Sicilia l'Isola da amare
anche attraverso il recupero della memoria storica delle nostre radici

* ACITREZZA, LA SUA STORIA, I SUOI MITI di Cettina Laudani

Lions Club Acitrezza Verga Presidente: Silvestro Fisicaro

Le nostre radici non hanno “forma o colori” specifici… così talvolta sono chiare come la pietra di un monumento, altre volte scure come la lava: la stessa che 500 mila anni fa, originata da un’eruzione vulcanica avvenuta sotto il livello del mare, magistralmente diede vita e forma alla “Riviera dei Ciclopi”, quel meraviglioso, frastagliato merletto di isole e isolotti che, stagliandosi nelle acque cristalline del nostro mare, “orna” la costa. In quest’incanto è Acitrezza, borgo marinaro, con i suoi famosi faraglioni quali vigili sentinelle…(G. Catanzaro e Z. Navarra)

E quei poveretti sembravano tante anime del purgatorio…”, con questa epigrafe che sovrasta un altorilievo dello scultore Mimmo M. Lazzaro, raffigurante alcune donne in attesa dei pescatori dopo una tempesta, Acitrezza onora il suo “patrono laico” Giovanni Verga e diventa riferimento di quella solidarietà che meritano “i vinti” ed a cui i Lions di tutto il mondo partecipano con il loro motto “We Serve”.

Acitrezza, dunque, non è solo famosa per quelle bellezze naturali narrate tra Sette-Ottocento da quei “viaggiatori” europei che alla fine del XVIII sec. cominciano a scoprire il sud d’Italia, ma è anche lo scenario naturale che fa da sfondo alla “commedia umana” in tutte le sue cromie, e come nei migliori canovacci pirandelliani la riviera dei ciclopi diventa una sorta di meta teatro, dove il chiaroscuro del suo mare e delle lave basaltiche rappresentano la metafora della quotidianità, dell’esistenza, della miseria morale della vita che Verga ha voluto magistralmente descrivere nella sua trilogia I Malavoglia, Mastro don Gesualdo, La duchessa di Leyra) e che Luchino Visconti ha portato in scena nel 1948 con il film “La terra Trema”.

La storia di Acitrezza comincia all’epoca della dominazione spagnola e si sviluppa per circa tre secoli e mezzo. La “terra di Trezza”, come veniva chiamata anticamente, incuneata tra Capomulini e il Castello di Aci, era agli inizi del ‘600 una contrada selvaggia e disabitata, utilizzata come deposito per l’alloggio di grandi vasche di acqua stagnante, le “gurne”, che servivano per macerare lino e canapa utilizzate per la realizzazione di cordame, che rappresentava una delle attività principali della cittadina di Aci Aquilia, l’odierna Acireale, che fino al 1632 comprendeva anche le due Aci di Santi Antonio e Filippo. Presumibilmente dunque, il nome della città deriva dal nome del fiume Aci che scorre a Capomulini e dalla “trezza” che era la tessitura delle reti fatta dai pescatori del luogo. Nel 1632 la terra di Trezza insieme alle due Aci ottenne di staccarsi da Aci Aquilia e divenne feudo dei principi Reggio di Campofiorito i quali,

mandati a Catania da Don Francesco Fernandez de Cueva, duca di Alburquerche e Vicerè di Sicilia, per organizzare i soccorsi e prestare aiuto agli abitanti della città minacciati dall’eruzione dell’Etna del 1664, si innamorarono di quegli incantevoli luoghi che si estendevano dall’isola dei ciclopi fino al bosco di Aci e decisero di comprare il feudo e far sorgere un importante scalo marittimo per tutto il territorio.

Dalla fine del ’600 fino a tutto il ’700 il principe Stefano Riggio insieme al fratello cadetto Andrea, arcivescovo di Catania, avviarono il processo di urbanizzazione della terra di Trezza e per prima cosa fecero costruire una chiesa, l’attuale chiesa di S. Giovanni, attorno alla quale si sviluppò il villaggio che già ai primi del ‘700 contava 150 abitanti. In seguito il Principe, pensando di trasformare il porticciolo in un luogo più sicuro dove far approdare le barche di tutto il territorio, tentò di chiudere il canalone di mare tra l’isola ed il faraglione antistante Acicastello. La realizzazione della diga, costata complessivamente 21 onze fu iniziata il 9 agosto e completata il 4 settembre del 1748, ma una tipica mareggiata settembrina “trizzota”spazzò via l’opera e le rocce si dispersero sul fondo marino. Da quel momento si capì che tali imprese in quel tratto di mare erano impossibili ed irrealizzabili.

