcamo è la promozione del proprio territorio, utile agli abitanti per conoscere meglio il posto in cui vivono ed essere quindi orgogliosi di abitarlo; ciò è anche un segno di riconoscenza verso chi ha lasciato tale patrimonio.

Alcamo è anche città di cultura: infatti Cielo d’Alcamo, o più comunemente Ciullo, è stato riconosciuto come l’iniziatore della lingua italiana dallo stesso Dante nel De Vulgari eloquentia.

Egli è universalmente noto per la sua canzone in 32 strofe “Rosa fresca aulentissima”, uno dei più antichi e importanti documenti della lingua e della letteratura italiana del duecento. La cittadinanza alcamese, che per secoli gli era stata contestata dalla critica ufficiale, nel 1960 gli fu attribuita definitivamente a seguito dell’attività culturale, svolta negli anni ’50, dall’«Accademia di Studi Cielo d’Alcamo», con l’apporto critico del suo presidente prof. Giuseppe Cottone.

Il 27 giugno 2003, il Lions Club Alcamo, per un dovuto omaggio alla più alta gloria cittadina capace di diffondere nel mondo la fama della città, ha voluto donare alla cittadinanza alcamese un bassorilievo raffigurante Cielo d’Alcamo, realizzato dallo scultore palermitano Massimo La Ciura, e collocato all’ingresso del Teatro Comunale, suo ambiente naturale e monumento all’illustre primo e originale cantore della Lingua Italiana.

ANTONELLO GAGINI (1478-1536)

Le principali opere presenti ad Alcamo di Antonello Gagini sono il Trittico della Madonna tra gli Apostoli Filippo e Giacomo e Il Transito della Vergine.

La prima è un’opera scolpita nel 1519 e custodita nella Basilica di S. Maria Assunta. Si tratta di uno splendido retablo della Madonna con Bambino tra sei serafini e gli Apostoli Filippo e Giacomo per la cappella del nobile Giovan Bernardo Mastrandrea. Gioacchino Di Marzo così lo descrive: “…fra i lavori di maggior leggiadria ed eleganza, che son da pregiare del sovrano scultore. È tutta di bianco marmo, con quattro pilastri adorni delle più fini e squisite fregature, dando luogo nel mezzo ad un compartimento centrale con una graziosa Nostra Donna con il bambino in alto rilievo, corteggiata da sei serafinetti d’attorno e la mistica colomba sul capo, mentre da’ lati in due nicchie o minori scompartimenti ricorron pure in altorilievo due figurine bellissime in piedi di S. Filippo e S. Giacomo Apostoli.

Termina poi al di sopra la custodia con un elegante frontespizio, che ha dentro in bassorilievo la Nascita di Gesù: oltrecchè al di sotto vi ricorrono tre piccole storie di delicata scultura cioè nel centro la morte della Madonna e da’ lati due miracoli de’ detti due Apostoli”.

La seconda opera, “Il Transito della Vergine”, è stata scolpita nel 1529 ed è custodita nella Basilica di S. Maria Assunta.

Antonello Gagini, come ci tramanda un atto del not. Andrea Orofino, si impegnò con il magnate Sebastiano Romano di Alcamo a scolpire per la Chiesa Madre il bellissimo pannello raffigurante il transito di Maria SS. con i dodici Apostoli, per onze cinquanta.

La Madonna giace sul letto di morte, mentre S. Pietro attinge l’acqua lustrale con l’aspersorio dal secchiello tenuto da un altro apostolo, un altro soffia su un incensiere, altri pregano, altri ancora cantano ed infine altri piangono e baciano in segno di venerazione i piedi della Madonna.

GIACOMO SERPOTTA (1656-1732)

Le opere di Giacomo Serpotta presenti ad Alcamo si trovano nella Chiesa dei SS. Cosma e Damiano e nella Chiesa di S. Francesco di Paola (Badia Nuova).

Nella Chiesa di SS. Cosma e Damiano, ai lati dell’abside si trovano due magnifiche statue di stucco, sorrette da mensole a forma di nuvole: una raffigura la Giustizia, l’altra rappresenta la Pietà o Carità. Furono realizzate nel 1722 per conto del Monastero di S. Chiara.

Sono di una espressività e di una finezza estetica particolari, per la compostezza della donna soffusa di grazia, per il ricco ma sobrio drappeggio del vestito e per gli elementi simbolici che rappresentano.

La Giustizia dal solenne passo di danza, dal volto serenamente severo, pretende di essere, per la stadera e la scimitarra, il simbolo della giustizia inflessibile che dà a ciascuno il suo.

La Carità è una delle creazioni più vibranti del Serpotta. La giovane sposa che tiene in grembo il figlioletto piangente perché desideroso del latte materno, è assorta in una serena contemplazione. Ella sorride di pietà e più che rattristarsi al pianto angoscioso del figlio, quasi gioisce che egli senta imperioso lo stimolo della fame e si attarda ancora un poco, invece di affrettarsi ad accontentarlo. La Chiesa di S. Francesco di Paola o della Badia Nuova custodisce un sorprendente complesso di otto statue di Giacomo Serpotta. Sei delle sculture sono disposte lungo le pareti, posate su basamenti aggettanti a mezza altezza: rappresentano la Mansuetudine, la Pace, la Fortezza, la Purità, San Pietro e San Paolo; le altre due, l’Addolorata e la Maddalena, adornano invece la cappella del Crocifisso. Si tratta di opere in stucco realizzate nel 1724 per conto del Monastero benedettino della Badia Nuova.