L’economia di Acitrezza via via andò orientandosi dalla seconda metà del ’700 verso la pesca delle sarde ed alla sua conservazione in salamoia ed in poco tempo fu apprezzata anche come punto di approdo del pescato di scoglio.

Alla fine del ’700 la dinastia dei Riggio si impoverì ed in poco tempo scomparve dallo scenario pubblico della zona.

La Sicilia, dopo la breve parentesi della dominazione savoiarda (1713-1718) ritornò ad essere dominio spagnolo e nel 1816, dopo il congresso di Vienna, entrò a far parte del Regno di Napoli e delle due Sicilie. In seguito al riassetto amministrativo, nei primi decenni dell’Ottocento, voluto dalla monarchia borbonica, Aci Trezza assieme a Ficarazzi, fu separata dal comune di Aci S. Filippo ed integrata nel territorio di Aci Castello.

A metà dell’Ottocento l’economia legata al commercio del cordame cominciò a scomparire e con essa i maceratoi del lino e della canapa sicché la popolazione – circa 750 abitanti raggruppati in 250 famiglie – indirizzò le proprie attività esclusivamente

verso la pesca sviluppando nel novecento, con la diffusione del motore, attività collaterali quali quelle legate alla costruzione di pescherecci dando vita ad una scuola di “maestri d’ascia e segantini”, ancora oggi specializzati nella cantieristica da lavoro.

La fama di Aci Trezza in tutta l’Europa è comunque legata ai miti che si porta dietro come la leggenda di Ulisse che per sfuggire al ciclope Polifemo lo acceca dell’unico occhio con un dardo infuocato, ma il ciclope seppur cieco cercherà – inutilmente – di colpirlo lanciandogli dei massi identificati dalla leggenda nei “faraglioni di Acitrezza”. Fuori dalla leggenda e dalla metafora che essa riproduce, cioè la superiorità dell’intelligenza sulla violenza, l’isola Lachea ed i faraglioni antistanti il borgo di Acitrezza costituiscono certamente un’attrazione paesaggistica emozionante ma hanno anche una grandissima importanza storica e scientifica giacché questi monoliti rocciosi

sono la più antica testimonianza dell’attività vulcanica dell’Etna che gli studiosi stimano essere apparsa circa 500 mila anni fa; secondo lo storico Umberto D’Arrò nella zona compresa tra Capomulini ed Augusta si apriva un grandissimo golfo che nella sua parte interna toccava le colline dove ora sorge il paese di Adrano; diversi reperti archeologici ritrovati di recente provano che quasi sicuramente in quelle zone c’era il mare. I fondali di questo golfo ospitavano un vulcano che circa 500 mila di anni fa emise una tale quantità di lava che innalzandosi dal livello del mare diede vita ad isole ed isolotti che oggi conosciamo come “riviera dei ciclopi”. L’attività del vulcano successivamente si spostò verso nord creando un monte che gli studiosi chiamano

Trifoglietto, lo sprofondamento del quale diede vita alla grande depressione conosciuta oggi come la “Valle del Bove”.

“Dopo questi due grandi episodi parossistici – scrive ancora D’Arrò – l’attività vulcanica ha fatto nascere e crescere, con eruzioni successive, l’attuale massiccio dell’Etna che ha incorporato i resti dell’antico Trifoglietto”.

I vulcanologi, dopo aver attentamente studiato la natura delle lave della rocca di Acicastello, dell’isola Lachea, dei faraglioni e del fondo marino, oggi sono pervenuti alla conclusione che tutto l’arcipelago è nato da una eruzione di lava avvenuta sotto il livello del mare.

Dall’inizio del secolo scorso Acitrezza ha scoperto un altro settore trainante per l’economia: il turismo. Attrezzatasi di alberghi, ristoranti e locali di intrattenimento, di decenni in decenni la terra di Trezza è diventata meta privilegiata per una folla di turisti che soprattutto nelle notti estive ama gremire il suo lungomare e le sue caratteristiche viuzze alle spalle della chiesa di S. Giovanni Battista dove, nascosto tra le case si può ammirare il Bastoncello, una delle due antiche torri di Trezza.



Lions Club Acitrezza Verga

Presidente: Silvestro Fisicaro

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