La Giustizia e la Carità

 

La Pace è rappresentata da un uomo avvolto in un maestoso vestito drappeggiato, con la mano destra appoggiata ad un bastone e la sinistra con un ramo di ulivo, simbolo della pace.

La Fortezza è invece simboleggiata da una donna ornata da corazza, elmo e lancia e che con la mano sinistra tiene uno scudo; essa si presenta come una statua di fine gusto estetico alla maniera classica. L’artista nel rappresentarla intende certamente alludere alla lotta che l’uomo deve sostenere per rimanere tale.

La Pace e la Fortezza

 

S. Pietro è raffigurato con la Sacra Bibbia e le chiavi nella mano sinistra e con la destra in alto come ad indicare il cielo.

S. Paolo invece è rappresentato alla maniera tradizionale con la spada nella destra e il libro della Sacra Bibbia nella sinistra. Per S. Paolo la parola di Dio è viva ed efficace ed è più affilata di qualunque spada a doppio taglio.

San Pietro e San Paolo

 

La Purità è raffigurata da un signorile volto femminile. La figura è avvolta da un vestito riccamente drappeggiato e presenta sulla mano destra una splendida colomba, simbolo del candore.

La Mansuetudine, indossa un artificioso vestito ed ha il diadema sul capo, mentre con la mano destra sostiene un agnello simbolo dell’ innocenza.

La Purità e la Mansuetudine

 

La Maddalena è avvolta in un ampio mantello, con la mano destra sollevata all’occhio destro, in atto di asciugarsi le lacrime.

L’Addolorata, avvolta anch’essa in un mantello, stringe con la mano destra un lembo di esso ed ha la mano sinistra stretta al petto, con il capo leggermente chino, e gli occhi lacrimanti. Questi stucchi di notevolissimo interesse artistico conservano intatta la patina, che in molti altri è scomparsa, cioè quella “allustratura”, che dà alle figure allegoriche l’impressione di splendidi alabastri.

L’architetto Ernesto Basile disse: “Giacomo Serpotta si elevò al di sopra della comune compren- sione estetica del tempo, e con la spontanea, sicura, sapiente interpretazione della natura trasfuse in tutte le sue creazioni un che di profondamente umano; pertanto esse saranno ognora comprese, e il nome dell’artista vivrà nel tempo. Ecco perché fu definito il re dello stucco”.

PIETRO NOVELLI (1603-1647)

Pietro Novelli è stato l’autore di oltre cento opere, di cui quattro sono le tele custodite ad Alcamo. Tra queste Anime del Purgatorio e San Benedetto distribuisce la Regola.

San Benedetto distribuisce la regola

GUGLIELMO BORREMANS (1670-1744)

Guglielmo Borremans ha eseguito ad Alcamo nel 1722 due tele che sono custodite presso la Chiesa dei SS. Cosma e Damiano, e nel 1735 ha eseguito gli affreschi della volta nella navata centrale della Basilica di S. Maria Assunta, che terminò nel 1737.

GIUSEPPE RENDA (1772-1805)

Nacque ad Alcamo nel 1772 da una famiglia di agricoltori.

Terzogenito di sei fratelli di cui due, morti in tenerissima età; a soli 14 anni cominciò a frequentare lo studio del noto pittore Velasco di Palermo, da molti considerato il Raffaello siciliano.

Dal 1790 cominciò a dipingere opere per committenti alcamesi.

Nel 1797 dipinse e firmò la tela della Circoncisione del Gesù tratta da una incisione di Ciro Ferri, per la Chiesa del Collegio dei Gesuiti.

Nel 1798 dipinse le tele della Madonna del Rosario e della Addolorata per la Chiesa di S. Oliva. La tela della Madonna del Rosario si presenta nella sua iconografia tradizionale ma, al posto della terziaria S. Rosa da Lima, si trova in ginocchio S. Rocco, compatrono della città di Alcamo invocato per la difesa dalla peste. Al centro troneggia la Madonna con in braccio il Bambin Gesù in atto di consegnare la corona del Rosario a S. Domenico.

Sicuramente degna di nota è La Madonna del Lume, una pala d’altare di forma rettangolare, collocata nella Basilica di S. Maria Assunta. Il dipinto su tela è molto curato sia nel disegno che nella distribuzione dei colori. La Madonna è seduta, in atto di mostrare il Bambin Gesù che indica ai credenti il suo grande amore fiammante. Sul lato destro un angelo offre su un vassoio i cuori delle anime.

Il pittore alcamese predilige le tematiche inerenti la vita di Maria e di Gesù e non manca poi nelle sue opere la presenza dei ruderi, dei resti architettonici di gusto classico, come quelli emergenti nella scena della Natività.

La Natività

Giuseppe Renda morì di tisi nel 1805 a Palermo, a soli 34 anni, e fu sepolto nel Convento dei P.P. Cappuccini.

 

Addolorata
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